“Gnosi e Islam: Percorsi di Conoscenza Interiore” – Un Ponte tra Fedi e Sapere a Rimini
Rimini, 7 giugno 2025 – La città di Rimini ha ospitato lo scorso sabato un significativo seminario dal titolo “Gnosi e Islam: percorsi di conoscenza interiore”, un evento che ha visto la proficua collaborazione tra l’Associazione Identità Europea, Edizioni Il Cerchio e l’Istituto Culturale dell’Iran a Roma.
L’incontro ha riunito un vasto pubblico di studiosi e appassionati, desiderosi di approfondire le complesse e affascinanti intersezioni tra la gnosi e il mondo islamico. Relatori di spicco hanno offerto prospettive multidisciplinari sul tema, illuminando aspetti storici, filosofici e spirituali. Tra i partecipanti, il Prof. Adolfo Morganti, Presidente dell’Associazione Identità Europea, ha introdotto i lavori, seguito dagli interventi del Dott. Alessandro Cancia, Senior Research Associate all’Institute of Ismaili Studies di Londra, del Dott. Abolfazl Emami, esperto di Giurisprudenza Islamica e Relazioni Internazionali, e di Sheykh Damiano (Abbas) di Palma, Presidente dell’Associazione Islamica Imam Mahdi (AJ) di Roma. L’evento ha inoltre beneficiato del contributo di S.E. Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, e del Dott. Seyed Majid Emami, Direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran a Roma.
Il seminario ha rappresentato un’importante occasione di dialogo e confronto, ribadendo l’attualità e la profondità dei temi legati alla conoscenza interiore e alla spiritualità, con particolare attenzione al ruolo dell’Imam Khomeini nella trasformazione del misticismo in Iran e nel mondo.
Sintesi dell’intervento dell’Ambasciatore Sabouri:
L’Ambasciatore presenta l’Imam Khomeini come figura spirituale e politica del XX secolo, caratterizzata da quattro pilastri fondamentali: lotta, ricerca di ideali, fede religiosa e sete di libertà. Sottolinea come la sua visione di libertà non fosse limitata al materialismo, ma includesse la liberazione spirituale dall’avidità e dalla dipendenza.
La Rivoluzione Islamica viene definita come la “prima rivoluzione postmoderna”, nata da spiritualità e partecipazione popolare, che ha ispirato movimenti di liberazione dall’Asia all’Africa. L’Imam vedeva la lotta contro l’oppressione come parte integrante della fede, fondando un sistema politico basato sulla guida di studiosi religiosi qualificati.
L’intervento evidenzia come Khomeini abbia affermato che “l’Islam è una religione politica”, rifiutando la marginalizzazione della religione e piantando il seme della giustizia sociale nel cuore della fede. La sua eredità si concretizza nella Repubblica Islamica con i suoi processi democratici e il suo impegno verso giustizia economica e politica.
Indirizzo di Saluto di Adolfo Morganti (Presidente Associazione Identità Europea)
Il Prof. Morganti ha espresso il suo onore nell’ospitare l’evento, sottolineando l’importanza dello studio della storia e dei valori dell’Imam Khomeini dal 1979. Ha ricordato la ventennale collaborazione della sua casa editrice, Il Cerchio, con l’Istituto Culturale dell’Iran, iniziata con la pubblicazione de Il Governo islamico dell’Imam Khomeini. Ha evidenziato il ruolo dell’Associazione Identità Europea nel promuovere il dialogo interreligioso tra Cattolicesimo e Islam e una collaborazione accademica con l’Università delle Religioni e delle Denominazioni di Qom. Morganti ha argomentato che la Rivoluzione Islamica del 1979 fu un esempio epocale che dimostrò la possibilità di superare la divisione in blocchi, fondandosi su una profonda tradizione religiosa sciita che integra la religione nella vita sociale. Ha concluso sottolineando la necessità di una forte sinergia tra mondo cristiano e islamico per affrontare tragedie come quella in Palestina.
Sheykh Damiano (Abbas) di Palma, Presidente dell’Associazione Islamica Imam Mahdi(AJ) di Roma, nel suo intervento, ha spiegato come la spiritualità nell’Islam sia definita “ihsan”, ovvero “maestria”, che significa adorare Dio come se lo vedessimo. Ha sottolineato come l’Imam Khomeini abbia reso accessibile al grande pubblico l’irfan, un percorso di studi che prima era riservato a pochi, attraverso l’insegnamento di tre libri celebri. Questo ha creato una specializzazione nell’irfan teoretico, basato sulla sapienza divina, distinto dall’irfan pratico. Khomeini ha portato l’irfan anche nel discorso politico, sottolineando come Dio sia al centro di tutto, anche delle rivoluzioni. In un’epoca di individualismo, Khomeini ci ricorda la necessità di relazionarci con Dio.
L’Irfan, ossia spiritualità e misticismo, di Ruhollah Khomeini – Dott. Abolfazl Emami (Esperto di Giurisprudenza Islamica e Relazioni Internazionali)
Il Dott. Emami ha delineato l’essenza dell’Irfan (misticismo), distinguendolo da una visione puramente materialistica o da una felicità superficiale dell’anima. Ha definito il vero misticismo come la comprensione multidimensionale di sé e del cosmo, che permette di realizzare le potenzialità esistenziali, simile a quello di Gesù Cristo e dell’Imam Khomeini. Questa prospettiva implica un legame profondo con Dio e con le Sue manifestazioni nella creazione, incluse le relazioni umane corrette, che riflettono il Creatore. Emami ha differenziato “conoscenza” (maʿrifa) dal “sapere” (ʿilm), affermando che l’uomo può solo “conoscere” Dio attraverso i Suoi attributi e segni. Ha criticato il misticismo “secolare” che separa Dio dalle Sue opere e dalla società, sostenendo che il misticismo autentico è politico e attivo, come dimostrato da Gesù e Khomeini, che si opposero agli oppressori.
Misticismo e Rivoluzione: Il Posto dell’Imam Khomeini nella Trasformazione del Misticismo in Iran e nel Mondo – Seyyed Majid Emami (Direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran a Roma)
Seyyed Majid Emami ha analizzato la “spiritualità politica” della Rivoluzione Iraniana, citando Foucault che la vide come una ricerca di trasformazione interiore e sociale. Ha posizionato l’Imam Khomeini come figura centrale nella storia del misticismo iraniano, equiparandolo a maestri come Ghazali, Rumi e Hafez, per aver portato il misticismo “dal convento al campo”, rendendolo uno strumento di cambiamento politico e sociale. Ha spiegato come Khomeini abbia fuso due grandi correnti mistiche: quella Sadraiana (che legava misticismo, filosofia e Corano, ponendo il vero misticismo negli insegnamenti della Gente della Casa) e quella di Najaf (focalizzata sulle pratiche degli Imam sciiti).
L’Imam Khomeini vedeva il misticismo teorico come la conoscenza della Verità Suprema e come la più alta adorazione (contemplazione di Dio). Le sue opere e poesie mistiche, che rompono con le abitudini ovvie, sono state fondamentali per l’educazione e la trasformazione sociale, combattendo sia il “tiranno interiore” (l’ego) sia quello “esteriore” (colonialismo). Ha concluso che il successo della rivoluzione fu dovuto alla sua natura profondamente spirituale, basata sulla “rivolta di Allah” e sulla trasformazione interiore del popolo.
Alessandro Cancian
Questo articolo si propone di esplorare il sufismo sciita da una prospettiva di esegesi coranica, basandosi in particolare sul commento chiamato “Bayān al-Saʿāda fī Maqāmāt al-ʿUbūdiyya”. L’autore del testo ritiene che questa opera, scritta alla fine del XIX secolo, segni la nascita del sufismo sciita in senso stretto, ovvero di un ordine mistico che è pienamente sia sufi che sciita duodecimano, a differenza di precedenti influenze reciproche.
La relazione presenta la prima lezione di una serie di commenti al Corano dell’Imam Khomeini, trasmessa dalla televisione iraniana subito dopo la rivoluzione . In questa lezione, Imam Khomeini introduce le difficoltà nella comprensione delle esegesi coraniche e menziona tre maestri che sono riusciti a “sollevare alcuni veli” sul significato più profondo del Corano: Muḥyī al-Dīn Ibn ʿArabī (metafisico andaluso), ʿAbd al-Razzāq Kāshānī (per le sue “Taʾwīlāt”, interpretazioni simboliche ed esoteriche del Corano) e Sultān ʿAlīshāh (autore del “Bayān al-Saʿāda”). La menzione di questi mistici da parte di Khomeini è significativa nel contesto della storia intellettuale iraniana, specialmente Sultān ʿAlīshāh, data la complessa relazione storica del sufismo con la tradizione sciita.
L’autore prosegue contestualizzando Sultān ʿAlīshāh Gonābādī, fondatore della tariqa Gonābādī (un ramo della Niʿmatullāhī), originaria della città di Gonābād, nel Khorasan. Questa tariqa si distingue per la sua piena aderenza allo sciismo duodecimano. La tradizione sufi Niʿmatullāhī, fondata da Shāh Niʿmatullāh Walī nel XV secolo, tornò in Iran dall’India nel tardo XVIII/inizio XIX secolo, quando l’Iran era ormai un paese completamente sciita duodecimano. I Niʿmatullāhī affermano la loro connessione ininterrotta agli Imam sciiti e al Profeta. Sultān ʿAlīshāh, morto nel 1909 durante la Rivoluzione Costituzionale, è descritto come una figura potente e un genio, il cui santuario a Gonābād è ancora un importante centro di pellegrinaggio.
Il “Bayān al-Saʿāda” è un’opera monumentale in quattro volumi, che rappresenta la prima esegesi completa del Corano con una prospettiva contemporaneamente sufi e sciita duodecimana. Sebbene sia stata letta in segreto per anni a causa delle controversie sul sufismo, ha avuto un impatto significativo sulla rinascita dell’esegesi coranica nel XIX secolo. È un commento che lega la Wilāya (autorità spirituale) sufi con la Wilāya sciita degli Imam.




