Quando lo sport diventa propaganda: “Sparwasser, l’eroe che tradì”
L’ultimo libro di Giovanni Tosco, “Sparwasser, l’eroe che tradì”, edito da Minerva, è un racconto memorabile di cosa fu la la Germania tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, divisa in due da un muro e da ideologie totalmente diverse. In mezzo, il calcio, lo sport e un giocatore, Spawasser, geniale e rivoluzionario. Giovanni Tosco, penna famosa nell’ambito sportivo per il suo lavoro da giornalista e da scrittore di saggi sul tema, ripercorre, attraverso lo sport, un pezzo di storia. Lo fa con grande precisione rendendo la storia dettagliata ma mai noiosa, rischio dato dalle numerose partite e dalle diverse date fornite nel testo, rendendo la biografia affascinante e avvincente. Del resto, con una storia del genere..
Sparwasser è il simbolo, il protagonista, l’eroe. Nato il 4 giugno del 1948, ha giocato una vita intera nel Magdeburgo, squadra della Germania Orientale vincendo quattro coppe della Germania Est, 3 DDR – Oberlega (campionato dell’est) e una Coppa delle Coppe contro il Milan nel 1974. Una mezz’ala forte fisicamente, ma agile e soprattutto un gran senso del goal. Le reti, infatti, sono 133 in 298 partita con la maglia bianco blu della squadra tedesca del Magdeburgo.
“Spari, ce l’abbiamo fatta”
“Perché stiamo scappando?” chiede la moglie del giocatore tedesco al marito che prontamente risponde: “Christa, abbiamo scelto di vivere, di abbandonare un paese a cui abbiamo dato tanto, tutto, senza ricevere quello che avremmo meritato”. Una vita da romanzo quella del calciatore simbolo della DDR, ricordato come uno dei giocatori più talentuosi della Germania est e non solo, ricordato anche come uno dei più famosi fuggitivi della travagliata storia tedesca di quel periodo.
Tralasciando per un attimo la parte storica e concentrandoci solamente sul racconto sportivo ci sono diversi motivi per cui un calciatore riesce ad entrare nella mitologia calcistica e nei racconti sportivi che vengono tramandati di generazione in generazione. Lo è stato Maradona, simbolo di un calcio povero ma geniale, lo è stato Totti scegliendo di dedicare una vita intera ad una solo squadra e ci sarebbero altri mille esempi che legano due sfere come il calcio e la mitologia. Beh, anche Sparwasser entra di diritto in questo olimpo. Tutto accade nel 1974. Mondiale di calcio, per la prima e ultima volta nella storia si affrontano la Germania est e la Germania Ovest. Un confronto che non poneva solo 22 giocatori uno di fronte all’altro per una partita che valevole per qualificarsi, bensì era un appuntamento con la storia. Due ideologie totalmente diverse si affrontavano, simbolicamente e non, sul rettangolo di gioco.
La Germania Occidentale è la grande favorita (vincerà poi il mondiale) e ha il vantaggio di giocare in casa. Tuttavia non riesce a fare breccia nella difesa ostica della Germania avversaria, composta principalmente da giocatori del Magdeburgo. Ecco, appunto. Al minuto 78′, Sparwasser segna trafiggendo con un tiro potente e secco il portiere avversario. Lo stadio è ammutolito e rimarrà in silenzio fino al termine della sfida che vedrà la storica vittoria della Germania Est. Gli ideali del socialismo reale trovano materia nel corpo di Sparwasser. Si diffondono dai lunghi capelli neri, alla punta degli scarpini. Diventa, appunto, un simbolo.

Un ruolo mai gradito
Quel goal rappresentò. se non subito, anche la sconfitta maggiore per il calciatore. Nonostante, dal Partito, dalla federazione e da chiunque fosse diventato il simbolo da portare in giro per il mondo come bandiera, come manifesto, a lui questo ruolo stava stretto. Dovrà conviverci sempre, soprattutto quando sarà costretto a ritirarsi. Lui, la bandiera del Magdeburgo e della Germania Est, che rifiuta di diventare allenatore della squadra bianco blu dove ha trascorso un intera carriera, per dedicarsi alla moglie, ai figli, ai nipoti. Lo stesso Governo che aveva deciso di portarlo a icona del socialismo, dopo questo rifiuto, sarà il primo complice per ostacolare ogni aspetto della vita dell’ex giocatore.
Sarà costretto a fuggire e come un cerchio che si chiude lo farà servendosi sempre della sua squadra, dei suoi vecchi compagni. Durante una partita amichevole con le vecchie glorie del grande Magdeburgo, infatti, ne approfitterà per scappare, lasciando indietro ricordi, reti e ragazzi con cui aveva condiviso tutto e che rivedrà solo una volta caduto il muro. “Signori Sparwasser, non era mai accaduto che un fuggitivo tanto importante riuscisse a nascondersi così bene” disse un giornalista ai coniugi tedeschi dopo qualche mese dalla loro improvvisa scomparsa.
Dalle giovanili alle vecchie glorie. Quasi venti anni di carriera tra delusioni e successi. La Stasi, Il governo, le partite, le reti, la nazionale, i mondiali, la politica, l’amore e un lieto fine. Un racconto storico – calcistico e biografico, reso possibile dalla scrittura di Giovanni Tosco. Perché sì, in fondo, Sparwasser fu veramente l’eroe che tradì.




