Perché l’occidente si ostina a difendere il dittatore egiziano al-Sisi?

Perché l’occidente si ostina a difendere il dittatore egiziano al-Sisi?

La morte in Egitto del nostro Giulio Regeni—l’ennesimo cervello in fuga ad aver lasciato l’Italia per fare ricerca nel Regno Unito—ha scioccato non solo noi italiani ma anche gran parte del mondo occidentale. Come purtroppo ormai sappiamo dai numerosi resoconti di cronaca, la violenza con cui Giulio è stato brutalmente torturato prima di essere abbandonato sul bordo di una strada lascia pochi dubbi sul coinvolgimento delle forze di sicurezza Egiziane nel suo rapimento e nella conseguente esecuzione.

Eppure, nonostante l’inchiesta sia tutto fuorché vicina ad una risoluzione, l’attenzione dei governanti occidentali si è focalizzata su di un problema ben più ampio: la paura che l’inasprirsi della repressione politica e della violazione dei diritti dell’uomo in Egitto non siano altro che la testimonianza di una perdita di potere da parte del regime di al-Sisi che rischia così di minare la stabilità di un alleato chiave nel medio oriente.

Dagli albori della Primavera Araba fino ad oggi, l’Egitto è stato caratterizzato da un susseguirsi di proteste e governi che hanno severamente compromesso l’affidabilità di quello che per decenni è stato l’alleato numero uno dell’Occidente in Nord Africa. In seguito alla rivoluzione contro il presidente Mubarak—il dittatore che per quasi 40 anni ha controllato il paese—i Fratelli Mussulmani hanno preso il potere nel paese, eleggendo come presidente l’islamista Mohammed Morsi nel 2012. Il governo Morsi ha però incontrato una sistematica opposizione da parte delle figure secolari e dall’apparato militare Egiziano, così che solo un anno dopo l’instaurazione della repubblica Islamista un colpo di stato guidato dal generale Abdel Fattah al-Sisi ha fatto sì che si tornasse ad un regime nazionalista autoritario, presieduto dallo stesso al-Sisi.

In tale contesto geopolitico l’Occidente—capitanato dall’Unione Europea—si è trovato a dover scegliere tra la stabilità garantita dal regime di al-Sisi tramite violenze e repressione o la possibilità di avere l’ennesimo governo islamista a pochi chilometri dai confini meridionali dell’Unione Europea.

Dal punto di vista della politica interna, infatti, sin dalla presa di potere della giunta militare nel luglio 2013, l’Egitto è stato caratterizzato dalla violazione di diritti politici ed umani, con più di 500 persone—incluso il nostro Giulio—scomparse in circostanze non chiare, e dall’incarcerazione preventiva e senza processo di attivisti ed oppositori politici. La violenza della repressione ordita da parte delle forze di sicurezza, unita alle limitazioni della libertà personale e alla messa fuori legge del partito dei Fratelli Mussulmani hanno fatto sì che oggi l’Egitto sia spaccato in due con da una parte la stragrande maggioranza dei cittadini e dall’altra il regime militare.

Da un punto di vista di politica estera, invece, l’Egitto si trova a dover fronte alla crescita esponenziale di gruppi terroristici nella regione, specialmente nella penisola del Sinai dove l’organizzazione terroristica ‘Provincia del Sinai’, affiliata al sedicente Stato Islamico (ISIS), opera incontrastata. Se tali gruppi riuscissero a colpire con successo il poco distante canale di Suez, i danni economici inflitti al paese provocherebbero una reazione a catena che andrebbe a destituire l’attuale governo, con il ritorno al potere dei partiti Islamisti, rendendo così il Maghreb una fucina di estremismo a pochi chilometri dalle sponde Europee.

Considerando l’enorme rischio che un nord Africa totalmente in mano ad estremisti comporterebbe per l’Unione Europea e per gran parte dell’occidente, le ragioni dietro il tentativo di salvaguardare il regime di al-Sisi nonostante il carattere dittatoriale e antidemocratico del suo governo appaiono più chiare. Eppure, nonostante ciò, vale veramente la pena di soprassedere sulla barbara esecuzione di un ragazzo, più bella rappresentazione della gioventù europea, che cercava di capire e scoprire un mondo talmente diverso dal nostro da ritorcerglisi contro in cambio una presunta sicurezza garantita da un dittatore sanguinario?

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