I bombardamenti che hanno diviso l’Inghilterra

I bombardamenti che hanno diviso l’Inghilterra

Sono da poco passate le 22:30 e la House of Commons viene animata da un brusio che lentamente si intensifica fino a diventare grido di giubilo, i parlamentari si abbracciano ed esultano, la Gran Bretagna parteciperà ai bombardamenti della coalizione internazionale contro l’ISIS. Allo stesso tempo fuori da Westminster e in numerose città britanniche una moltitudine di persone comuni, studenti, impiegati, insegnanti reagisce in maniera opposta alla medesima notizia; c’è chi sfoga la sua rabbia urlando, chi si dispera e chi se la prende con la classe dirigente, la notizia della decisione di bombardare la Siria ha raggiunto pure loro. A chilometri di distanza due “tornado” della RAF si alzano in volo dalla base militare di Malta, per loro la questione politica è relativa, saranno loro a dover sorvolare zone di guerra e a dover sganciare le bombe, saranno loro a dover convivere con la consapevolezza che premendo un pulsante il bersaglio potrebbe essere un sanguinario tagliagole ma anche un civile innocente capitato al posto sbagliato nel momento sbagliato.

A una settimana dalla decisione la società ed il parlamento continuano ad essere divisi, al momento delle votazioni, durate ben 10 ore, più di 60 membri dell’opposizione laburista avevano votato insieme alla maggioranza in favore dei bombardamenti, 6 membri della maggioranza invece si erano schierati contro il proprio partito conservatore opponendosi alla “guerra in Siria”. Passeggiando per le strade inglesi le opinioni sono contrastanti ma alla domanda se il governo abbia fatto bene ad impelagarsi nell’ennesima questione mediorientale, i più rispondono con un sincero “non lo so”. I britannici sono consapevoli del complicatissimo dilemma che il parlamento ha dovuto affrontare, da una parte la responsabilità di dover rispondere alle richieste d’aiuto dell’alleato francese, dall’altra le ferite ancora aperte delle sanguinose campagne di Iraq ed Afghanistan hanno reso la decisione di intervenire militarmente più sofferta di quelle del recente passato.

Intanto tra dibattiti etici e politici le precauzioni e lo stato di allerta hanno preso il sopravvento nella vita quotidiana, ogni giorno la mia università controlla le misure di emergenza e le procedure di evacuazione in uno dei suoi numerosi edifici, il centro città e l’aeroporto sono stati più volte evacuati per minacce terroristiche poi rivelatesi infondate. La gente è più tesa e vigile, le guardie giurate monitorano e controllano i perimetri di loro competenza e a tutti i membri del corpo di polizia, inclusi gli impiegati d’ufficio, sono stati impartiti ulteriori addestramenti balistici. Gli inglesi sono consapevoli che dopo il loro coinvolgimento militare la Gran Bretagna si trova esposta a maggiori rischi pertanto non sembrano voler lasciare niente al caso, meglio prevenire che curare diremmo noi in Italia, “Better safe than sorry” dicono loro qua.

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