Italiani (sempre più) in fuga

Italiani (sempre più) in fuga
FOTO: www.eurojackpot.it

Poco meno di un anno fa, in seguito alla pubblicazione dei dati della Fondazione Migrantes relativi all’anno 2014 — prima volta negli ultimi vent’anni in cui gli espatri dall’Italia avessero superato gli arrivi — nasceva sulle pagine di questo giornale la rubrica “Al di là della Manica”, con l’intento di riportare argomenti di rilevanza nazionale ed internazionale dall’insolita prospettiva di un emigrante.

Oggi, guardando i dati relativi al 2015 riportati dalla stessa Fondazione, purtroppo, si evince chiaramente come in Italia vi sia un problema reale relativo all’emigrazione, che necessita di maggior attenzione sia da un punto di vista mediatico che da quello ben più rilevante delle politiche economiche e sociali del governo.

Nel 2015 sono 107.529 i connazionali espatriati, con 6.232 persone in più rispetto all’anno precedente ad essersi iscritte all’AIRE (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero), per un incremento del 6,2%. L’aumento di espatri, però, non si delinea solo su base annua ma va bensì ad iscriversi in un trend generale preoccupante, dato che dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% facendo registrare il maggior numero di trasferimenti proprio negli ultimi anni.

Anche quest anno sono soprattutto i giovani tra 18 e i 34 anni ad aver lasciato la ‘madre patria’ (39.410, il 36,7%), scegliendo la Germania (16.568) come destinazione preferita e facendo registrare Lombardia e Veneto come regioni maggiormente colpite dall’emorragia di capitale umano.

Nello specifico, al 1 gennaio 2016 gli iscritti all’Aire sono 4.811.163, il 7,9% della popolazione italiana registrata dall’ISTAT nell’ultimo censimento, dato che non può non creare allarmismo in un paese che, complice la drastica riduzione di natalità, si trova a dover far fronte ad un significativo invecchiamento della popolazione.

Proprio a questo proposito si è espresso il Capo di Stato Sergio Mattarella, sottolineando come la possibilità di migrare e spostarsi rappresenti sia una condizione di sviluppo e crescita per i giovani italiani che una possibile insidia per il bel paese.

Il Presidente ha infatti dichiarato che “dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità. I nostri giovani devono poter andare liberamente all’estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate”.

Sempre nello stesso messaggio — inviato al direttore generale della Fondazione Migrantes —   Mattarella ha riconosciuto come il fenomeno dell’emigrazione sia cambiato con il tempo sostenendo che ad oggi esso “riguardi fasce d’età e categorie sociali differenti. I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze”.

L’auspicio di tanti italiani nel mondo è che le dichiarazioni del Presidente della Repubblica e la gravità dei dati riportati riescano a smuovere lo scenario politico italiano innescando una serie di riforme che possa favorire la circolazione ed il rientro dei nostri connazionali, tuttavia, considerando da quanto tempo perduri questa situazione, tra gli italiani costretti a lasciare la propria terra non può che non prevalere un senso di rammarico, rabbia e scetticismo.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook