33: il primo libro di Marco Ubertini

33: il primo libro di Marco Ubertini

Non ricordo sinceramente in quale backstage vidi Marco per la prima volta, sicuramente a Roma e sicuramente un bel po’ di anni fa.

Quando mi venne in mente l’idea di intervistarlo per l’uscita di “33”, il suo libro, ho ricordato tutte le frasi che ho sentito nel corso degli anni su di lui: “quello più simpatico dei Brokenspeakers”, “Marco è fortissimo nella scena, i throw up più estremi a Roma sono i suoi”, “Lorè non puoi capire che storia ha alla spalle Marco” e ne sto citando solo alcune ma potrei andare avanti per altre righe.

Ho divorato “33”, inizialmente ho fatto fatica a credere che ogni capitolo letto corrispondesse alla realtà ma poi ho collegato tutte le frasi citate dai miei amici, dagli addetti ai lavori e ho capito che di inventato probabilmente non c’è davvero nulla.

Ho incontrato Marco poco prima di quest’intervista, con la mascherina in viso entrambi a causa del Covid, per pochi istanti mi sono solo soffermato sullo sguardo per poi chiacchierare qualche minuto…sono gli occhi di chi si è rialzato 33 e passa volte e vi assicuro che la sua biografia, nonostante tematiche crude e reali è la testimonianza che dal fondo ci si piò sempre rialzare.

Ciao Marco e benvenuto su 2duerighe.com, rinnovo i complimenti per “33” e ti ringrazio per il tempo dedicatomi. Com’è nata l’idea di scrivere un libro sulla tua vita?

Seduto al tavolo di un bar con un mio amico.
Da anni in tanti mi dicevano che avrei dovuto raccontare quegli anni, ma non era ancora il mio momento. Quella sera Andrea è riuscito a toccare i tasti giusti. Poche settimane prima, un altro mio amico che aveva attraversato parte di quegli anni con me, è morto. Ne avevo parlato a lui per primo, e quell’idea è diventata una necessità. Questa sorta di testamento è servito a chiudere un cerchio fermo da 15 anni.

Sono 33 capitoli pieni di emozioni, escludendo l’ultimo, a quale capitolo sei più legato e perché?

Difficile dirtene uno. Facciamo adolescenza Alex e il cactus, infanzia Ovetto Kinder.

Possiamo tranquillamente dire che in questo libro ti sei messo completamente a nudo, hai avuto il coraggio di raccontare frammenti di vita che in tanti nascondono; ti sei pentito di averlo fatto?

Pentito mai, ma all’inizio ho avuto paura. Poi ho capito che la verità vince sempre. Quindi avanti così, niente retorica e storie costruite. Alla fine abbiamo avuto ragione noi.

Lottavi contro il sistema con la testa di un adolescente, oggi sei un padre di famiglia, ti senti ancora un ribelle? Com’è cambiata la tua ribellione?

E’ ancora qui, ma più matura e consapevole. A volte invece è ancora tale e quale, e diventa un bel problema. Diciamo che cerco di dare una forma costruttiva all’emozione, senza usarla solo per distruggere.

Sei uscito a testa alta da situazioni dure e sai che tanti ragazzi ancora oggi vivono le problematiche che hai vissuto sulla tua pelle, senza usare frasi fatte cosa consiglieresti ad ognuno uno di loro per uscirne fuori?

Niente consigli, proverei ad ascoltare.

Serve tempo dedicato, e una scelta. Ognuno fa la sua, è molto difficile.

33: un film, una traccia ed un libro che lo rappresentano al meglio e perché.

Stand by Me. “Non ho mai avuto amici come quelli che avevo a 13 anni. Del resto, chi ne ha?”
Rieducazione di una canaglia, libro di Edward Bunker.
Quando ho visto quella faccia sulla copertina, a 19 anni, ho capito che c’ero io dentro quel libro, o almeno così mi sono sentito.
33 è la mia rieducazione.
Canzone 21 Tyson, Cor veleno. Leggere il capitolo 5 per capire.

Stai già pensando ad altri progetti legati alla scrittura per il futuro?

Ci sto provando, ma quando arriva la cosa giusta te ne accorgi, non ci provi. Forse ieri è uscito qualcosa.

 Ultima domanda, lasciamo il presente e torniamo indietro nel tempo.

 “Throw up di Hube sopra il marmo di un palazzo e piango, l’hotspot più alto e più coatto a Roma era di Marco”

Se non erro, era il 2011 quando un tuo “collega” ti menzionava in una sua strofa su un pezzo con Coez, “Piangi”, rendendo omaggio alla tua propensione per lasciare firme in posti impensabili.

Com’è cambiata la scena dei graffiti da quei giorni ad oggi? Dei più giovani c’è qualcuno con la tua stessa attitudine di allora?

Qualcuno si, ma non così selvaggia. Ti dirò, quasi meglio per loro. Mi piace molto il collettivo Roma Guasta comunque, dipingono tanto e sono abbastanza sporchi, come piace a me.

Grazie ancora per l’intervista e in bocca a lupo per i progetti futuri.

Grazie a voi, leggete 33 e fatemi saper com’è.

  

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