Terza edizione dell’Unarchive Found Footage Festival
Dal 27 maggio al 1° giugno si è tenuto a Roma per la sua terza edizione l’Unarchive Found Footage Festival, il festival fondato sul riutilizzo creativo del materiale d’archivio. Vincenzo Vita, presidente dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, lo definisce in realtà un anti-festival, concependolo non come un tentativo di dare luogo ad un red carpet o ad una vetrina ma, al contrario, un modo di ridefinire il ruolo dell’archiviazione nell’età digitale.
Per questa edizione le innumerevoli attività proposte, tra cui panel e masterclass tenuti da esperti nel settore, si sono diramate in 9 sedi diverse, dall’Orto Botanico allo Spazio Scena, dall’Alcazar fino all’Auditorium, con centro focale il cinema Intrastevere. Proprio presso quest’ultimo sono state riprodotte le 20 opere audiovisive, 10 lungometraggi e 10 cortometraggi, prodotte dal 2022 in poi, partecipanti al concorso Unarchive, attraverso il quale si indagano e premiano gli orizzonti del riuso creativo.
È stato possibile incontrare i registi di vari film partecipanti al concorso, tra cui, forse i più noti, Leos Carax, con il suo “C’est pas moi” , candidato anche a Cannes, partecipante alla categoria cortometraggio e Johan Grimonprez, regista di Soundtrack to a Coup d’Etat, candidato agli oscar come miglior documentario, arrivando secondo, presentato per Unarchive all’interno della categoria lungometraggi, nonché ospiti speciali come il regista romeno Andrej Ujică.
L’ultimo giorno di Festival sono avvenute le premiazioni in tre categorie, Miglior lungometraggio, Miglior cortometraggio, premio Unarchive per il Miglior riuso creativo, conferiti sia dalla giuria internazionale, composta da Federica Foglia, Costanza Quatriglio e Eyal Sivan, sia da una giuria studentesca, guidata da Agostino Ferrente.
La premiazione per il Miglior lungometraggio è andata al film Soundtrack to a Coup d’Etat di Johan Grimonprez. Il film, attraverso un magistrale riutilizzo del materiale d’archivio e adoperando come filo conduttore la musica jazz ripercorre la storia del difficile percorso verso l’indipendenza del Congo dal regno belga, il quale ha portato ad un colpo di stato, sostenuto dalla CIA, nel 1961, con conseguente assassinio dell’allora legittimo primo ministro congolese Patrice Lumumba, fervente sostenitore delle politiche indipendentiste.
La giuria internazionale ha addotto come motivazione del premio la poderosità e la necessità di un’opera come questa, la quale decide di affrontare la responsabilità storica della propria nazione con rigore e intensità artistica. Il film interroga la relazione tra arte potere e capitale, chiedendo agli spettatore -e agli artisti- di riflettere sul proprio ruolo e sulla seduzione del compromesso politico. Una vera opera di resistenza.
La giuria studentesca ha attribuito il premio allo stesso film, per motivazioni molto simili, con l’aggiunta di un marcato apprezzamento verso il montaggio, il ritmo sostenuto dell’opera, nonché il lungo e insidioso lavoro di ricerca, durato sei anni, in cui si è prodigato il regista col fine di raccogliere tutto il materiale.
Premiazione
La premiazione per il Miglior cortometraggio è andato a Man number 4 di Miranda Pannel. Il corto, la cui durata è di 10 minuti, è composto da una sola immagine, la quale viene esplorata pixel per pixel, per poi ingrandirsi e mostrarsi per intero. È lo scatto di un’incursione israeliana, avvenuta a Gaza, vista dall’autrice sui social network. Le motivazioni che hanno portato la giuria internazionale a conferire tale premio sono state la capacità della regista di mettere in crisi lo sguardo contemporaneo attraverso un dispositivo tanto semplice quanto destabilizzante: la ripresa di un desktop che si fa campo di battaglia tra visione e responsabilità. Il corto invita a riconsiderare la funzione stessa del “guardare” in relazione al potere.
Anche in questo caso il voto della giuria studentesca combacia con quella internazionale, la scelta viene motivata evidenziando la capacità del corto di interrompere il flusso anonimo di immagini e restituire a queste il loro peso, la loro forma e il loro valore.
Infine, il premio Unarchive per il Miglior riuso creativo è stato assegnato dalla giuria internazionale a Trains di Macie J. Drygas, film che si è distinto per la sua radicale semplicità e per la maestria con cui utilizza le immagini d’archivio come treno narrativo attraverso sogno e incubo, gioia e dolore. Il film incarna una profonda fiducia nel potere evocativo del cinema e nel suo potenziale di trasformazione politica dello sguardo sul passato.
La giuria studentesca ha deciso di conferire il premio al film I’m Not Everything I Want to Be di Klára Tasovská, riconoscendone la potenza narrativa e la raffinatezza della sua costruzione visiva. Il film ricostruisce la storia di una grande artista, la fotografa Libuše Jarcovjáková, che dopo la repressione della Primavera di Praga nel 1968 cerca di liberarsi dai vincoli del regime cecoslovacco. La fuga dall’oppressione politica diventa fuga dalla vita stessa, l’estraneamento dagli episodi quotidiani diventa estraneamento da sé stessa, dai propri sogni, per immergersi nelle paure più intime; tutto questo emerge in modo evidente dalle foto di cui si compone interamente l’opera, elogiate per la loro semplicità, rappresentati la realtà nuda e cruda, senza costruzioni o elaborazioni che ne snaturerebbero la spontaneità.




