In viaggio è più facile creare legami profondi
Sicuramente in molti avrete fatto questa esperienza. Siete in viaggio in un posto nuovo, magari all’estero. State ammirando un paesaggio, osservando l’architettura locale o gustando delle prelibatezze per la prima volta. Siete soli, ma avete voglia di condividere le vostre sensazioni con qualcuno. Vi guardate intorno e, forse mai come prima, vi sembra che l’ambiente sia pieno di potenziali nuovi amici ai quali raccontare letteralmente tutto. E, molto spesso, va a finire proprio così. Ma com’è possibile che delle persone che avete visto soltanto una volta nella vita si ritrovino a sapere di più di voi di quanto non sappiano i vostri fratelli e sorelle? La risposta è nella psicologia.
L’esperta in psicologia di viaggio Katie Blake, in un suo studio, spiega come la nostra identità, che non è un’entità fissa ma un costrutto dipendente dal contesto, assuma una forma diversa ogni volta che ci si trova in un ambiente nuovo. Il viaggiatore in particolare lascia a casa la maschera della “persona responsabile”, del “caregiver” o del “professionista” e diventa semplicemente un individuo nel mondo. Ecco perché, quando siamo lontani da casa, siamo meglio disposti ad intraprendere piccoli rischi, come può essere l’approcciare uno sconosciuto o mostrare una parte privata di sé.
Il fatto davvero sorprendente si manifesta quando, da un commento sul clima o sulla bellezza del panorama, scaturisce una vera e propria confessione. La prima spiegazione ci viene fornita dal fenomeno “stranger on the train”, teorizzato dallo psicologo di Harvard Zick Rubin in seguito a due esperimenti condotti nelle sale d’attesa di un aeroporto. Il concetto alla base della sua teoria è che ad una percezione minore di rischio sociale equivale una maggiore disponibilità all’apertura per cui, ad esempio, si riesce a parlare delle proprie paure più facilmente con una “sconosciuta sul treno” che con una collega che incontriamo al lavoro tutti i giorni. Essere compagni di viaggio aiuta ulteriormente a farci percepire l’altro come un possibile alleato e non un nemico della nostra interiorità. Ciò succede grazie al “similarity bias”: se incontriamo qualcuno che sta percorrendo il nostro stesso percorso, ha scelto la stessa attività che abbiamo scelto noi e si entusiasma per le stesse cose che ci spingono a scattare mille fotografie, automaticamente penseremo di avere molto in comune con lui o con lei, e ci sembrerà facile ipotizzare che si possa stabilire tra noi un forte legame. Infatti, anche se dopo questo viaggio passeranno anni prima che riusciamo a rivedere quella persona (se mai accadrà), difficilmente ce ne dimenticheremo perché, come spiega la Social Penetration Theory, le rivelazioni che abbiamo condiviso sono state di una ampiezza e profondità tali che ci sembrerà di aver costruito una relazione solida ed intima.
Parlare con gli sconosciuti, quindi, non diventa solo un modo per riempire le serate in solitaria. Le conversazioni inaspettate che intessiamo fanno sì che il viaggio si impreziosisca di storie e relazioni che, per quanto relegate ad un preciso tempo e luogo, restano per noi arricchenti e significative. E c’è anche un’altra piccola sorpresa da scoprire: è stato dimostrato che parlare con gli sconosciuti si rivela quasi sempre più divertente di quanto non ci si aspetti all’inizio e, addirittura, favorisce la crescita della nostra autostima. Altri due fattori che trasformano i nostri viaggi in esperienze uniche ed estremamente gratificanti.
Fonti:
https://drkatieblake.com/blog/2026/5/30/what-is-travel-psychology-the-complete-guide-to-the science-of-why-we-travel
https://en.wikipedia.org/wiki/Consequential_strangers
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0022103175800254 https://arxiv.org/pdf/2009.09078 social penetration theory
https://www.psychologytoday.com/us/blog/cutting-edge-leadership/201505/3-reasons-we-tell strangers-more-than-we-should
https://readandgone.com/blog/why-do-people-share-secrets-with-strangers https://www.ebsco.com/research-starters/communication-and-mass-media/social-penetration theory





