“Estremi. Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione”, il nuovo saggio di Gianluca Ansalone
Estremi. Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione è un saggio di Gianluca Ansalone, pubblicato da Guerini e Associati nella collana Biblioteca contemporanea e arrivato in libreria il 3 aprile 2026, con la prefazione di Francesco Rutelli.
Il cuore del libro è già racchiuso nelle sue prime pagine: viviamo in un’epoca segnata dagli estremi. Estremi climatici, politici, comunicativi, tecnologici, demografici, religiosi e geopolitici. Fenomeni diversi, solo in apparenza separati, che insieme restituiscono l’immagine di un mondo attraversato da fratture profonde, in cui la capacità degli Stati e delle istituzioni di governare il cambiamento sembra progressivamente indebolirsi.
Ansalone parte da una constatazione netta: nella storia, le forze radicali non sono state sempre negative. Al contrario, spesso hanno rappresentato una spinta decisiva al cambiamento, alla trasformazione sociale, alla conquista di nuovi diritti. Il problema nasce quando la radicalità smette di essere energia generativa e diventa polarizzazione; quando non cerca più di aprire possibilità, ma di negare le ragioni dell’altro; quando si trasforma in strumento di lotta permanente, caos, conflitto e, nei casi più estremi, violenza.
Da qui prende forma l’ambizione del libro: provare a dare un ordine al disordine, costruendo un filo narrativo capace di collegare fenomeni che spesso vengono letti separatamente. Ansalone non si limita a descrivere il caos: cerca di interpretarlo, di attraversarlo, di comprenderne le logiche profonde.
Sette ambiti, una sola diagnosi
Il volume si sviluppa come un polittico del disordine contemporaneo, articolato in sette grandi ambiti: clima, politica, comunicazione, guerra, popolazione, religione e tecnologia. Ogni capitolo può essere letto autonomamente, ma tutti sono attraversati da una stessa intuizione: in ciascuno di questi campi, la polarizzazione ha progressivamente sostituito il pensiero profondo, la complessità è stata compressa in slogan, l’impulsività ha spesso preso il posto del ragionamento.
Nel capitolo dedicato al clima, Ansalone mostra come gli eventi estremi non possano più essere considerati eccezioni, ma siano ormai parte di una nuova normalità. La crisi climatica diventa così non solo un problema ambientale, ma anche politico, sociale e culturale: mette alla prova la nostra capacità di pensare nel lungo periodo, di cooperare, di accettare soluzioni complesse.
Le sezioni dedicate alla comunicazione e alla politica evidenziano invece il ruolo crescente dei social media, della semplificazione narrativa e della continua contrapposizione tra blocchi identitari. Il dibattito pubblico appare sempre più trasformato in uno spazio di conflitto permanente, dove l’obiettivo non è comprendere, ma prevalere; non argomentare, ma delegittimare.
Uno dei passaggi più interessanti del libro riguarda proprio la crisi della verità. Ansalone osserva che la polarizzazione non riguarda soltanto i fatti, ma anche il modo in cui questi vengono interpretati, raccontati e comunicati. La realtà non viene più discussa a partire da un terreno comune, ma filtrata attraverso appartenenze, paure, emozioni e schieramenti. È una dinamica che non resta astratta: la viviamo ogni giorno, direttamente, nella qualità del confronto pubblico, nelle relazioni sociali, nella crescente difficoltà di riconoscere l’altro come interlocutore legittimo.
La risposta: pragmatismo radicale
Se la diagnosi è severa, la proposta dell’autore evita però ogni forma di pessimismo sterile. Estremi non è un libro che si limita a denunciare. Al contrario, prova a indicare una via possibile.
La parola chiave è pragmatismo. Non un pragmatismo inteso come compromesso debole, rinuncia o semplice adattamento all’esistente, ma come metodo per affrontare la complessità senza esserne paralizzati. Ansalone propone di superare il “multilateralismo ideologico” in favore di un “plurilateralismo pragmatico”, fondato su coalizioni concrete, obiettivi realistici e capacità di azione.
Il punto centrale è essere, come suggerisce l’autore, radicali e pragmatici allo stesso tempo. Radicali nella comprensione della gravità dei problemi, pragmatici nella costruzione delle soluzioni. Non si tratta dunque di rifugiarsi in una moderazione timida, ma di elaborare una sintesi più audace: una postura capace di abitare le asimmetrie, governare le differenze e sottrarre il dibattito pubblico alla pura logica dello scontro.
In questo senso, lo “spazio di mezzo” evocato nel libro non è il luogo della mediocrità o dell’indecisione. È, al contrario, il terreno più difficile e più necessario: quello in cui si tenta di tenere insieme responsabilità, visione e concretezza. Ansalone richiama, tra gli altri, Manzoni, Bergson e McLuhan per mostrare che la saggezza non consiste nel cancellare i conflitti, ma nel trovare forme più mature per comprenderli e attraversarli.
Estremi è dunque un saggio sul nostro tempo, ma anche un invito a non subirlo. Racconta un mondo in bilico, attraversato da tensioni profonde, ma suggerisce che proprio dentro questo equilibrio instabile possa aprirsi uno spazio di responsabilità. Non per semplificare ciò che è complesso, ma per tornare a pensare, decidere e agire dentro la complessità.




