I tanti limiti del modello calcio Inglese

I tanti limiti del modello calcio Inglese

La prima volta che sono stato invitato da un amico a vedere una partita del Manchester United all’Old Trafford le aspettative erano altissime. Per un appassionato di calcio l’idea di entrare in uno stadio storico come ‘il Teatro dei Sogni’ aveva un qualcosa di magico ed esaltante. Dopo aver parcheggiato la macchina a 200 metri dagli ingressi ed aver constatato con stupore l’assenza dei prefiltraggi mi ero diretto verso i tornelli, dove ero rimasto ancora più disorientato dalla totale assenza di polizia. La facilità con cui mi stavo introducendo in uno stadio senza che nessuno avesse controllato la mia identità, il mio biglietto, e le mie tasche aveva dell’eccezionale per me, tristemente abituato alle interminabili perquisizioni italiane. Una volta entrato le sensazioni positive si erano moltiplicate data la vicinanza al campo e la bellezza architettonica dello stadio che dall’interno appariva ancor più maestoso.

Una volta iniziato il ‘match’, però, gran parte di quelle sensazioni positive era rapidamente scemata data la totale apatia che si respirava nel settore. Il pubblico, complice una partita non delle più esaltanti, guardava distaccato la sfida come se fosse una qualche sorta di spettacolo teatrale, senza che un’imprecazione o un coro si alzassero dalle tribune. Il silenzio surreale che aleggiava nello stadio era per me qualcosa di nuovo e di terribilmente sconcertante, quello sport senza cori, striscioni e bandiere non era il calcio a cui sono abituato.

In Inghilterra, complice l’avvento di facoltosi magnati e sceicchi, la politica in ambito di stadi è stata quella di gradualmente trasformare il tifoso in cliente, con stadi di proprietà aventi un numero di posti decisamente inferiore a quella che sarebbe la domanda, così da poter alzare i prezzi dei biglietti. Per questo motivo i tifosi del Manchester City che supportavano la squadra quando in attacco c’era Rolando Bianchi e le ambizioni non erano quelle attuali, oggigiorno non possono vedere la propria squadra composta da giocatori più blasonati lottare per il titolo. Questi radicali cambiamenti hanno portato molti a criticare il calcio in Inghilterra, sottolineando come esso abbia perso la sua fondamentale funzione sociale di sport nazional-popolare, unificante e interclassista, con il conseguente tracollo di atmosfera negli stadi di cui vi parlavo sopra.

Per quanto mi riguarda, nonostante le strutture fatiscenti, i biglietti nominali e le invadenti perquisizioni non scambierei un Manchester United-Tottenham con uno Spezia-Andria di Lega Pro, sempre ammesso che anche a noi ci lascino tifare.

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