Monti attaccato in casa: la maggioranza vota no in Parlamento

Pare che le interviste rilasciate dal premier Monti siano destinate ad essere attaccate. Ieri erano stati  i parlamentari dedeschi per l’intervista rilasciata al “Der Spiegel”, oggi è la voltra dei partiti della maggioranza di casa nostra ad attaccare il “professore”, per un un intervista rilasciata al Wall Street Journal, che però la pubblica solo oggi.

Nell’intervista si affronta il tema della politica economica dell’Italia e dell’euro zona, in merito alla quale il premier ha dichiarato:“Se il precedente governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1200 o qualcosa di simile”. Quest’affermazione non è piaciuta affatto alla maggioranza, che ha regito immediatamente.

Altrettanta immediata è stata la precisazione di Palazzo Chigi che ha precisato: “Non c’è alcuna intenzione polemica nei confronti del passato esecutivo, si tratta solo di una proiezione degli effetti della speculazione sul nostro paese se non si fossero dati segni di discontinuità con il passato. E’ noto che lo spread in sei mesi era salito dai 150 punti base di maggio ai 550 di novembre”.

Ma non è bastata questa precisazione a calmare gli animi e la replica del Popolo della Libertà,  attraverso Fabrizio Cicchitto, capogruppo pdl è stata pesante:”Abbiamo l’impressione che il presidente Monti dovrebbe avere una maggiore sobrietà nelle sue interviste a giornali esteri. Capiamo che gli può risultare sgradito il fatto che il saliscendi degli spread sta avvenendo anche durante il suo governo e che ciò può averlo innervosito, ma questo non giustifica una provocazione tanto inutile quanto stupida che rinviamo al mittente”. Più drastica la reazione del presidente dei senatori Maurizio Gasparri, che addirittura ha  minacciato di staccare la spina all’esecutivo.

La polemica è arrivata, inevitabilmente in aula, e le affermazioni di Monti si sono trasformate in un voto contrario, in merito al decreto per la spending review, riguardante la sicurezza. Il tesoriere Pietro Laffranco, senza mezzi termini ha dichiarato “Lo abbiamo fatto apposta per protesta contro le parole di Monti su Berlusconi, che ha detto una sacrosanta sciocchezza e noi abbiamo voluto lanciare un segnale”. Ora ci si attende  che  premier chieda scusa a Berlusconi.

In un altro punto dell’intervista al Wsj, il premier Monti dice “ mi auguro che il mio governo possa aiutare gli italiani a modificare la loro mentalità e questo non vuol dire che io voglio sostituire la mentalità degli italiani con quella dei tedeschi, ma ci sono alcuni aspetti dei comportamenti italiani, come per esempio la solidarietà spinta fino a livello di collusione, che sono alla radice di cose come l’evasione fiscale, che il mio governo sta combattendo con impegno e strumenti senza precedenti” Poi in un altro passaggio Monti affronta il tema della concertazione e dice:  “Ho sempre pensato che la pratica della concertazione sia stata seguita in modo troppo estensivo nel passato. La concertazione è come il dentifricio, se non metti il tappo fuoriesce”.

Anche per queste affermazion è stato attaccato e questa volta dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che nel commentare ha detto:“Monti confonde l’inciucismo dei partiti della seconda Repubblica con la concertazione. E’ davvero sconfortante che il premier non capisca che in momenti come questi, di gran lunga peggiori di quelli già vissuti, solo un moto collettivo generato anche dalle rappresentanze sociali, fortunatamente molto forti in Italia, possa toglierci da questa condizione mortificante”.

Un tentativo di comprensione arriva dal Wall Street Journal, che nel commentare il comportamento di Monti, specie in relazione  alle sue dichiarazioni al giornale  tedesco,  dice: “Il professore rappresenta un’anomalia in Europa, essendo un leader non eletto chiamato a realizzare impopolari cambiamenti nei cui confronti i politici del paese erano riluttanti. Monti fa affidamento sulla tolleranza dei principali partiti politici italiani e non ha un suo potere di base, ad eccezione della sua credibilità personale”; sottolineando: “La sua natura disciplinata è più tedesca che italiana,  mentre il suo senso dell’umorismo è decisamente più britannico”.

E’ triste però constatare come i nostri parlamentari votino si o no, solo per ripicca e non per senso dello Stato. Questo ci fa veramente pensare che quello che manca alla politica italiana, sembra essere proprio il senso dello Stato, perchè se lo scorso novembre tutti avessero fatto opera di umiltà,  ponendosi a disposizione del Paese e non dei bisogni del singolo partito, forse non avremmo neanche avuto necessità di un “professore”, che guidasse un governo tecnico per salvare l’Italia.

 

Sebastiano Di Mauro
7 agosto 2012

 

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