Viaggio nell’estrema destra americana

Viaggio nell’estrema destra americana

In linea d’area gli Stati Uniti d’America distano dall’Europa circa 8000 chilometri, 10 ore di volo che collegano due mondi ampiamente diversi nella morfologia, nella cultura e nella politica. Proprio la politica della superpotenza ha determinato i più grandi sviluppi geopolitici dell’ultimo secolo, portando a cambiamenti di regime, all’ascesa e alla caduta di dittature e al ridimensionamento di nazioni ad essa contrapposte in tutto il mondo.

 A veicolare tali politiche vi è stata un’ideologia forte, capitalista e neoliberista, che per la prima metà del XX secolo si è contrapposta alle derive autoritarie del fascismo italiano e del nazismo tedesco, e che dalla fine della seconda guerra mondiale ha dovuto far fronte alla ‘minaccia comunista’ del periodo della guerra fredda.

Proprio in questo contesto la frangia più estrema della destra americana ha avuto difficoltà a crearsi una propria identità, schiacciata tra la necessità di assumere posizioni più estremiste e l’anti-patriottismo che ciò avrebbe comportato, poiché in tal modo si sarebbe trovata eccessivamente vicina alle idee contro cui milioni di americani avevano lottato durante la seconda guerra mondiale.

Eppure la nomina dello scorso 23 agosto di Stephen Bannon, esponente dell’‘alt-right’ — la destra alternativa americana — come manager della campagna elettorale di Donald Trump rappresenta una svolta epocale nella corsa alla presidenza e nella storia del conservatorismo americano.

L’ ‘alt-right’: la destra alternativa americana

Richard Spencer, colui che inventò il termine ‘alt-right’ nel 2008, sostenne che con esso volesse identificare un gruppo di persone “profondamente alienate, sia da un punto di vista ideologico che emotivo, da quello che era il conservatorismo americano tradizionale”. Questa nuova corrente di partito, venuta alla luce alla fine della presidenza Bush, non si riconosceva più in quelle che erano state le politiche del presidente Texano su tematiche complesse come la controversa guerra in Iraq e l’approccio troppo morbido nei confronti dell’immigrazione, e diede quindi vita a vari siti web in cui delineare un’ideologia più definita che caratterizzasse i membri dell’‘alt-right’.

Nonostante ad oggi il termine ‘alt-right’ sia ancora flessibile ed in evoluzione vi sono alcune caratteristiche fondamentali che caratterizzano i sostenitori dell’estrema destra Americana. I fautori dell’‘alt-right’ sostengono che la “razza sia una componente essenziale dell’identità” e che vi sia una gerarchia razziale dimostrata dalla biologia. Il principio fondamentale di questi estremisti — che per idee ed ideologie ricordano spaventosamente il fascismo totalitario europeo del ventesimo secolo — è basato sul nazionalismo-etnico, ovvero la convinzione che le nazioni dovrebbero essere più omogenee possibile per quanto riguarda etnia e razza.

Leggendo un qualsiasi forum degli estremisti americani, ci si imbatte in grafici con cui si cerca di dimostrare una correlazione tra l’etnia e il quoziente intellettivo, sostenendo una fantomatica supremazia bianca, a loro avviso dimostrata dalla scienza. Queste idee, ampiamente discreditate da tutte le ricerche scientifiche ad oggi pubblicate, vengono promulgate sulla base di un vittimismo ampiamente condiviso da tutti gli attivisti online, secondo cui l’identità bianca sarebbe vittima delle lobby e dei poteri forti che ne vorrebbero causare un rapido ed indecoroso declino.

 La diffusione di tali idee, ampiamento sconfessate e bocciate dalla storia, in un paese multietnico e multiculturale come gli Stati Uniti spaventa, ma ad essere ancor più problematico è il fatto che un’ideologia così estremista sia riuscita ad infiltrare i partiti tradizionali, venendo in parte abbracciata da un candidato alla Casa Bianca con un sostanzioso supporto popolare.

E’ inquietante constatare come l’estrema destra non sia mai stata così vicina ad ottenere ruoli di potere nella storia della politica statunitense, un’eventuale maggiore diffusione dell’‘ideologia dell’alt-right’ proietterebbe l’America in dietro di cent’anni, ricreando un clima simile a quello degli anni 20 del secolo scorso, periodo in cui i suprematisti bianchi del Ku Klux Clan erano riusciti, disseminando violenza e terrore, a rallentare la realizzazione della società multietnica e pluralista che noi conosciamo negli Stati Uniti di oggi.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook