La dura vita del governo Hollande

La dura vita del governo Hollande
François Hollande

Nell’ultimo biennio la Francia si è trovata a dover far fronte all’attacco terroristico alla redazione del periodico “Charlie Hebdo” nel gennaio 2015 e agli attentati del 13 novembre dello stesso anno, con un totale di più di 150 vittime. Le conseguenti discussioni politiche legate alle contromisure da adottare hanno indebolito un governo che si è successivamente spaccato a causa delle proteste popolari contro la “Loi travaille”. Il caso del volo EgyptAir indebolisce ancor di più un François Hollande logorato da questi ultimi due anni e che non ha ancora sciolto le riserve sulla sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2017.

PARIGI — Svegliandosi giovedì mattina all’Eliseo François Hollande avrà probabilmente pensato alla nota legge di Murphy secondo cui “se qualcosa può andare peggio, sicuramente lo farà”. La giornata di mercoledì 18 era infatti stata caratterizzata da proteste e manifestazioni in tutta la Francia contro la “Loi travaille” — il contestato Jobs act francese — che avevano costretto il presidente ad intervenire pubblicamente per difendere l’operato del suo governo, da mesi vittima di veementi critiche da parte delle opposizioni e di una minoranza interna al partito socialista. Di giovedì mattina invece la notizia di un possibile attacco terroristico contro l’Airbus A320 della compagnia EgyptAir, partito dall’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi e sparito dai radar mentre si trovava nello spazio aereo egiziano. Se l’ipotesi dell’attacco terroristico venisse confermata si tratterebbe del terzo attentato in due anni, l’ennesimo evento a destabilizzare il governo di François Hollande che con un indice di gradimento ai minimi storici nella storia repubblicana — intorno al 17% — vede le possibilità di essere rieletto assottigliarsi ogni giorno. Gli eventi che hanno portato a tale tracollo di popolarità non sono difficili di identificare.

Privazione della nazionalità

Nel novembre dell’anno scorso, in seguito ad un calo nei sondaggi sulla sua gestione degli attacchi terroristici, Hollande propose una revisione costituzionale per privare della nazionalità francese i cittadini di doppia nazionalità che avessero partecipato in attentati terroristici contro la Francia. Secondo il presidente Francese tale riforma avrebbe reso più semplice l’identificazione dei terroristi ed avrebbe agito come deterrente, scoraggiando la radicalizzazione dei giovani musulmani. Sin da subito però la proposta fu criticata da un nutrito gruppo di parlamentari del Partito Socialista che vedeva in questa riforma la ‘costituzionalizzazione di una discriminazione raziale’ in quanto con tale provvedimento sarebbero stati perseguiti solo persone con la doppia nazionalità. Per più di tre mesi il dibattito tra i sostenitori e i detrattori della proposta di privazione della nazionalità sono andati avanti spaccando la maggioranza, con lo stesso ministro della giustizia — Christiane Taubira — che si dimise per non dover firmare la legge, poi, a fine aprile Hollande ritira l’intero progetto sostenendo di esser stato offuscato dal risentimento verso i terroristi dando così l’impressione di poca coerenza e accrescendo la sua impopolarità.

Loi travaille

Durante la campagna elettorale del 2012 François Hollande promise che una volta divenuto presidente avrebbe ridotto la disoccupazione e garantito politiche sociali per salvaguardare i lavoratori a rischio di licenziamento, un programma di estrema sinistra che gli garantì un gran numero di voti tra i giovani e le classi sociali colpite più severamente dalla crisi finanziaria. Quando il ministro del lavoro Myriam El Khomri presenta la legge di riforma del mercato del lavoro proponendo maggior flessibilità e licenziamenti più facili, gli stessi giovani che avevano supportato Hollande insorgono, con numerose manifestazioni in tutta la Francia. Il radicale cambiamento del programma del presidente però non viene percepito esclusivamente nelle piazze, con parte dei parlamentari che si rifiuta di votare la legge, vista come un tradimento del mandato popolare. Il governo si trova quindi costretto a passare la legge tramite l’articolo 49.3 — l’equivalente del ‘canguro’ italiano — eliminando così la discussione e la votazione parlamentare della legge. A causa di ciò Hollande perde gran parte del suo elettorato e il suo partito che una settimana dopo solleva una mozione di sfiducia che non passa di solo due voti.

Per questa serie di fattori, nonostante abbia ancora un anno di mandato, il governo Hollande sembra arrivato al capolinea, sarà il caso EgyptAir la goccia che fa traboccare il vaso?

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