Come un giovane arrabbiato: “Il Nuovo Brutalismo” di Reyner Banham
Reyner Banham, nel suo libro pubblicato da “Pendragon” edizioni, racconta del sogno ormai sbiadito dell’architettura New Brutalist. Secondo l’autore, non si tratta di un semplice stile architettonico di natura utilitaristica, bensì è un grido di ribellione a un mondo di pizzi e merletti svanito con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale. “Nuovo Brutalismo” attraversa la storia dei più grandi architetti del movimento e dell’impronta brutalista lasciata in ogni paese, dall’Italia agli Stati Uniti, ma sempre con una punta di nostalgia dolce-amara.
“Red Scare” anche nel mondo dell’architettura
Fra gli anni cinquanta e sessanta il brutalismo sbarca con successo nel Regno Unito, ma questo non è ben gradito dal governo. I nuovi brutalisti vengono etichettati come “comunisti”, sia per lo stile pratico e antiborghese sia per la vicinanza degli artisti ai partiti comunisti. Questo perché l’unica organizzazione ad accogliere giovani architetti New Brutalism è il Dipartimento di Londra del London County College (LCC), dove gli architetti più anziani sono di dottrina comunista. I primi lavori del Dipartimento si occupano di settori “sociali” come gli alloggi e la loro principale fonte d’ispirazione è Walter Gropius, un tempo considerato un “sovversivo di idee bolsceviche” da parte del Terzo Reich.
Banham racconta dell’influenza di Nikita Chruščëv nel New Brutalism nell’alimentazione del fenomeno red scare. Fra il 1954 e il 1955 partecipa a una serie d’incontri con architetti e urbanisti a Mosca. Premia il nuovo brutalismo e dice: “L’architettura non può essere un giocattolo nelle mani degli esteti”: è il passo che porterà il New Brutalism a essere l’architettura prediletta dal regime sovietico.
La novità del brutalismo
L’idea di abbandonare i caratteri estetici affascina tutti i maggiori esponenti dell’arte. C’è la certezza che sia una forma di ribellione, ma non si hanno le idee chiare su che cosa consista realmente.
“New Brutalism” espone le tre principali idee dei critici e gli architetti: i modernisti con formazione all’Accademia delle Belle Arti hanno uno sguardo speranzoso verso il brutalismo, in esso ci vedono il “rappel à l’ordre”. Quelli vicini ai metodi degli Smithson dicono “valuta nel merito ogni caso, secondo le migliori tradizioni del pragmatismo britannico”. Gli argomentatori sofisticati trovano il brutalismo come un meccanismo della rivoluzione mondiale dei giovani, reazionari all’estetica e favorevoli dell’esperienza concreta al processo creativo.
Nasce la mostra “This is Tomorrow” a Londra, nel 1956 nella Whitechapel Art Gallery. E’ la consacrazione del New Brutalism e della Pop Art, suddivisa in dodici sezioni gestite autonomamente da gruppi di artisti.
Risaltano Gruppo 2 e del Gruppo 6, di pensieri opposti. Il Gruppo 2, con Richard Hamilton, John McHale e l’architetto John Voelcker, esprime un ottimismo esasperato verso la vita mondana e la nuova arte del Pop, come dimostrato dal celebre collage di Hamilton “Che cosa rende le case di oggi così diverse, così attraenti?”. Al contrario, il Gruppo 6, rappresentato soprattutto dagli architetti Alison e Peter Smithson, si distacca dall’aspetto consumista della società, concentrandosi sulle tracce quotidiane della storia e proponendo una visione più critica e riflessiva del futuro.
L’autore
Peter Reyner Banham (1922-1988) è stato un influente architetto britannico dalla metà degli anni cinquanta fino ai tardi anni ottanta. Dopo aver lavorato durante la Seconda Guerra Mondiale per la Bristol Aeroplane Company, si trasferisce a Londra nel 1976.
Avrà l’opportunità di studiare con i grandi storici dell’architettura Blunt, Giedion e Pevsner. Tuttavia, torna in Inghilterra avvicinandosi a movimenti artistici come l’Indipendent Group e la pop art britannica. Rifiuta categoricamente l’ottimismo tecnologico. Nel Libro “The Architecture of the Well-Tempered Environment” (1969) rivela l’importanza delle tecnologie ambientali nell’architettura. In testi come “America Deserts” (1982) e “A Concrete Atlantis” (1986), esplora il tema dello spazio aperto




