Sua Santità e il quadro clinico: aggiornamenti e riepilogo della vicenda
Il ricovero.
L’odissea ha avuto inizio il 14 febbraio 2025, il Papa viene ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma a causa di una severa polmonite bilaterale, nel pieno del Giubileo.
Una criticità che si è verificata quindi nel peggiore dei momenti, l’anno santo nel quale i fedeli di tutto il mondo raggiungono Roma, ad oggi forse pure con un motivo in più: esprimere vicinanza e solidarietà a papa Francesco, che sta affrontando la più lunga degenza ospedaliera del suo papato.
Bollettini papali e dubbi motivati.
I media ci rimandano a un continuo déjà vu, i giornali riportano con una certa frequenza una condizione clinica stabile con leggera insufficienza respiratoria, che comunque non costringe all’impianto di respirazione meccanica, non per ultima l’insufficienza renale della quale ormai sembra sventata la minaccia.
“Le condizioni cliniche del Santo Padre si sono mantenute stabili anche nella giornata odierna; il Papa non ha necessitato di ventilazione meccanica non invasiva, ma unicamente di ossigenoterapia ad alti flussi; è apiretico. In considerazione della complessità del quadro clinico, la prognosi rimane riservata”: questo è quanto si legge nel bollettino serale di ieri sera, domenica 2 marzo, in aggiunta alla comunicazione fornita ai giornalisti di questa mattina 3 marzo non si evince altro che un quadro clinico stabile, e sebbene la ripresa potrebbe richiedere tempo, l’atteggiamento è propositivo e il clima è di miglioramento :”Il Papa ha riposato bene tutta la notte”.
Tuttavia la Santa Sede non ha mai trasmesso, in 17 giorni di ospedalizzazione, videomessaggi da parte del Sommo Pontefice, destando naturalmente sospetto a grande percentuale delle popolazione mondiale dei fedeli, complice naturalmente la dichiarazione di Sergio Alfieri, a capo dell’equipe medica, il quale ha dichiarato ormai giorni fa che:”Il Papa non è fuori pericolo”.
Il popolo cristiano si stringe a quadrato.
La tensione e la preoccupazione che infestava l’aria dei giorni scorsi è stata l’innesco per prove di forte unione e sostegno per il popolo di Cristo.
Dal 24 febbraio, alle 21, i cristiani si riuniscono sotto il cielo di Piazza San Pietro, l’abbraccio delle colonnate che perimetrano la piazza guida i fedeli alle parole della Curia Romana: le parole di figure come il Cardinale Pietro Parolin e del Cardinale Luis Antonio Tagle conducono il gruppo a una preghiera collettiva.
A Buenos Aires, città che ha dato i natali al papa, dove la criticità di questa situazione è molto sentita, in Piazza della Repubblica si legge sotto l’immagine di Papa Bergoglio la scritta “Francisco, la ciudad reza por vos” affissa sull’Obelisco, una delle opere monumentali più meritevoli della città.
Solidarietà anche dalla patria della religione anglicana, che per input storico non ha mai riconosciuto l’autorità del Papa, la Gran Bretagna ne ricorda comunque il ruolo di guida spirituale globale.
Ecco trapelata una porzione di testo della lettera che il Cardinale Vincent Nichols, il primate cattolico di Inghilterra e Galles, ha scritto al Vicario di Cristo: “Preghiamo che, attraverso l’intercessione della Madonna, soprattutto nel suo titolo di Nostra Signora di Walsingham, Lei possa ricevere forza e perseveranza in questi giorni e continuare a portare al mondo la gioia e la compassione che sono state così saldamente nel cuore del suo ministero”.
Non da meno il sostegno della capitale, nel cortile dell’ospedale romano, un centinaio di fedeli si sono riuniti attorno alla statua di Giovanni Paolo II, portando fiori, candele, palloncini e disegni, e raccogliendosi in preghiera.
“Da qui la guerra pare ancora più assurda” scrive il Pontefice dal decimo piano del Gemelli, dove accedono solo la sua cerchia più stretta.




