Un caffè con il novecento: “Il Tempodel Craja”
“Il Tempo del Craja”, pubblicato da Nomos è una raccolta di memorie sul mitologico bar di Milano. Il saggista Antonino Cataldo lo descrisse come un luogo dove si scatenavano “una serie di contradditorii, durante i quali si mescola l’interesse dell’arte e della filosofia col gusto della cagnara. E intanto il fumo avvolge le persone e cose crea un’atmosfera che più bohémienne di così non potrebbe essere”. Diverse menti del novecento si formarono o trovarono ritrovo nel caffè e gli hanno reso omaggio, soprattutto Enrica Craja, in questo libro.
La storia del Craja
L’idea del Bar Craja nacque dall’incontro fra Antonio Craja e l’architetto Luciano Baldessari. Quest’ultimo era appena ritornato dalla Germania quando frequentava il ristorante Craja di Via San Dalmazio, luogo d’incontro dei vertici intellettuali del rango di Giacomo Puccini e Margherita Sarfatti. Nel 1930 Antonio Craja gli diede come incarico il progetto di un bar modernissimo, all’insegna del nuovo decennio e ispirato al Bauhaus tedesco, in Piazza Ferrari all’angolo con vicolo Santa Margherita. L’intera comunità artistica di Milano accorse a dare il proprio contributo alla realizzazione del Caffè Craja. Luigi Figini e Gino Pollini uniti in un sodalizio artistico, e negli anni seguenti il Campo Grafico di Attilio Rossi avrebbe curato
l’aspetto pubblicitario.
Negli anni trenta il Craja incarnò in pieno lo spirito futurista con la presenza di Depero, Fontana e perfino Filippo Tommaso Marinetti. Gli altri frequentatori del bar, giovani meno noti di questi nomi, provavano forte soggezione. Erano timidi, parlavano pianissimo per non disturbare i discorsi dei padri del futurismo. Incoscientemente, venivano trasportati nella corrente artistica e da quel bar sarebbero usciti come grandi artisti, il caso di Italo Valenti che racconta nel memoir dei suoi giorni a Brera da studente acerbo.
Alla fine della guerra, le cose non furono più le stesse. “C’era a Milano una vita letteraria molto intensa e pronta: giornali, riviste, caffè, gruppi che poi non ci furono più”. Gli habitué storici del Craja, ormai anziani, cominciarono a lasciare quei tavoli dove, per una vita intera, avevano costruito un’eredità culturale inestimabile. Questo comportò al suo smantellamento nel 1964 per far posto a una banca, segnando una vera e propria morte intellettuale.
“Il Tempo del Craja” non è solo un ricordo sbiadito di un tempo d’avanguardie, ma un’ esortazione a un’esistenza culturale e al senso di comunità.




