Santa memoria. Ricordando Roberto Ricci

Gli ambiziosi sono tutti ossessionati dal problema della memoria: una volta morto, chi ricorderà la mia opera? La questione regge per ogni categoria professionale ed ogni personalità. Il miliardario crea una fondazione a suo nome, così come il pizzaiolo prepara i figli ad ereditare la bottega. Nel mondo della cultura la memoria, poi, è proprio tutto. La cultura fondamentale, soprattutto quella più alta, è una collezione di memorie: defunti illustri, grandi classici, studio e riproposizione contemporanea di idee e visioni passate – un meraviglioso peso che grava sulle nostre spalle ed eleva la quotidianità transazionale. “Per un mondo meno ladro – Lettere ai genitori”, De Piante, 2025, è una bambola russa di memoria e memorie dedita a Roberto Ricci, uno dei più importanti intellettuali dei nostri anni Trenta.
Ricci appartenne all’ala più eterodossa ed anti-conformista del mondo culturale fascista, oscillante tra solidarietà umanista e un culto irrazionalista della nazione italiana. Era cultore della qualità sulla quantità, dell’uomo sulla macchina, della virtù individuale e morale sui conformismi a buon mercato. Stava quindi antipatico, e nonostante ciò continuò a credere nel regime e nell’Italia, arruolandosi volontario prima per l’Etiopia e poi per la Libia, dove morì in combattimento nel 1941.
De Piante propone al lettore un epistolario intimo, per metà adolescenziale e per metà dal fronte: lettere di Ricci ai genitori. Lo troviamo qui a difendere i propri ideali ed i propri amori dal (sacrosanto?) scetticismo genitoriale – primo passo per influenzare la storia con una propria visione, la sua massima ambizione. Spinoso e secco nella forma quanto tenero ed idealista nel contenuto, l’epistolario di Ricci racconta la vita di una intellettualità altissima, disinteressata e magnetica.
Come quasi l’intera coorte filosofica e letteraria che sostenne il regime nel suo secondo periodo, Roberto Ricci è ingiustamente in via d’estinzione. Morto in Africa, non ha avuto la chance di lottare per sopravvivere alla damnatio memoriae del dopoguerra, talvolta giusta ma talvolta anche facilona. “Per un mondo meno ladro” non è un’opera di Ricci, quanto su Ricci, curata da un suo discendente, Claudio Mariotti. Il suo scopo è curarne la memoria presentandolo al lettore così come era, e sollecitandolo a leggerne la poesia ed esplorare una saggistica ricca e storicamente interessantissima. Parliamo di un contesto culturale per noi a dir poco eterodosso: nazionalista fino al midollo; seguace della aristocrazia naturale paretiana; anti-materialista ed anti-americano; proponente dell’implicito e dell’alto, contrario al popolare; educato a pane e versi.
Riassunto perfetto di una generazione che si schiantò sugli scogli della guerra, il mondo contemporaneo appare anti-ricciano. Se questa fosse un’era dell’oro, varrebbe la pena dimenticarlo. Invece tutti percepiscono un vuoto interno e collettivo – che valga la pena ricordare e rileggere i tabù e gli sconfitti della storia? Leggere questo epistolario vi incuriosirà – lasciatevi incuriosire.




