Ministero della Salute: dal sessismo al razzismo

Ministero della Salute: dal sessismo al razzismo

Ci risiamo: il ministero della Salute sconvolge le nostre vite, più di quanto già non lo siano, con altre assurde immagini che promuovono la fertilità.

Non bastava la prima campagna, in cui la protagonista assoluta era la donna, considerata come un mero contenitore, soggetta al tempo che passa e per questo incoraggiata a procreare non solo per se stessa, ma anche – e soprattutto – per il bene della società.

Il quarto punto del manifesto per il Piano Nazionale per la Fertilità recita, infatti che c’è bisogno di:

«Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione».

Questa prima campagna ha provocato non poca indignazione, per cui il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha deciso di ritirare tutte le locandine con l’intento di procedere diversamente.

Ed ecco che al sessismo si passa al razzismo.

“Stili di vita corretti per la prevenzione della fertilità e infertilità”- A ridosso della giornata del Fertility Day il ministero della Salute ha presentato altre locandine per sponsorizzare la fertilità. Questa volta non ci sono clessidre che ricordano l’orologio biologico delle donne, né l’acqua che ricorda come la nostra fertilità sia un bene comune, né piedi e piedini che ci fanno vedere il lato positivo dell’essere genitori giovani, ma ci sono volti e colori.

Sembrerebbe che il modo migliore per preparare una «culla per il futuro» sia evitare determinate compagnie in quanto possono ostacolare il nostro modo di salvare il mondo.

La locandina in questione presenta due scenari: uno da seguire e uno da evitare.

«Le buone abitudini da promuovere» sono rappresentate da due coppie eterosessuali di carnagione bianca e un sorriso plastico, mentre «i cattivi “compagni” da evitare» sono rappresentati da ragazze e ragazzi, con rasta, che fumano e si drogano e in questa seconda immagine compare anche un ragazzo di carnagione scura.

«Il razzismo è negli occhi di chi guarda, noi pensiamo alla prevenzione», si difende il ministro Lorenzin, ma il problema è che non si dovrebbe, in nessun modo, promuovere campagne fuorvianti, specie se promosse proprio da un ministero che dovrebbe tutelarci.

Le reazioni a queste immagini non sono affatto – a buon diritto – pacate.

Enrico Mentana esprime sul web il suo disappunto definendo questa rappresentazione di vita buona come «la contrapposizione tra coppie da spot del dentifricio (a colori) e nero con drogate (virati seppia) per contrapporre gli stili di vita è da tribunale di Norimberga della pubblicità regresso.»

Sempre Enrico Mentana fa notare inoltre che queste immagini non sono nemmeno originali. La prima, infatti, quella che secondo il ministero della Salute rappresenta “il quadretto di vita perfetta”, era stata usata in Gran Bretagna per una pubblicità di impianti dentali, mentre la seconda è una pubblicità della Narconon.

La difesa della Lorenzin- Il ministero della Salute non rimane impassibile di fronte a queste reazioni e procede con l’eliminazione di questa immagine ritenuta dai più offensiva poiché razzista e specifica che queste immagini non erano quelle approvate dal Gabinetto.

A quanto pare, quelle che erano state approvate, infatti, rappresentavano i volti sfumati e non distinguibili, pertanto «il colore della pelle non si vedeva».

Oltre all’eliminazione della locandina, la Lorenzin ha deciso di intraprendere un «provvedimento disciplinare e revoca del responsabile della Direzione generale della comunicazione» Daniela Rodorigo.

Contano i fatti, non le polemiche- Il ministro della Salute però continua in questa assurda campagna per promuovere la fertilità sostenendo che «in Italia ci sono 700mila persone che voglio avere figli senza riuscirvi, che ci sono milioni di giovani e giovanissimi che non conoscono la questione della fertilità e i rischi ad essa connessi» per questo ciò che per lei è importante sono  i fatti e non le polemiche.

Una domanda però sorge spontanea: dove sono i fatti che il ministero della Salute sta facendo?

Oltre a progettare delle locandine che offendono ogni singolo umano e sensibilità, cosa fa?

Sicuramente una riflessione sulla natalità è importante, ma in 137 pagine di manifesto sulla fertilità non si accenna a quelle giovani coppie che non possono avere figli perché non potrebbero mantenerlo a causa di mancanza di garanzie.

Peccato che in 137 pagine di promozione della fertilità come bene comune non si accenna al bene di un bambino che nasce in un mondo in cui le opportunità sono assenti.

Le 137 pagine non accennano minimamente alla difficoltà di una donna alla quale durante un colloquio viene chiesto se ha o intende avere figli e dalla cui risposta dipende l’esito del colloquio stesso e quindi del suo futuro.

Ciò che si auspica è la fine di queste assurde campagne e l’inizio di una reale riflessione delle cause che stanno lacerando il nostro paese.

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