Il Premier: «Con Renzi 2 non si vince, devo tornare il Renzi 1»

Il Premier: «Con Renzi 2 non si vince, devo tornare il Renzi 1»

 Il Premier Matteo Renzi sembra uscire dalle ultime amministrative con la certezza che “queste elezioni dicono che col Renzi 2 non si vince, devo tornare il Renzi 1. E basta primarie nel Pd, perché Alla gente interessa che il sindaco sia scelto con primarie o con selezione segreteria Pd o che strade della città siano pulite? Non ho scelto io i candidati: fosse per me la stagione delle primarie sarebbe finita. Questo è un Paese moderato, vince chi occupa il centro. Con personalità, perché se invece degli originali corrono le copie, allora non funziona”. Per Renzi ad esempio in Liguria La Paita non ha perso perché il candidato di Civati le ha tolto dei voti, perché probabilmente non sarebbero andati comunque a lei, convinto che la sconfitta sia dovuta invece al fatto che nell’ultima settimana il 5% degli elettori di centro si è spostato verso Toti.

Una legislatura “da brividi”, nel suo momento più duro ma con la determinazione di non fermarsi e andare avanti fino al 2018: “E’ il momento più difficile e più affascinante dell’intera legislatura”.
Il Presidente del Consiglio promette “riforme più vicine, dovrò aumentare i giri, non diminuirli. Quest’anno con tremila emendamenti in commissione non si riesce ad assumere i 100mila a settembre. Le scelte dell’opposizione hanno come conseguenza che il provvedimento non riuscirà ad entrare in vigore in tempo per settembre”.

Inoltre è necessario un cambiamento nel partito: “Succede di perdere, in alcune città il Pd ha perso, altre le abbiamo riprese ma certo quando i cittadini scelgono altro, il partito deve riflettere”, anche perché “tra un anno si vota nelle grandi città: Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma”. Un avvertimento al Sindaco di Roma, perché se torna Renzi 1: “Fossi in Marino non starei tranquillo”.

Certo, Renzi ritiene Marino “una persona perbene, lo riconoscono tutti. Si continua a dire se va avanti o no. A me interessa capire se l’amministrazione pulisce le strade, mette a posto buche e emergenza. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa”.
Il premier aggiunge che “deciderà il Pd romano”, ma il punto è che “chi è in grado di governare governi, se non è in grado vada a casa”. Per Renzi però a decidere sarà il Pd romano, assieme alla coalizione, “tra l’altro Orfini sta facendo un lavoro meraviglioso”, e che l’ipotesi del commissariamento per mafia non esiste: “Leggeremo come governo le carte ma per noi non ci sono gli estremi”.
Per Renzi Roma “è una città bellissima, ha tutto, ha un’eco internazionale straordinaria. Quest’anno c’è il Giubileo, tutto il mondo ci guarderà, la vogliamo smettere di stare a discutere di questioni che riguardano solo gli addetti ai lavori?”.La riunione è convocata per eleggere il successore alla guida del gruppo della Camera dopo le dimissioni di Roberto Speranza nei giorni del voto sull’Italicum. Renzi candida Ettore Rosato, attuale vice capogruppo, la persona, sottolinea il premier che “ha caratteristiche di tenacia, determinazione necessarie per guidare il Gruppo più numeroso della storia della Repubblica e che dovrà gestire riforme ambiziose”. In mattinata la Stampa aveva pubblicato un colloquio con il premier dopo i ballottaggi nel quale il premier criticava lo strumento delle primarie per la scelta dei candidati locali.

Dopo le dimissioni di Roberto Speranza, finalmente è stato eletto Ettore Rosato come nuovo capogruppo del Pd alla Camera, con 239 voti a suo favore, con 291 votanti sui 309 componenti del gruppo. Ettore Rosato era stato proposto da Matteo Renzi come candidato naturale alla guida del gruppo perché era necessaria una leadership autorevole a fronte delle molte sfide, dalle riforme ai diritti civili: “Ettore ha caratteristiche di tenacia, determinazione necessarie per guidare il Gruppo più numeroso della storia della Repubblica e che dovrà gestire riforme ambiziose”, oltre a rappresentare la continuità: “C’erano due strade, o la riforma complessiva del gruppo-partito in un nuovo equilibrio o affrontare in modo più agile il solo problema del capogruppo”.

Mattavelli Paola
17 giugno 2015

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