Al di là della Manica

Al di là della Manica

I recenti avvenimenti di Parigi hanno riportato alla luce il difficile e controverso dibattito sull’immigrazione: dai “Salviniani” proclami di chiusura delle frontiere alle “Boldriniane” richieste di accoglienza incondizionata, l’immigrazione su suolo italiano è rapidamente tornata all’ordine del giorno nella vita dei nostri concittadini. Tra barconi che arrivano e treni che non ripartono, tra proclami contro le misure dell’Unione Europea e disperate richieste di aiuto si dimentica però spesso l’altra faccia della medaglia, quell’incredibile moltitudine di italiani che ha seguito il percorso inverso, lasciando l’Italia in cerca di nuove prospettive ed opportunità.

L’emigrazione italiana all’estero è un fenomeno che negli ultimi anni, complice la crisi economica del 2008, ha visto picchi di espatri che ricordano le grandi migrazioni del secolo scorso con 300.000 persone che hanno lasciato il bel paese nell’ultimo decennio e con trend che sembrano destinati a crescere come dimostrano i dati del 2014, prima volta negli ultimi vent’anni in cui gli espatri hanno superato gli arrivi. Contrariamente all’immaginario comune gli uomini e le donne che decidono di fare la valigia e lasciare l’Italia provengono principalmente dal centro-nord, con la classifica guidata da Lombardi e Veneti, con la Sicilia—teatro della grande emigrazione di metà ottocento— solo al quarto posto nella “top ten” delle regioni. Tra coloro che lasciano l’Italia troviamo i millantati cervelli in fuga, con numerosi accademici che decidono di espatriare per migliori prospettive di carriera e per i lauti compensi elargiti da paesi stranieri (il 20,2% di Italiani nel mondo opera nel mondo universitario), ma anche tanti ragazzi disposti a rimboccarsi le maniche e ricominciare da lavori umili in paesi con un miglior sistema di previdenza sociale e con solidi criteri meritocratici. Analizzando le destinazioni scelte dai nostri compatrioti, risulta inoltre come la principale meta sia diventata l’Inghilterra che secondo i dati dell’AIRE (L’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) annovera mezzo milione di italiani, rendendo così Londra la tredicesima città italiana per popolazione.

Le cause di tale emorragia di capitale umano sono state dibattute ed analizzate da politici, professori ed economisti con le giustificazioni che ben potete immaginare. Dal canto mio che queste esperienze le ho vissute sulla mia pelle, trovo che le motivazioni siano molteplici così come lo sono le possibili risoluzioni, ma vorrei incentrare questa rubrica su come effettivamente sia la vita degli italiani all’estero, piuttosto che su una sterile diatriba politica. Sono un ragazzo di vent’anni che ha lasciato l’Italia a 16 per uno scambio studio negli Stati Uniti, trasferendomi successivamente in Inghilterra dove l’anno scorso ho iniziato gli studi universitari; in questa rubrica tratterò degli argomenti più disparati riportandoli dalla prospettiva di chi come me vive lontano da casa con tutte le difficoltà ed i vantaggi annessi. Lasciare l’Italia non è semplice ma allo stesso tempo garantisce notevoli opportunità, cercherò quindi di rendervene participi e di raccontarvi come sviluppi sociopolitici assumano un valore diverso visti dall’estero.

In ricordo di Valeria Solesin, emigrante come noi, possa tu riposare in pace. Libera.

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