Mafia Capitale, Gabrielli: «Giunta inquinata ma no a scioglimento»

Mafia Capitale, Gabrielli: «Giunta inquinata ma no a scioglimento»

«Le evidenze raccolte non consentono l’applicazione della misura dello scioglimento», sono queste le conclusioni che il prefetto Gabrielli affida alla sua relazione inviata al Ministro dell’Interno Angelino Alfano, nella quale evidenzia come i dati raccolti sulle infiltrazioni mafiose abbiano sì «caratteri di rilevanza e concretezza ma non di univocità».

Il contenuto della relazione ha portato il segretario generale del Comune di Roma, Iudicello, a dimettersi per evitare di continuare a lavorare in un clima di delegittimazione della funzione dato che Gabrielli sembra puntare il dito proprio verso il segretario, responsabile di controlli ritenuti inadeguati. La Giunta Marino, pur perdendo un altro elemento, si piega ma per il momento non si spezza.

Ben cento pagine, che vanno ad aggiungersi a quelle dei tre ispettori, dove Gabrielli fa riferimento alla norma sullo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa, la quale impone che «gli elementi su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso» debbano essere «concreti, univoci e rilevanti», mentre «gli elementi emersi, pur presentando i caratteri di rilevanza e concretezza», non hanno appunto «il tratto della univocità» dovuti al fatto che la Giunta Marino ha «posto in essere sforzi per marcare una discontinuità rispetto al passato, evidentemente percepito come connotato da pericolose anomalie e disfunzionalità».

«Le risultanze emerse dall’attività ispettiva documentano come Mafia Capitale, anche sotto l’attuale Giunta, sia riuscita a infiltrare l’Ente locale, assoggettandone la funzione ai propri interessi grazie a amministratori corrotti e alle influenze esercitate da Carminati e Buzzi», ma le conclusioni del prefetto sembrano chiaramente in contrasto con la proposta di sciogliere la Giunta Marino, proponendo invece azioni solo in alcuni Municipi di Roma e commissariando tre dipartimenti del Campidoglio (ambiente/rifiuti, sociale ed emergenza abitativa), oltre all’allontanamento di una ventina di dirigenti e funzionari.

Salve quindi, per il momento, Assemblea capitolina e amministrazione Marino, ma alcuni dipartimenti potrebbero essere indagati della magistratura. All’interno delle novecento pagine della Commissione di accesso agli atti non mancano nuovi spunti da seguire per ulteriori indagini su lavori pubblici e scuola, quali appalti su manutenzione delle strade e mense per gli alunni. Si parla di un «quadro di un’amministrazione inquinata, connotata da una profonda mala gestio, in cui: a) il condizionamento mafioso produce una pesante deviazione del canone di legalità dalla funzione di indirizzo politico, sotto l’influenza di dirigenti collegati a mafia Capitale; b) l’asservimento delle funzioni pubbliche travolge la libera determinazione della volontà degli organi deliberativi, piegandoli agli interessi del sodalizio criminale».

Per i commissari di conseguenza non cambia molto tra ciò che è accaduto nella Giunta di centro-sinistra di Marino e quanto avveniva invece in quella di centro-destra guidata dall’ex sindaco Gianni Alemanno, indagato per associazione mafiosa.

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