Nova Gorica–Gorizia, quando il confine diventa visione d’Europa
Il 18 febbraio, negli spazi di Europa Experience – David Sassoli, a Piazza Venezia, si è parlato di cultura, ma soprattutto di futuro. L’incontro dedicato all’esperienza di Nova Gorica–Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025 ha messo al centro non solo un evento, ma un’idea: quella di un’Europa che prende forma nei territori di confine.
Sono intervenuti l’onorevole Tatjana Rojc, senatrice della Repubblica, la sottosegretaria di Stato slovena Vesna Humar e l’ambasciatore della Repubblica di Slovenia in Italia, Matjaž Longar. Tre voci istituzionali, ma anche tre sguardi personali su un progetto che ha un valore politico, sociale e simbolico insieme.
Nova Gorica e Gorizia sono la prima Capitale europea della cultura transfrontaliera. Una scelta potente, perché qui il confine non è mai stato soltanto una linea geografica. È stato frattura, identità spezzata, famiglie divise. Nova Gorica, costruita quasi da zero dopo la Seconda guerra mondiale, è la materializzazione di quella divisione. E proprio per questo la candidatura comune è apparsa, fin dall’inizio, come un gesto lungimirante.
Il confine, oggi, cambia significato: da barriera a spazio di possibilità. Due città, due Stati, nel cuore dell’Europa, scelgono di lavorare insieme. La cultura diventa così infrastruttura sociale, progetto condiviso, laboratorio permanente. Non solo visibilità, ma sviluppo istituzionale, attrazione di investimenti, creazione di lavoro. L’ambizione dichiarata è trasformare l’esperienza del 2025 in una piattaforma stabile di cooperazione transfrontaliera.
Eppure questa storia non comincia oggi. Già negli anni Sessanta i due sindaci – entrambi ex studenti del liceo di Gorizia – avevano avviato un dialogo fondato sulla fiducia personale. Negli anni Ottanta la “Marcia dell’amicizia” consentiva agli abitanti di attraversare il confine per un giorno senza passaporto: uno Schengen prima di Schengen.
Quando la Slovenia è entrata nell’Unione Europea e poi nello spazio Schengen, il gesto di attraversare il confine senza fermarsi ha assunto un valore quasi intimo. Vesna Humar ha ricordato l’emozione della nonna, nata nel 1925, nel passare in auto senza esibire documenti: un gesto semplice, ma carico di memoria. Per chi ha visto apparire i confini davanti ai propri occhi, vederli dissolversi è stato un momento storico.
Gorizia – o meglio, Gorizia e Nova Gorica insieme – è stata definita un osservatorio privilegiato sulla Mitteleuropa, crocevia di culture neolatina, slava e germanica. Non più città di margine, ma centro simbolico di una nuova Europa. In un tempo attraversato da paure e tentazioni di chiusura, il messaggio è chiaro: il futuro non si difende con i muri, si costruisce con le relazioni.
Non sono mancati riferimenti alla storia recente: dalla disgregazione della Jugoslavia alle ferite ancora vive nelle comunità di confine. Ma anche gesti di riconciliazione, come la stretta di mano del 13 luglio 2020 tra i presidenti Sergio Mattarella e Borut Pahor nei luoghi simbolo delle memorie italiane e slovene. Un’immagine che, come è stato ricordato, non aveva bisogno di parole.
Fondamentale il ruolo delle minoranze, “ponte” naturale tra i due Paesi. E centrale la scuola: l’idea di rafforzare l’insegnamento della lingua italiana in Slovenia e di quella slovena in Italia è stata indicata come una sfida necessaria. Il bilinguismo, spesso appesantito da letture ideologiche, è invece una ricchezza, un dono.
La Capitale europea della cultura 2025 è stata diversa da tutte le altre. L’8 febbraio, giornata nazionale della cultura in Slovenia, le piazze piene di gruppi folkloristici e cittadini hanno restituito l’immagine di una festa collettiva, vissuta con partecipazione autentica.
Il vero lascito, però, non sarà solo negli eventi. Sarà nella capacità di dimostrare che i confini europei possono smettere di essere periferie e diventare centri. Che l’identità condivisa non è una perdita, ma una possibilità in più. Che i vicini, qualunque cosa accada nel mondo, restano vicini – e devono trovare sempre il modo di parlarsi.




