Via al nuovo governo: Letta premier, fine delle trattative, ora la fiducia

Via al nuovo governo: Letta premier, fine delle trattative, ora la fiducia

enrico-lettaAlle 17.00 Enrico Letta scioglie la riserva, accetta l’incarico di formare il governo e dichiara la lista dei ministri.

Andando un po’ a ritroso, questa è la situazione italiana prima del nuovo esecutivo: Bersani si dimette tra le lacrime, nel Pd si cercano i 101 traditori che non hanno votato per Marino alla presidenza della repubblica. Vendola dichiara apertamente di schierarsi all’opposizione; Berlusconi che non demorde, con qualche indiscrezione che lo vede tra qualche tempo senatore a vita per scampare dalle sentenze dei “rossi magistrati”; il M5S che si isola sbattendo porte in faccia a tutti, e per non creare una crisi d’altri tempi Napolitano rinuncia alla pensione ed accetta il secondo mandato.

In questo contesto si inserisce il governo Letta, con Alfano vice. Già è una contraddizione, quella di Enrico con lo zio, Gianni. Un miscuglio di Pd e Pdl. Ma non ci interessano le parentele, vediamo la sostanza. Un governo nominato oggi finalmente: sette donne, ricambio di nomi. Ma che la novità sia solo per la prima donna di colore al ministero dell’ Integrazione (C. Kyenge) o per la prima medaglia olimpica a quello delle Pari Opportunità (J.Idem)?

Il ministero dell’economia è di Saccomanni, bocconiano, braccio destro di Draghi alla Banca Centrale Europea, direttore generale della Banca d’Italia. Volto noto ma non nuovo.

Lo spettro dei montiani si aggira ancora, garantendosi tre posti di prestigio con la Cancellieri riconfermata alla Giustizia, Moavero al ministero degli Affari Europei e Patroni Griffi a quello della Semplificazione.

New entry finalmente per l’istruzione, sotto la guida di Maria Chiara Carrozza che appena entrata in Parlamento aveva dichiarato: “Stravolgerò scuola, università e ricerca”; buoni propositi per un paese che taglia sistematicamente fondi alla cultura.

Poi si rimescolano i dieci saggi nominati da Napolitano e si nominano Quagliarello per gli Affari Costituzionali e Mauro per la Difesa. E ancora Giovannini, che prepara baracca e burattini e si trasferisce dalla direzione generale dell’Istat a quella del ministero del Lavoro. Un dato da constatare c’è: siamo sicuri che abbia coscienza del livello di disoccupazione del paese, che ha raggiunto alla fine del 2012 le 2 milioni 744 mila unità.

Affinchè non si possa dire che la rete non abbia avuto parte in causa e che il M5S non ha visto nominato nessun candidato seppur  con il 25% dei voti, un nome caro ai cyber-utenti e ai grillini c’è, ed è quello della Bonino, agli Esteri però.

Sfugge il legame della De Girolamo al ministero dell’Agricoltura e quello della Lorenzin alla Sanità, visto che non è confermato né il pollice verde della prima, né la laurea in alcuna professione sanitaria della seconda.

Insomma il nuovo governo è un mix di Pd, Pdl e Scelta Civica. Sel e M5S tagliati fuori. I volti nuovi ci sono, ma forse non bastano.

 Noemi Debbi
27 aprile 2013

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