Don Chisciotte e il nostro tempo, io v’insegno il superuomo
Ramiro Ledesma Ramos è un giovane studente affascinato dalle idee di José Ortega y Gasset, nella Spagna sotto la dittatura del generale Miguel Primo de Rivera.
È in questo contesto che a soli diciannove anni scrive la sua personale lettera d’amore ad un’opera che ne ha inevitabilmente influenzato il pensiero e la visione del mondo.
Stiamo parlando del celeberrimo “Don Chisciotte della Mancia”, il capolavoro Miguel de Cervantes.
La trama del “Chisciotte” la conosciamo un po’ tutti. Il nobile spagnolo Alonso Quijano, insaziabile lettore di libri di cavalleria e cicli epici, decide di non accontentarsi più di vivere la sua passione per l’avventura entro i banali confini della fantasia, decidendo di vivere realmente le storie da lui amate in un mondo che di fantastico e avventuroso ha ben poco. Ciò lo porterà a vivere situazioni paradossali, come l’ormai proverbiale lotta con i mulini a vento scambiati per giganti, con l’immancabile presenza del compagno di avventure Sancho Panza.
Da che mondo è mondo, Don Chisciotte è considerato simbolo di follia, del rifiuto dell’accettazione della realtà, dell’ostinazione nel combattere battaglie perse in partenza.
Ma questi sono gli anni della dittatura, gli anni dell’esaltazione della giovinezza e dell’immediatezza, gli anni nei quali per un’idea si è disposti a morire. Ed è dunque più che logico che in questo contesto, agli occhi di un giovane pensatore e idealista, Don Chisciotte appaia come l’eroe definitivo.
Siate affamati, siate folli
Ironico come la nota citazione di Steve Jobs, si adatti a descrivere non solo lo spirito del “Chisciotte”, ma anche dell’opera di Ledesma Ramos.
In un mondo popolato da gente mediocre, priva di pensiero e spirito critico, e che si limita a seguire la corrente, uno spirito puro e idealista come quello di Alonso Quijano, che impone la propria visione su un mondo asettico, assume connotazioni quasi messianiche.
Un uomo superiore che rinnega i valori e le convenzioni del passato per imporne di nuovi. Trovare la forza di perseguire la propria strada anche quando è il mondo stesso a darci torto. Appare dunque evidente come in questo senso Ledesma analizzi le pagine del Cervantes attraverso un’ottica fortemente nietzcheana. Un tipo di idee e di pensiero fin troppo spesso fraintesi e associati a fascismo e ultranazionalismi vari.
In definitiva “Don Chisciotte e il nostro tempo” andrebbe, per ironia della sorte, descritto più che altro come figlio del proprio tempo. E in quest’ottica lo si deve analizzare, ora che Idrovolante Edizioni lo ha pubblicato nel nostro paese a circa un secolo dalla sua stesura. L’opera di un giovane focoso le cui idee furono plasmate da un mondo che oggi non esiste più, ma del quale andrebbero assorbite le parti migliori per trovare la forza di imporre la propria unicità in un mondo tutto uguale.




