I risvolti politici delle comunali 2016

I risvolti politici delle comunali 2016

Conclusesi le operazioni di spoglio nella maggior parte dei comuni chiamati alle urne e con due settimane di attesa a separarci dai ballottaggi del 19 giugno è tempo di una serie di spunti di riflessione sui risvolti che le elezioni amministrative avranno sullo scenario politico nazionale.

Il dato che maggiormente colpisce delle elezioni amministrative andate in scena domenica scorsa è l’eterogeneità non solo dei risultati — con nessuna forza politica ad aver primeggiato nella vasta maggioranza dei comuni — ma soprattutto della partecipazione che se da un lato ha raggiunto un quasi confortante 62,1% a livello nazionale, si è attestata a percentuali ben più basse in comuni simbolo come Milano e Torino. Tale crollo di affluenza a livello locale, figlio di una disaffezione crescente nei confronti della politica e della concomitanza delle elezioni con il lungo ponte del 2 giugno, porta quindi a domandarsi quale sarà la percentuale di votanti ai ballottaggi quando gli italiani saranno chiamati alle urne ad estate iniziata e con le scuole già chiuse.

MOVIMENTO 5 STELLE

Il Movimento 5 Stelle è forse il partito che più può gioire dei risultati di questa prima tornata di elezioni, avendo ottenuto risultati straordinari e per certi versi inaspettati a Roma e soprattutto a Torino dove la candidata Chiara Appendino è andata per lunghi tratti della notte ad insidiare Piero Fassino, storico rappresentante del Partito Democratico che fino a qualche settimana fa era dato come plausibile vincitore al primo turno. E’ allo stesso tempo però interessante vedere come il M5S abbia raggiunto i risultati migliori in comuni dove la presenza del movimento era incarnata da candidati forti e capaci come appunto l’Appendino e la Raggi ma che abbia fatto fatica a superare il 10% in quei comuni in cui il movimento non era rappresentato da candidati particolarmente indicativi e carismatici (Milano e Napoli). Se vuole continuare il processo di crescita esponenziale avuto negli ultimi anni, il Movimento 5 Stelle dovrà dunque essere abile nel dar seguito alla propria proposta ma al contempo a selezionare minuziosamente i propri rappresentanti sia a livello locale che nazionale.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Partito Democratico del premier Matteo Renzi esce dalle elezioni di domenica ridimensionato dopo gli eccellenti risultati delle elezioni Europee del 2014, ed a finire sul banco degli imputati è proprio lo stesso presidente del consiglio. In città come Torino e Bologna, considerate da molti come vinte in partenza, il PD oggi si trova a dover affrontare dei ballottaggi dall’esito incerto che potrebbero invertire il risultato del primo turno. A Napoli la candidata Valeria Valente ha faticosamente superato il 20% posizionandosi terza mentre a Milano Mr. Expo Beppe Sala, fortemente voluto da Renzi in discontinuità con la giunta più estremista presieduta da Pisapia, ha superato il candidato del centrodestra Stefano Parisi di un misero 1% e ora rischia che al ballottaggio si vada a creare una coalizione anti-PD che potrebbe vederlo sconfitto. Unica nota lieta per il premier è il risultato di Roma dove Roberto Giachetti ha prevalso su Giorgia Meloni accedendo al secondo turno. In questo caso però l’impressione è che dopo la disastrosa amministrazione Marino gli elettori abbiano voluto premiare il candidato in sé piuttosto che la coalizione o il partito.

Con la convention del Partito Democratico in cui si potrebbe eleggere un nuovo segretario alle porte, i risultati dei ballottaggi saranno fondamentali per Renzi per dimostrare di avere ancora salda la leadership del partito e del paese.

CENTRODESTRA

La frammentazione del centrodestra necessita di un’analisi più dettagliata sia per quanto riguarda i risultati delle amministrative che per quanto concerne la possibilità di vedere una destra unitaria nel futuro più prossimo.

 Dai risultati di domenica emerge in maniera inequivocabile come il caos regni sovrano in ciò che fu il centrodestra, con accoppiamenti frammentazioni e ripicche che senza dubbio non hanno giovato allo schieramento. Esclusa Milano dove i tre partiti (Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia) si sono presentati uniti e dove il candidato Stefano Parisi è stato un valore aggiunto contribuendo del 5% con le sue liste civiche, i dati sono stati abbastanza deludenti. Il trend che sembra emergere da questo primo turno elettorale è che Lega e FI sono ancora in lotta per la leadership della coalizione e proprio per questo necessitino l’un dell’altro per ottenere risultati soddisfacenti.

In tale contesto Fratelli d’Italia risulta essere solo un partner minoritario della coalizione esclusa Roma dove e il suo presidente Giorgia Meloni ha da sola spaventato il centrosinistra ed il candidato Renziano Giachetti. Proprio alla luce del mancato sostegno di FI alla Meloni che probabilmente le avrebbe garantito l’accesso al secondo turno e del risentimento che ne consegue risulta difficile immaginarsi un centrodestra riunito nel futuro più immediato.

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