Giornata Internazionale del Caffè: una filiera italiana da 5,9 miliardi di euro

Alla vigilia della Giornata Internazionale del Caffè, proclamata per la prima volta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Comitato Italiano Caffè di Unione Italiana Food ha riunito a Roma istituzioni, torrefattori e Paesi produttori. Non si trattava solo di celebrare la bevanda più amata: al centro c’era il futuro di una filiera strategica per il Made in Italy.
Il ruolo dell’Italia nella cooperazione internazionale, i partenariati pubblico-privati, l’importanza di diversificare la produzione. Sono alcuni dei temi discussi dai principali attori del mondo del caffè, riuniti a Roma grazie all’ospitalità dell’Ambasciata della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, alla vigilia della Giornata Internazionale dedicata a una delle bevande più amate e simbolo del saper fare italiano. In agenda c’erano anche l’evoluzione delle abitudini di consumo del caffè in Italia e lo sviluppo dell’ACT Coffee Programme. Il programma accompagna la trasformazione della filiera africana del caffè verso la sostenibilità e verso la creazione di valore condiviso tra Paesi produttori e Paesi trasformatori.
Ha aperto i lavori Endaweke Tesfaye, Capo Missione con il titolo di Incaricato d’Affari dell’Ambasciata della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, che ha richiamato l’importanza delle relazioni commerciali tra Italia ed Etiopia in questo comparto: «Il caffè è uno dei doni più duraturi che l’Etiopia abbia fatto al mondo. Dalle mani dei nostri agricoltori alle tazzine di tutto il mondo, porta con sé la nostra storia e la nostra ospitalità, dà sostentamento a milioni di persone e unisce culture diverse. Mentre portiamo quantità crescenti del nostro eccezionale caffè Arabica sui mercati internazionali, cerchiamo collaborazioni che vadano oltre il commercio: investimenti, innovazione e una filiera più solida, capace di garantire maggiori benefici agli agricoltori». E ha concluso: «La Giornata Internazionale del Caffè è un’occasione per rafforzare la collaborazione tra Etiopia e Italia. Unendo le origini etiopi alle competenze italiane possiamo migliorare qualità, tracciabilità e resilienza climatica, e costruire per entrambi i Paesi un futuro del caffè più sostenibile e vantaggioso».
UNA FILIERA DA QUASI 6 MILIARDI DI EURO
Dietro uno dei gesti più semplici e riconoscibili della quotidianità italiana c’è un comparto industriale di primo piano, con numeri da record. Sono stati presentati nel corso dell’incontro «Il caffè italiano: un prodotto unico, una filiera in continua evoluzione», organizzato dal Comitato Italiano Caffè di Unione Italiana Food.
Nel 2025 l’Italia ha prodotto 424.168 tonnellate di caffè torrefatto e solubile e si conferma così primo produttore di caffè torrefatto dell’Unione Europea. Il settore conta circa 1.000 torrefattori e sviluppa un fatturato di 5,9 miliardi di euro. Il consumo complessivo annuo raggiunge le 287.143 tonnellate: 4,9 kg pro capite, circa 812 tazzine di espresso a persona all’anno.
Sul mercato il caffè macinato rappresenta il 64% delle vendite, le capsule il 24%, il solubile l’8% e il caffè in grani il 4%.
A monte della filiera, l’Italia importa 641.234 tonnellate di caffè verde, decaffeinato compreso: circa due terzi Arabica e un terzo Robusta. Brasile e Vietnam, da soli, valgono il 57% dei volumi e il 54% del valore delle importazioni italiane di caffè verde. Sul fronte della trasformazione e dell’export, l’Italia esporta quasi 280 mila tonnellate di caffè torrefatto, decaffeinato compreso, e 4.550 tonnellate di caffè solubile. Il comparto italiano si inserisce in un mercato globale che produce 179 milioni di sacchi di caffè. Tra i Paesi produttori extra-UE, i primi cinque posti spettano a Brasile, Vietnam, Uganda, Colombia e Indonesia.
DALL’AFRICA ALL’ESPRESSO ITALIANO: L’ACT COFFEE PROGRAMME
La filiera del caffè lega strutturalmente l’Italia ai Paesi produttori. Oggi si confronta con uno scenario internazionale in profonda trasformazione, che investe molti aspetti:
- la concentrazione geografica della produzione;
- le tensioni sul lato dell’offerta;
- il cambiamento climatico;
- la necessità di aumentare produttività e qualità nei Paesi d’origine;
- la sostenibilità ambientale e sociale;
- i nuovi modelli di cooperazione e di partenariato pubblico-privato.
In questo scenario il comparto italiano punta a giocare un ruolo sempre più attivo. Mette a disposizione dei Paesi produttori competenze, tecnologia, know-how industriale e capacità di trasformazione, per rafforzare la resilienza della filiera e contribuire a generare più valore nei territori d’origine.
Nel corso del dibattito un’attenzione particolare è stata dedicata all’Africa, continente dall’enorme potenziale produttivo e strategico. In un mercato mondiale fortemente concentrato, ampliare e diversificare le aree di produzione significa contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti. Significa anche aprire nuove opportunità di sviluppo economico e sociale per le comunità produttrici.
Qui entra in gioco l’ACT Coffee Programme, iniziativa di punta del Piano Mattei per l’Africa e del Global Gateway dell’Unione Europea, che sostiene i Paesi africani produttori di caffè in una trasformazione strutturale della filiera.
Il programma è stato lanciato nel marzo 2025 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) con il finanziamento della Cooperazione Italiana. Il nome sta per Advancing Climate-Resilience and Transformation in African Coffee. Si tratta di un’iniziativa internazionale con quattro obiettivi:
- rafforzare la resilienza climatica dei Paesi produttori;
- sviluppare competenze locali;
- accrescere il valore generato nei territori d’origine;
- promuovere nuovi partenariati tra istituzioni, organismi internazionali e settore privato.
Il programma è attivo in cinque Paesi prioritari: Etiopia, Kenya, Malawi, Tanzania e Uganda. Il modello è pensato per estendersi all’intero continente.
Attraverso la creazione e il potenziamento dei Coffee Training Centres, il programma punta a costruire infrastrutture permanenti per la formazione, l’innovazione e la diffusione delle buone pratiche del settore, e a formare nuove figure professionali capaci di affrontare le sfide del clima e del mercato. Accanto alla formazione, il programma lavora sull’accesso al credito, una delle criticità più gravi del comparto. Sostiene i governi dei Paesi produttori nella mobilitazione di risorse per l’adattamento climatico e sviluppa, con partner privati, strumenti innovativi per lo sviluppo della filiera e la gestione del rischio.
«Ogni espresso servito in Italia comincia da un agricoltore all’origine. Con l’ACT Coffee Programme, finanziato dalla Cooperazione Italiana, lavoriamo con governi, settore privato e istituzioni finanziarie perché i Paesi produttori di caffè possano proteggere le colture dagli shock climatici e accedere ai finanziamenti di cui hanno bisogno per investire nel proprio futuro. In occasione della Giornata Internazionale del Caffè il nostro messaggio è semplice: il futuro del caffè che amiamo dipende da una filiera resiliente e sostenibile, dall’origine alla tazzina», ha dichiarato Andrea De Marco, Programme Manager e Partnership Advisor di UNIDO.
ALTROCONSUMO: MOKA E CAPSULE TESTA A TESTA NELLE CASE DEGLI ITALIANI
Gli italiani amano il caffè, lo considerano parte della propria identità e difficilmente immaginano di rinunciarvi. Eppure sanno ancora molto poco del lungo viaggio che porta il chicco dalle aree di produzione alla tazzina.
È uno dei dati più significativi della nuova indagine «Evoluzione delle abitudini di consumo del caffè in Italia», promossa dal Comitato Italiano Caffè di Unione Italiana Food e realizzata da Altroconsumo su un campione di oltre 1.200 consumatori. Secondo la ricerca, tre italiani su quattro bevono caffè abitualmente e quasi uno su due (49,5%) lo indica tra gli elementi che meglio rappresentano lo stile di vita e la cultura del Paese, praticamente alla pari con la pasta. Tra chi beve espresso, l’83% lo consuma ogni giorno.
Sono numeri che raccontano un legame profondissimo, ma che non cancellano un paradosso. Più della metà dei consumatori si dichiara poco informata sulle diverse fasi della produzione del caffè, e appena il 27% sa che quantità significative di caffè verde non vengono coltivate in Italia.
L’indagine fotografa un Paese in cui il caffè resta radicato nelle abitudini quotidiane, ma in cui cambiano i modi di preparazione e di acquisto. Il 95% dei consumatori beve abitualmente caffè a casa, mentre il bar resta un punto di riferimento per il 79%. Ed è proprio tra le mura domestiche che emerge uno dei dati più interessanti. Moka e capsule sono ormai praticamente appaiate: sono il metodo di preparazione prevalente rispettivamente per il 32,5% e il 31,2% dei consumatori. Seguono le cialde con il 16,7% e le macchine espresso a chicchi con il 15,2%. Anche i canali d’acquisto raccontano un mercato in evoluzione: il 78% compra il caffè al supermercato, ma il 29% lo acquista anche online.
Nella scelta del caffè da acquistare a guidare è soprattutto il gusto: per circa il 76% dei consumatori è un elemento molto importante o fondamentale, e viene prima delle offerte e del prezzo, della marca e della tipologia. Ma il caffè resta anzitutto un’esperienza. Il 72% lo considera un’occasione per concedersi una pausa o stare in compagnia, l’87% lo associa al piacere personale. È un legame così forte che per il 72% dei consumatori sarebbe molto difficile rinunciare del tutto al caffè.
«IL FUTURO DEL CAFFÈ ITALIANO SI COSTRUISCE LUNGO TUTTA LA FILIERA»
«L’espresso italiano è rimasto fedele alla propria identità perché la filiera non ha mai smesso di evolversi. Oggi la sfida non riguarda soltanto ciò che accade nella tazzina, ma tutto ciò che viene prima e dopo: produzione, qualità, sostenibilità, ricerca, cooperazione internazionale e capacità di creare valore nei Paesi d’origine. L’Italia ha competenze e know-how che possono contribuire a guidare questa trasformazione. Raccontare il futuro del caffè italiano significa quindi raccontare una filiera sempre più internazionale, resiliente e capace di innovare senza perdere le proprie radici», ha commentato Giuseppe Lavazza, Presidente del Comitato Italiano Caffè di Unione Italiana Food. Per Lavazza «essere un Paese leader nel settore del caffè non significa soltanto saper fare un espresso riconosciuto nel mondo, ma avere la capacità di assumere un ruolo da protagonista nel confronto internazionale e contribuire attivamente all’evoluzione dell’intera filiera».





