Come si vende l’anima a una rivoluzione che non paga, Sacrificio di regina

Ecco un romanzo che non si vergogna di puzzare di storia vera! Kopetzky, questo tedesco cocciuto, va a ripescare Larisa Rejsner dal fondo del secolo. Sì, proprio lei, la donna ufficiale della flotta del Volga, diplomatica, poi agente del Komintern, poi scrittrice, un curriculum che farebbe girare la testa a chiunque, altro che le vite tranquille di certi signori con la penna comoda! L’amica di Lenin e Trockij, quella che Pasternak ha rubato per farne la sua Lara nel Dottor Živago, quella che Mandel’štam e Blok guardavano con gli occhi sgranati. Kopetzky la rimette in piedi, viva, sanguinante, ambiziosa come nessuna eroina da romanzo dovrebbe permettersi di essere.
Siamo a Kabul, non a Mosca, non a Berlino, a Kabul! Il marito fa l’ambasciatore sovietico e lei, Larisa, invece di ricamare tovaglioli come si conveniva dire all’epoca delle mogli dei diplomatici, va a inciampare nei piani segreti di un certo Oskar von Niedermayer, ufficiale tedesco che qualche anno prima aveva sognato di far crollare l’Impero britannico partendo proprio da quelle montagne polverose, nel gran teatrino dell’Oriente contro l’Occidente che chiamano il Grande Gioco.
E poi la Germania, la Germania sconfitta, tutta un ribollire, un fermentare di rabbie sovversive, di proteste e Larisa, lei, con quella testa che non si ferma mai, comincia a rimuginare: e se facessi di Niedermayer l’anello, il tramite, il ponte fino al generale Tuchačevskij, il «Napoleone rosso»? Un patto d’acciaio fra Mosca e Berlino, altro che pace e filosofia nei salotti. Ecco il progetto che le ribolle in petto, e insieme al progetto ci mette pure il cuore, la povera stolta, o la povera eroica.
L’autore, Steffen Kopetzky, nato nel 1971, mica uno che scrive per sfizio la domenica. Romanzi, racconti, radiodrammi, testi teatrali, l’uomo ha fatto pure il direttore artistico della Biennale Teatro di Bonn, dal 2002 al 2008, non uno sprovveduto che gioca a fare lo storico dilettante. Risiko, del 2015, selezionato per il Deutscher Buchpreis, Monschau, 2021, mesi e mesi in classifica sullo «Spiegel» e poi Propaganda e Damenopfer, ed è proprio Damenopfer il titolo originale di questo libro qui, «sacrificio di dama», tradotto per noi da Monica Pesetti in questo «Sacrificio di regina» (Edizioni Settecolori) che suona già come una condanna, come una mossa sulla scacchiera da cui non si torna indietro.
E dicono di lui, i critici tedeschi, la Berliner Zeitung lo chiama uno degli scrittori tedeschi più importanti del nostro tempo. Un certo Volker Kutscher, quello che i gialli storici li scrive bene dice che Kopetzky riesce come nessun altro a ripescare dalle acque torbide della storia figure ingiustamente dimenticate, per tessergli intorno un romanzo che incolla il lettore.
Un romanzo che non è una lettura per chi cerca conforto, è una lettura per chi vuole vedere come si consuma una donna intera sull’altare della Storia, sacrificata come una regina sulla scacchiera, appunto, sacrificio di regina, mossa audace, mossa che spesso costa la partita…





