Pippo Civati lancia il partito a sinistra del Pd

Pippo Civati lancia il partito a sinistra del Pd

A sinistra, una sfida “Possibile”.

Pd: Civati, Oltre, a sinistra. Un termine che evoca il successo di Podemos in Spagna, ma nessuna “caricatura” del movimento di Pablo Iglesias. Un’altra storia, un altro contesto, ma non mancano le assonanze. Dopo lo strappo consumatosi nel Pd, Pippo Civati non perde tempo a ricucire e lancia il progetto Possibile. Le idee sembrano chiare e guardano a sinistra, il target politico-comunicativo non risponde soltanto ai delusi del partito di Renzi ma prova a dare forma e sostanza alle molte soggettività escluse dall’agone politico. Una possibilità nata come esigenza politica, quella di riempire un vuoto, una “mancanza” di rappresentanza per quelle tante anime disperse della sinistra. In molti hanno gridato alla solita scissione, a una casa utile solo alle tante diaspore che a sinistra si sono susseguite. Ma è lo stesso Civati a smentire dal suo blog: “Di scissioni ce ne sono già state parecchie. Questa non lo è. Per niente, è il suo contrario: una ricomposizione, […] prendere il meglio dalle esperienze vincenti (come quelle sui beni comuni, correva l’anno 2011) per andare oltre: perché la nostra ambizione deve essere quella di dare al Paese un governo di sinistra, laico, repubblicano e moderno e non solo una buona sinistra”.

Il guanto di sfida alle grandi intese. Tra le tante proposte programmatiche, Possibile rilancia i tanti temi cari al centrosinistra, ma che secondo Civati – grazie al patto del Nazareno prima e alle grandi intese poi – sono rimasti elusi, se non totalmente, in larga parte: si parla di lotta alla corruzione e alla mafia, di riforme fatte “con cura costituzionale”, una politica economica “non ridotta alla gestione dell’esistente”, il reddito minimo di cittadinanza, la progressività fiscale, la parità salariale tra donne e uomini, la corretta applicazione della legge 194, il fine vita, il cambiamento climatico e le sfide per il futuro.

Orizzontalità e partecipazione. Civati non fa sconti, la critica al Pd è sempre aspra e forte: un partito divenuto una “gerarchia burocratica e oggi assolutistica, con un capo e le sue disposizioni”. La ricetta alternativa è subito pronta, anche se più facile a dirsi che a farsi: una formazione che nasce dal basso, con poca burocrazia, un’adesione leggera ma partecipativa, uno statuto che riconosca e garantisca il ruolo di chi partecipa in ogni momento decisionale e ad ogni livello, un soggetto politico che abbia autonomie territoriali così da comprendere le esperienze di civismo. Fari puntati sul referendum e sulle proposte di iniziativa popolare, strumenti utili per ridare al popolo la sovranità di decidere cosa è meglio e cosa è peggio, saltando le larghe intese così da scardinare una visione verticistica della società: legge elettorale, sblocca italia, concorrenza sulle concessioni autostradali, riconversione ecologica dell’economia (in alternativa alle trivelle), job act e riforma della scuola, legalizzazione della cannabis, questi i tanti temi meritevoli di consultazione popolare proposti da Possibile.

= come uguaglianza. Nel simbolo di Possibile, l’uguale è un chiaro riferimento all’uguaglianza: “il simbolo – spiega Civati sul suo blog – dice che vogliamo lottare contro le disuguaglianze. Il colore ci ricorda che ci vuole passione, che l’indignazione conta ma non è sufficiente, che la razionalità ci deve sempre accompagnare. Un logo che sia un richiamo alle tante questioni che la sinistra ha perduto: il femminismo, l’interpretazione del diverso, dello straniero, del povero rispetto al ricco”. Non manca la critica a questo modello di sviluppo, colpevole di aver scelto un certo “liberismo leggero” come cura di tutti i mali dell’economia italiana, colpevole di aver finanziato tutti allo stesso modo senza tendere la mano ai meriti e alle eccellenze del sistema Italia.

Ipotesi di una sinistra di governo “possibile”. L’idea è quella di una sinistra di governo, una sinistra che non sia alla ricerca di una scialba identità di nicchia, ma capace di innovarsi partendo dai valori che la contraddistinguono; in una parola, “Possibile”, presentatasi come forza di bilanciamento tra le aree più radicali della sinistra e il riformismo a volte contraddittorio del Pd, a causa della sua azione di governo in un’ottica di larghe intese. Il segnale è stato dato, la domanda è stata posta, “il sasso nella palude” – come lo chiama Civati – è stato lanciato, ora non resta che aspettare quanti il 21 giugno (primo giorno d’estate), si presenteremo al primo appuntamento di Possibile a Roma. Il sogno di mezza estate lo definisce il suo promotore, proprio perché Possibile prova a essere qualcosa di più concreto. Intanto, in attesa di passare dalle parole ai fatti, l’incubo di un vuoto a sinistra del Pd sembra essere scampato.

Rosario Russo
3 giugno 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook