“Il Ristorante” di Sarah Gilmartin

La brillante autrice irlandese Sarah Gilmartin ha pubblicato il suo secondo romanzo “Il Ristorante”, Marsilio Edizioni, che narra una storia sfortunatamente realistica di una società dove l’ingiustizia sociale continua a vincere. Ci troviamo in un ristorante stellato di Dublino, gestito da uno chef meschino e dai comportamenti poco ortodossi, in cui lo staff femminile è vittima della gerarchia lavorativa causa di svariate molestie
Hannah, Daniel e Julie
Tre voci potenti si alternano nella narrazione de “Il Ristorante”. La prima è Hannah Blake, una studentessa di economia che arrotonda lavorando come cameriera. Sin dalle prime pagine, ci immerge nell’atmosfera esplosiva e movimentata del “T”: la frequentazione dei politici e uomini d’affari, le tensioni fra i colleghi e le corse dalla cucina ai tavoli. In buoni rapporti con tutti, ma sempre con una punta di diffidenza e criticità. Mantiene un ruolo di osservatrice, anche nei momenti più intensi e porterà il lettore alla realtà della vicenda.
Il secondo è Daniel Costello, lo chef rinomato. Devoto al proprio lavoro e costante nella ricerca di una ricetta geniale, un uomo maturo circondato da un alone sinistro. Talvolta troppo affettuoso con le ragazze, circondato da compagnie discutibili durante le serate al bar. Un narratore inaffidabile, si dipinge come vittima ignara degli abusi sessuali nel ristorante e malauguratamente credibile. Dall’altra parte è un padre di famiglia alla ricerca di uno spazio sicuro nelle mura di casa e nei suoi figli.
La terza è Julie, la moglie fedelissima di Daniel. Lo aiuta nella gestione del locale, una donna razionale, ma a tratti troppo buona. Cerca di chiudere un occhio, pur di andare avanti e non frantumare il matrimonio, sperando che la situazione non sia mai brutta com’è realmente.
La solida questione del MeToo nel romanzo
A un certo punto, il T chiude: perché? Giorni prima, una ex cameriera di nome Tracy Lynch, ha scritto una lettera su Facebook dove accusa apertamente Daniel Costello di stupro. Daniel è spaventato, la reputazione che si è creata mette in grosse difficoltà lui e i suoi figli, e apparentemente confuso. Sostiene di aver voluto solo il bene delle cameriere, di averle accolte nel ristorante anni prima, la sua versione è che per Tracy Lynch sia una questione di soldi.
Il processo si svolge e prende una piega discutibile per la vittima. Si mette in discussione la sua moralità di Tracy, mostrando come prove in tribunale sue immagini “provocanti” sui social, le vengono poste domande sulla sua vita sentimentale. Questo porta tutti noi a una domanda cruciale: c’è chi è più o meno credibile davanti a un’accusa di stupro? Una donna simile a Tracy non può essere vittima di violenze perché generalmente disinvolta ed etichettata come “promiscua”? La conclusione del processo è un’attendibile dimostrazione del persistente odio di genere nei nostri tempi, lasciando i lettori con l’amaro in bocca.




