Haine We Riot, la filosofia al servizio del brand

Haine We Riot, la filosofia al servizio del brand
(Fonte: Haine)

Quando abbiamo conosciuto i ragazzi di Haine We Riot, ce ne siamo subito innamorati. Il loro è un progetto articolato, che ha come punto di arrivo quello di vendere capi d’abbigliamento cercando di stimolare la coscienza critica del consumatore.Un esempio coraggioso di fare impresa, che alla logica del profitto a tutti i costi ha preferito quella della trasmissione di valori.
Non un brand al servizio del mercato, bensì una filosofia al servizio del brand. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con i fondatori della label milanese e sin da subito abbiamo capito che la scusa delle t-shirt e dei cappelli è soltanto un viatico per parlare di questioni politiche, etiche e filosofiche di straordinaria urgenza.

In un recente articolo uscito sul vostro blog citate un passaggio tratto da Toro Seduto. Il profeta dei Sioux di Rino Albertarelli: «Appartenere ad un’altra razza continua a essere una colpa. Avere combattuto la nazione americana è un’aggravante specifica. Aver vinto battaglie è un sacrilegio imperdonabile. Anche se avevano ragione, i Sioux dovevano perdere».
Suona molto attuale, riletta in questi giorni. Voi che idea vi siete fatti sulle vicende di Minneapolis e su tutto quello che è successo dopo?

Abbiamo seguito le vicende di Minneapolis molto attentamente. La furia del popolo, scaturita dopo l’omicidio di George Floyd, è stata sicuramente acuita dal malcontento degli attuali 40 milioni di disoccupati negli USA che hanno perso il posto di lavoro durante il “lockdown”, ma non toglie nulla all’ennesimo atto ingiustificato di violenza e di abuso perpetrato dalla paradossale società americana.

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(Fonte: Haine)

La canzone American Skin (41 Shots) di Bruce Springsteen, scritta dopo l’omicidio di Amadou Diallo a New York, il 4 Febbraio 1999, crivellato di colpi a distanza ravvicinata da quattro poliziotti in borghese che hanno sparato 41 proietti, recita testualmente: “Potresti essere ucciso solo perché vivi nei tuoi panni americani”….. direi che è l’emblema di una grave situazione che si ripete ciclicamente.

Ricollegandoci a Toro Seduto, una delle grafiche della nuova collezione “ Resist The Evil that man do” è dedicata al più grande “genocidio” della storia, ovverosia quello degli indiani nativi d’America passati, nel giro di quattro secoli, da 12 milioni di persone alle attuali 250.000 rimaste nelle riserve.
Come ulteriore sfregio nel loro confronti, “l’uomo bianco americano” ha ben pensato di scolpire i volti dei presidenti Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln sul Monte Rushmore, nel territorio considerato sacro dagli indiani, nel mezzo del massiccio montuoso delle Black Hills.

 

Haine è un progetto molto interessante, che per certi versi ha un approccio molto vicino a quello del nostro giornale. Ci sembra di capire che anche voi partite da un’idea, da un concetto di partenza, da una linea politica per poi tradurla in brand. Insomma, la filosofia al servizio del business. Ci spiegate meglio questo passaggio?

E’ proprio così. Per noi la moda è un veicolo di diffusione delle nostre idee e dei nostri valori.

Per ognuna delle nostre collezioni prima nasce il concept e successivamente viene tradotto graficamente.

Oltre ai capi abbiamo tutta una serie di strumenti di comunicazione che servono a trasmettere i valori e la filosofia che c’è dietro a ogni collezione.

La nostra “voce” infatti, oltre ai social, viene espressa mediante un blog (“Streets are Talking”) che ha un capo redattore e una redazione che stiamo via via ingrandendo, dove prendiamo posizione su diversi argomenti. Inoltre produciamo una “fanzina”, storico strumento di diffusione non mainstream, molto in voga negli anni 60 e 70 che è la trasposizione cartacea del blog e che inseriamo gratuitamente all’interno di tutti i capi di abbigliamento che vendiamo.

In questo modo, una volta acquistato il capo, possiamo trasmetterne i valori, la filosofia e contenuti.

Quali sono i valori fondamentali del vostro brand?

Haine We Riot (letteralmente “Odio, noi insorgiamo…”) è un brand di abbigliamento “concettuale”, nato nel 2014, presentato per la prima volta nel 2016 e realmente attivo sul mercato da Ottobre 2018, ideato da due amici storici che si conoscono fin dai tempi del liceo.

L’idea è nata da un’esigenza comune di ribellione e di non condivisione di alcuni valori insiti nella società di oggi che si esprime mediante la realizzazione di capi di abbigliamento “concettuali”. Ogni collezione ha l’esigenza di raccontare storie di strada, di culture e controculture come l’hip hop, il punk, il writing e il movimento ultras nei suoi aspetti più aggregativi; progetti sociali, nuovi modelli economici sostenibili come l’azionariato popolare, progetti di riqualificazione urbana e ambientale, cercando di riportare a galla alcuni valori come aggregazione, spirito critico e lealtà.

Haine
(Fonte: Haine)

L’obiettivo di Haine We Riot è quello di creare un business coerente con le nostre idee e i nostri valori. Un business che autodefiniamo “etico” e “sociale” in quanto, tra i nostri obiettivi, c’è quello di sostenere progetti, lotte, battaglie, valori affini ai nostri, e di diffondere valori sociali, aggregativi e culturali.

Non per niente, la figura scelta per il lancio della prima collezione “Classic”, nonché simbolo del nostro brand è un signore con gli occhiali, ispirato alla figura del Mahatma Gandhi che si copre il volto con una bandana e “insorge/scende letteralmente in battaglia” contro l’odio e i suoi derivati.

Come vi muovete solitamente per mettere in piedi la vostra linea?

Alla base della collezione c’è in primis una ricerca, solitamente lunga e a volte snervante, relativa al concetto che vogliamo diffondere. Spesso ci confrontiamo su temi attuali o passati, guardiamo film, documentari e condividiamo libri e notizie. Una vera e propria full immersione per arrivare a un concept che ci soddisfi e che sia in continuità con quella delle collezioni precedenti.

Una volta ideato andiamo a realizzarlo graficamente. E qui viene il difficile poiché è necessario coniugare il messaggio con un’immagine grafica che sia impattante, moderna e alla moda.

Anche se i nostri capi sono un po’ “old style” rispetto a quelli odierni, poiché sono abbastanza classici come vestibilità e lunghezza, cerchiamo sempre di utilizzare colori e immagini che possano colpire sia i giovani che un pubblico più adulto.

Quali sono le principali difficoltà da dover superare a livello produttivo?

Haine We Riot è un brand emergente e la grande difficoltà è il rapporto qualità/ prezzo dei nostri capi e le tirature che per ovvi motivi sono inferiori rispetto a quelle di marchi più grandi e famosi.

Per quanto riguarda t-shirt e felpe, che sono i nostri prodotti di punta in quanto sono più facili da personalizzare con un messaggio rispetto a uno snapback o uno shorts e rappresentano quindi il grosso della nostra produzione, utilizziamo capi con le migliori certificazioni a livello di tessuti ecologici e sostenibili e di attenzione nei confronti dei lavoratori nelle fabbriche.

Il poco poliestere presente è riciclato in un’ottica di economia circolare.

Qualche anticipazione sui progetti futuri? 

Haine We Riot è molto di più che un brand di moda. E’ una mentalità, una “mission”.
Infatti organizziamo serate di intrattenimento musicale e culturale, a sfondo sociale, con il fine di creare movimento, condivisione e aggregazione, soprattutto nelle periferie e nei quartieri difficili.
Durante queste serate offriamo buona musica abbinata a un concetto, a un momento culturale o al racconto del nostro progetto e sono parte fondamentale del nostro percorso poiché ci hanno permesso di lavorare con mostri sacri della vecchia scuola hip hop come Esa el Prez, Inoki Ness e il Collettivo Rap Pirata, Kiave e i Black Beat Movement. 

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(Fonte: Haine)

In questi contesti cerchiamo di dare spazio a giovani talenti emergenti in diverse discipline come ad esempio l’arte e la musica.
Finanziamo attività sociali, culturali, aggregative e di riqualificazione di nostro interesse.
A Milano, sulla facciata davanti del Barrios Live, uno storico locale in Barona, un quartiere popolare di Milano, abbiamo organizzato una jam, coinvolgendo 6 writers, che hanno riqualificato i muri, realizzando i loro murales e seguendo la traccia di un tema che gli abbiamo fornito:

“Quartieri e aggregazione: la trasformazione dell’odio in arte, cultura e aggregazione”.

Da questo tema abbiamo poi realizzato un talk durante la serata con diversi ospiti.
A Rho, la città dove siamo nati entrambi e dove abbiamo le nostre radici, abbiamo realizzato un progetto, in collaborazione con altre tre realtà della zona (il locale” Cà Nostra”, i musicisti “The Equalizers” e lo studio di videomaking “MelaZstudios”) che si chiama “Do The Right Thing” – “Fà la cosa giusta”, ovvero un ciclo di serate musicali, a sfondo concettuale, legate alla cultura hip hop, dalle sue radici fino ai giorni nostri, con il fine di fare aggregazione in periferia all’insegna della cultura e della musica di qualità.

The Equalizers insieme a Musteeno, Mc delle serate, hanno ripercorso la storia dell’Hip hop in chiave strumentale dagli inizi fino alla Club Era. Tra gli ospiti ci sono stati nomi affermati come Esa, Dj Skizo, Ape il Rapper, Senz’r, Ted Bee, Meddaman e Zeus one, alternati a giovani artisti emergenti, di talento, come Cena Finest, Cles, Tera e Kabo.

Per quando riguarda gli obiettivi futuri, vorremmo tornare, non appena sarà possibile, a organizzare serate ed eventi, con un sogno nel cassetto per il 2021: organizzare il CONTROCULTURA FESTIVAL…oltre, ovviamente, a lanciare una nuova collezione concettuale.

 Per concludere, da alcune settimane abbiamo realizzato “Rolling With Haine We Riot”, un format di interviste in diretta live sul profilo instagram dove invitiamo artisti, musicisti, scrittori ecc. ecc. che trattano tematiche affini al nostro brand, con cadenza bisettimanale.

Il primo ospite è stato MILLO. Per i futuri talks abbiamo già una lista interessante di artisti che hanno aderito con entusiasmo

Sottoculture: esistono ancora in Italia o c’è stato un totale appiattimento?

Le sottoculture non sono morte. Ripercorrendo purtroppo la storia di un paese campanilistico e contradaiolo, che si porta dietro rivalità di stampo comunale e medioevale, dove il nemico è il vicino della porta accanto, ci sono tanti piccoli gruppi di ribelli che restano nel proprio “giardino” e cercano di difenderlo in maniera ammirevole. Ma sono da soli, spesso a combattere contro i mulini a vento.

Per noi la Controcultura oggi, è far tornare in auge valori come aggregazione, spirito critico e lealtà, che secondo noi si stanno smarrendo dietro a un muro di egoismo, individualismo e competizione dove conta solo apparire.

La grande ambizione di Haine We Riot è quella di mettere tutte le persone con un’anima ribelle allo stesso tavolo, facendo notare quanto siamo simili come valori base, nonostante stili, modi di vestire e di comunicare differenti.

Grazie per il vostro tempo ed in bocca a lupo per i progetti futuri. Ricordateci dove possiamo trovare tutte le novità inerenti al vostro brand.

Grazie a voi. Potete acquistare i prodotti Haine We Riot sul nostro store on line www.haineweriot.com, dove troverete anche il blog e le storie delle collezioni concettuali.

Tutte le nostre attività vengono comunicate tramite i profili social di Instagram (principale) e Facebook.

PS: vi aspettiamo alle nostre serate e chiunque abbia voglia di contribuire a questo progetto è il benvenuto.

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