Ardesia, scavare nel passato per ritrovare sé stessi

Oriente e occidente.
Passato e presente.
Vita e morte.
Ardesia, opera terza di RuskaJorjoliani, mette su cartaquesti concetti apparentemente antitetici. Alle volte contrapponendoli gli uni agli altri. Altre voltefacendo sì che si completino a vicenda. E altre ancorafacendoliquasi danzare a braccetto.
Il pretesto per questa continua opposizione di antitesi è il seguente.
La protagonista del romanzo ritorna, insieme ad alcuni amici, nella nativa Georgia, dove suo zio e suo cugino Irakli, sono impegnati in una singolare operazione: riesumare le ossa del bisnonno, morto negli anni della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana, in modo da garantirgli una degna sepoltura.
Gli ossimori sono presenti fin dall’inizio del romanzo, dove l’atmosfera è tanto concretaquanto solenne.
Man mano che si procede con la lettura sembra quasi di percepire fisicamente le coperte sporche e maleodoranti in autovetture vecchie e malandate, il clima volubile che passa dal calore più intenso al gelo più pungente nell’arco di poche ore, e la polvere onnipresente.
Nella stessa maniera sembra di avere davanti a noiquei personaggi descritti dall’autrice con il loro aspetto grezzo, quasi grottesco, di vedere con i nostri occhi quei visi dai tratti grossolani deformati dalle smorfie di fatica, le tute da ginnastica consumate dall’usura e le dita ingiallite dalle numerosissime sigarette.
L’autrice è abile nel farci immergere nell’ambiente della Georgia più provinciale, eppure nonostante l’ambientazione profondamente folkloristica, quasi rozza, questa è costantemente avvolta da un’aura di profonda spiritualità.
In generale, quello di RuskaJorjoliani è un sentitissimo omaggio alla sua identità personale e culturale di georgiana, la quale vienetanto approfondita e snocciolata che persino per chi non ne sa nulla, orientarsi in quel complesso insieme di tradizioni e credenze diviene quasi intuitivo.
Tradizioni come quella del lipaanali, rituali come quelli legati alla sepoltura dei morti e persino piatti e pietanze tipiche come il kubdari vengono citati nel corso della narrazione senza essere realmente approfonditi, ma con lo scopo di farci lentamente scivolare in un contesto culturale ben preciso che non conosciamo realmente, ma che al termine della lettura ci sarà un po’ più familiare.
Fulcro emotivo del romanzo è il rapporto tra la protagonista ed il bisnonno, parente da lei mai conosciuto, ma che perdendosi tra le pieghe di una piccola vicenda intrecciatasi con la Storia con la “S” maiuscola è finita per assurgere a ruolo di mentore silenzioso e al tempo stesso figura evanescente e imperscrutabile, quasi mitologica.
Altro tema centrale del libro è infatti quello del tempo.
A volteinteso come l’esistenzialistica consapevolezza di come ogni singola azione da te svolta nel corso della tua vita e di ogni singolo antenato nella storia prima di te abbia portato a questo preciso momento.
Altre come una dimensione che tramite l’onnipotente mezzo della scrittura è possibile stravolgere a proprio piacimento oscillando costantemente tra presente e passato.
Altre ancora come un insieme di convinzioni basate su consapevolezze solo parziali e spazi vuoti che il più delle volte siamo costretti a colmare con la fantasia piuttosto che con certezze reali.
O più semplicemente come semplici ritagli di una giornata qualsiasi che nella sua semplicità può rappresentare un punto di svolta personale.
Ed in effetti anche in questo sta la bellezza del romanzo di Jorjoliani.
Ardesia non ha nulla di classico nella sua narrativa. L’intera vicenda è spalmata su poco più di cento pagine che, tralasciando le numerosissime digressioni temporali, raccontano una vicenda che si svolge nell’arco di poche ore. La storia è ovviamente tutt’altro che intricata o avvincente.Numerosissimi elementi e personaggi sono totalmente inutili ai fini della storia, esattamente come non tutte le persone che incontriamo e non tutte le azioni che svolgiamo in una giornata sono davvero centrali per noi.
Ardesia è la narrazione di un momento qualsiasi.Forse un momento di fondamentale importanza, o forse un momento del tutto trascurabile.Ma certamente un momento nel quale quotidianità e spiritualità si intrecciano, dandoci un’occasione per staccare dalla frenesia di tutti i giorni perriscoprire nostro rapporto con noi stessi e le nostre radici.




