“Come ti difendi” di Francesco Zani
Con Come ti difendi, edito Mondadori, Francesco Zani costruisce un romanzo di provincia che non ha nulla di minore. La Romagna raccontata non è quella cartolina, solare e balneare, ma un territorio più ruvido, attraversato da eredità familiari, silenzi, desideri trattenuti e forme diverse di solitudine.
Al centro della storia ci sono Sergio e Armando: il primo legato al mondo della pesca e al peso di una tradizione familiare quasi inevitabile; il secondo giovane promessa del tennis, alla ricerca di uno spazio in cui sentirsi libero. Intorno a loro si muove una comunità viva, corale, popolata da figure eccentriche, tra cui spicca Messico, personaggio memorabile che ripete la domanda da cui nasce tutto: “Ma tu, come ti difendi?”.
La forza del romanzo sta proprio in questa domanda, semplice solo in apparenza. Difendersi significa proteggersi dalla famiglia, dal giudizio degli altri, dalla provincia, dal destino assegnato, ma anche da ciò che si è e che si fatica ad accettare. Zani racconta la formazione dei suoi personaggi senza trasformarla in tesi, lasciando che siano i gesti, le voci, i luoghi e le contraddizioni quotidiane a far emergere il conflitto.
La scrittura alterna durezza e tenerezza, realismo e grottesco, con una lingua che cerca una forte aderenza al mondo raccontato. Il dialetto, le espressioni locali e il tono corale non sono semplici elementi di colore: servono a dare profondità morale al paesaggio e a trasformare Cesenatico in un piccolo universo narrativo.
Come ti difendi è un romanzo sull’identità, sulla vergogna, sul desiderio di libertà e sulla difficoltà di sottrarsi alle aspettative degli altri. Il suo pregio maggiore è prendere sul serio i sentimenti senza renderli retorici, raccontando la fragilità maschile, l’omofobia, la provincia e la famiglia con uno sguardo partecipe ma mai consolatorio.
Qualche passaggio può risultare più atmosferico che narrativo, e la ricchezza del mondo laterale rischia talvolta di prevalere sulla progressione della trama. Ma è anche qui che il libro trova la sua voce: non in una storia lineare e chiusa, bensì in un paesaggio umano fatto di deviazioni, inciampi, memorie e domande che restano aperte.
Un romanzo intenso, carnale e malinconico, capace di trasformare una vicenda locale in una domanda universale: da cosa ci difendiamo davvero, quando proviamo a diventare noi stessi?



