Viaggio nella diserzione e nella fedeltà

Scegliere una volta e per tutte una parte è rassicurante. Si può trattare della propria famiglia quanto di una fazione in guerra. L’appartenenza ad una parte risolve (mette da parte) decine di interrogativi morali e permette una vita salda e indirizzata su dei binari. Eppure, l’uomo non è nato per la chiarezza. La vita e le esperienze portano a mettere in dubbio le proprie scelte giorno per giorno, dai crimini della propria parte al carattere delle proprie credenze, che si scoprono false o scialbe. Alla fine, un fiume straripante può abbattere dighe ed argini considerati indistruttibili – si diserta.
“Disertare”, edito in Italia da Edizioni E/O, è l’ultimo romanzo di Mathias Enard. Pubblicato in Francia nel 2023, porta con sé le suggestioni di quei giorni in cui la guerra sembrava essere ovunque.
Enard annoda due storie di tradimento con fuga, connesse non da una trama convergente, ma da un costante flusso e riflusso di immagini, simboli e analogie. Una storia prende a piene mani dalla guerra civile spagnola – senza mai fare nomi o date, ma l’ispirazione è chiara. Un soldato franchista, nonostante il trionfo dei suoi in Catalogna, decide di disertare. Attraversa gli aspri monti mediterranei della sua infanzia, alla ricerca della frontiera. Non cerca asilo, bensì pace: in guerra ha ucciso e stuprato, ed un anelito morale lo chiama a scappare dalla sua stessa vita. Vivendo da brigante, alla macchia, quando avvista qualcuno si deve ogni volta chiedere se puntare il fucile e sparare… In parallelo, a capitoli alternati, facciamo conoscenza di Irina, una storica della matematica araba di circa 70 anni, nostra contemporanea. In verità al lettore sarà concessa poca familiarità con la portatrice del punto di vista, poiché l’oggetto del suo raccontare è la vita dei suoi genitori: l’uno geniale matematico, comunista e perciò internato a Buchenwald, sopravvissuto e rimasto a Berlino Est; l’altra carismatica partigiana e politica dell’SPD nella Germania Occidentale.
Le vicissitudini brutali della storia hanno plasmato la vita dei genitori di Irina al punto da spingerli a fedeltà incrollabili, come il loro amore, e a doversi chiedere se tradire o disertare, ripetutamente. Il passato perseguita Irina, che sia ricalcando le vite dei suoi genitori o vedendo l’irruzione della guerra nella propria coscienza – guerre televisive per una tedesca moderna, eppure reali, dagli attentati dell’11 settembre alle notifiche dei missili su Severodonetsk e Kiev.
La diserzione è un atto di per sé mancante di ordine o sistema. Raccontarla, come fa Enard, sovrapponendo flussi di coscienza, è una intuizione felice – il lettore è avvicinato al dubbio e all’ansia del disertore, nonché di colei che si chiede se nella storia granitica di chi ama sia nascosto qualcosa. La scrittura è spasmodica e la punteggiatura non c’è: è come nella nostra mente, soprattutto nelle ore emotivamente dense. Due storie parallele, due punti di vista principali, almeno due secondari: “Disertare” si rovescia su di un tavolo come i frammenti dei documenti della STASI dai quali Irina vuole scoprire qualcosa sulla vita della madre. Enard si tuffa costantemente nel dettaglio naturalistico e psicologico, e lascia a noi l’unione de puntini – nuovamente, questa è la realtà della nostra esperienza.
Leggere ‘’Disertare’’ conduce a guardare in faccia i propri dubbi, tradimenti e fedeltà. I punti fermi in verità non esistono, e al contempo le variabilità sono sopravvalutate: nel mezzo quel difficilissimo compito di collocarsi nel mondo, senza perdersi. E quando ci si perde, trovare delle forze interiori chiare, che indichino la direzione verso cui barcollare.




