Uno sguardo sulle Elezioni Regionali

Uno sguardo sulle Elezioni Regionali

ELEZIONI 2013: SEGGI ELETTORALI A ROMA

Al voto, al voto! Tra le sette regioni interessate a rinnovare il Presidente e il Consiglio Regionale troviamo, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto, mentre per quanto riguarda le elezioni amministrative, 754 saranno i comuni interessati al rinnovo del Consiglio Comunale e alla scelta del nuovo sindaco.

Situazione ancora spinosa per il Pd in Campania. Il candidato Vincenzo De Luca – vincitore delle primarie – ha una condanna in primo grado per abuso di ufficio. Una candidatura che continua a suscitare numerose polemiche nel partito e fuori. Molti sono coloro che mettono in risalto proprio la legge Severino che cos cita: “gli amministratori condannati in primo grado non possono ricoprire cariche pubbliche e quindi, nel caso venisse eletto, l’ex sindaco De Luca, verrebbe sospeso” (anche se l’interpretazione della norma è stata contestata). Intanto, è lo stesso premier Matteo Renzi a scendere in campo per stemperare gli animi sulla candidatura di De Luca, definita a più riprese “impresentabile”: “Le questioni della legge Severino che lo riguardano sono esattamente le stesse che hanno riguardato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Allora, fatemela dire chiara. Il governo lavorerà con chiunque vincerà le elezioni, come è ovvio, perché noi siamo rispettosi del dettato istituzionale. Con un altro nome, forse, avremmo vinto con maggiore sicurezza. Ma bisogna governare il giorno dopo. Ma il Pd crede che De Luca sarebbe un ottimo presidente”. Tra le varie critiche mosse a De Luca, anche quelle da sinistra: l’accordo con Ciriaco De Mita, leader regionale del partito centrista e sindaco di Nusco. Un accordo che – secondo sondaggi e opinionisti – riaprirebbe la partita in Campania con possibilità di vittoria per il centrosinistra ; i voti dell’Udc, potrebbero proprio pesare e colmare quelli perduti di Sel, che ha scelto di candidare un esponente del suo partito, Salvatore Vozza. Mentre l’Udc passa con il centro-sinistra decretando così la spaccatura dei centristi, il Nuovo Centro Destra appoggia nuovamente il Presidente uscente di Forza Italia, Stefano Caldoro: un divorzio già nell’aria, considerato che la famiglia De Mita era già entrata in rotta di collisione con il Governatore forzista anni fa. Da ricordare, a tale riguardo, che Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco, aveva ricoperto la carica di vice-presidente regionale ad inizio mandato, ma trasferitosi poi alla Camera, in occasione delle elezioni politiche. Valeria Ciarambino è invece la candidata del Movimento 5 Stelle, in seguito alle elezioni online a cui hanno partecipato circa 3.700 sostenitori.

Per il Pd, la situazione è complessa anche in Liguria. Dopo lo strappo consumatosi con la sconfitta di Cofferati alle primarie e con la conseguente candidatura di Luca Pastorino, ex esponente del Partito Democratico e civatiano, (appoggiato da Sel, Prc, Pdci e Lista Doria, ovvero proprio quei partiti che hanno provato a convincere Cofferati a candidarsi nonostante la sconfitta alle primarie), il candidato governatore del PD Raffaele Paita, dovrà convincere in una regione con enormi difficoltà, dopo lo scandalo delle “spese Pazze” e tra le numerose polemiche sulla gestione Burlando riguardo all’alluvione di Genova. La stessa Paita, risulterebbe indagata per l’alluvione a Genova del 2014 (quando lei era assessore alla Protezione Civile) e in particolare per la “mancata allerta”. Ma dal Pd è subito arrivato un netto sostegno ad “andare avanti”. Tra le file del centrodestra, Forza Italia ha proposto Giovanni Toti, con l’appoggio della Lega Nord. Una campagna elettorale segnata però dai cambi in corsa, come quello di Edoardo Rixi, il candidato leghista sacrificato sull’altare di Toti, mentre si trovava in piena campagna elettorale. Sul fronte M5S, troviamo la 32enne Alice Salvatore, candidata del Movimento 5 Stelle dopo aver ricevuto circa 400 voti su 1.500 partecipanti.

Che confusione sotto il cielo del Veneto. Nel campo del centrodestra, il partito di Salvini prova a certificarsi una credibilità ancora in bilico, dopo l’espulsione di Tosi e l’annuncio della sua candidatura contro il governatore leghista Zaia. La discesa in campo di Tosi, secondo i sondaggi, non sembra valere più del 5/7%; soprattutto perché l’alleanza con il Nuovo Centrodestra fa storcere il naso a molti. Da non sottovalutare Jacopo Berti, candidato presidente del Movimento 5 Stelle – imprenditore di 31 anni che ha raccolto 400 preferenze tra i 2mila militanti che si sono espressi – che potrebbe contendere a Tosi la, diciamo così, terza posizione. Alessandra Moretti è invece la candidata del Partito Democratico, ancora indietro nei sondaggi rispetto al favorito Luca Zaia.

Caos targato centrodestra anche in Puglia: è in questa regione che va in scena l’esplosione di Forza Italia. Prevedibile, visto che la Puglia è il territorio prediletto di Raffaele Fitto; ribellatosi al commissariamento deciso a Roma e vincendo su tutta la linea, Fitto è riuscito addirittura a portare dalla sua parte quello che era il candidato ufficiale di Silvio Berlusconi, Francesco Schittulli. Quest’ultimo, correrà con l’appoggio di Fitto e del Nuovo Centrodestra. Forza Italia punta su Adriana Poli Bortone, con il supporto di Noi con Salvini, mentre Fratelli d’Italia (di cui Poli Bortone fa parte) non accettando la mossa, ha deciso di restare fedele all’area di Raffaele Fitto, scomunicando così, di fatto, la stessa Poli Bortone. Compatto il campo del Centrosinistra, anche se non mancano scontri tra “partitisti e civici”: un po’ di mal di pancia si avverte tra le liste del Partito democratico pugliese, dopo che lo stesso Emiliano, in più occasioni pubbliche ha equiparato per importanza le stesse liste civiche al PD, aggiungendo infine che sono la stessa cosa; In casa Grillo, circa 2034 attivisti del Movimento 5 Stelle hanno scelto la 28enne studentessa di Architettura, Antonella Laricchia, la quale ha ricevuto 596 voti dopo aver sfiorato l’elezione alle passate Europee. Di sé e del suo programma scrive: “Alla mia generazione, giovane, onesta, meridionale e consapevole, non resterà che emigrare se la regione non sarà liberata da una classe politica condannata, dalla sua collusione, all’inazione. Io intendo mettere a disposizione la mia onestà (dimostrata nella gestione della scorsa campagna elettorale, nell’immediata restituzione dei rimborsi in eccesso di Bruxelles e in tutta la mia vita), il mio impegno (dimostrato in innumerevoli forme di attivismo e volontariato) e le mie competenze, per un impegno da portavoce che sia limitato nel tempo e nella retribuzione”.

Singolare la storia della regione Marche, dove Ncd e Udc sono pronti a correre con Forza Italia e a candidare il due volte presidente Gian Mario Spacca, che fino a ieri ha fatto parte del Partito democratico. A contrastarlo Luca Ceriscioli, vincitore delle primarie del centrosinistra. Giovanni Maggi è il candidato per il Movimento 5 Stelle, mentre Luca Rodolfo Paolini, storico militante del Carroccio nelle marche, è il candidato di Lega Nord e Fratelli d’Italia. Edoardo Mentrasti, è il candidato della sinistra-sinistra, che in questa regione ritrova l’unità di Sel e Rifondazione Comunista.

In Umbria, nota roccaforte della sinistra, troviamo un centrosinistra compatto attorno alla figura del presidente regionale uscente, Catiuscia Marini. A mancare all’appello del centrosinistra, la sinistra-sinistra con la lista Umbria per un’altra Europa, con la candidatura di Michele Vecchietti. Tra le file del centrodestra, potrebbe sorprendere la candidatura di Claudio Ricci (ricordiamo il risultato di Perugia, strappata al centrosinistra dal sindaco Andrea Romizi, giovane esponente di Forza Italia). Lo stesso presidente Berlusconi, in visita giorni fa ad Assisi ha affermato scherzosamente: “Siamo qui tutti con una grande speranza dentro il cuore, quella di poterci ubriacare lunedì sera e in tutta la giornata di martedì. Queste elezioni sono importanti e non solo per la Regione. Siete da troppi anni sotto un potere pervasivo e credo che un’alternanza ci voglia, perché scopa nuova, scopa bene. Senza nessuna intenzione di ricordare il bunga bunga!”.

Per quanto riguarda la regione Toscana, non si parla molto di questo appuntamento, con tutta probabilità perché il risultato è ampiamente scontato in favore del Partito Democratico con la candidatura di Enrico Rossi, il quale, secondo i sondaggi, si avvia verso una solida riconferma. Sondaggi auspicabili, dati i troppi candidati in quota centrodestra: con la new entry Stefano Mugnai – appoggiata da Forza Italia dopo una lotta tutta interna tra Deborah Bergamini e Denis Verdini – consigliere regionale uscente, politico che si è sempre impegnato sui temi della sanità toscana. Una candidatura che significherebbe una vittoria della Bergamini su Verdini, segno dei tempi che cambiano. i candidati arrivano così a quota quattro. Tra gli altri, Claudio Borghi, candidato della lega nord, economista professore alla Cattolica di Milano, è uno degli artefici della strada no-euro ferocemente perseguita da Matteo Salvini., Gianni Lamioni è il candidato di Ncd e Udc, imprenditore e presidente di Unioncamere di Grosseto, in corsa separatamente dalla Lega Nord e da Forza Italia. Tommaso Fattori è il candidato della sinistra anti-Pd, che si è data la sigla di Sì (Sinistra italiana), mentre Giacomo Giannarelli è invece il candidato in Toscana del Movimento 5 Stelle.

Intanto Venezia, il principale tra i Comuni al voto, fa quasi un caso a sé. Qui, i democratici puntano sul magistrato Felice Casson, civatiano di ferro, candidato negli anni scorsi alla guida dell’amministrazione veneziana per il centrosinistra. A beneplacito della sua candidatura, Casson può giocare dalla sua parte la vittoria schiacciante alle primarie veneziane. Competizione alle primarie che però, va ricordato, è stata influenzata dallo scandalo del Mose e dalle dimissioni di Giorgio Orsoni. Con sorpresa dalla Spagna, è arrivato anche l’endorsment-messaggio di Pablo Iglesias, leader di Podems a sostegno della candidatura di Felice Casson, dichiarazione che è rimbalzata nelle ultime ore sul web e sui social network: “Felice Casson ha una storia e una personalità molto vicine a quelle della nostra Manuela Carmena – afferma Iglesias – è stato protagonista nelle inchieste su Gladio e la strategia della tensione, nelle battaglie a difesa del diritto alla salute dei lavoratori, è la persona giusta per sconfiggere il sistema della corruzione e del malaffare che ha depredato Venezia negli ultimi anni. […]è stato scelto con una grande partecipazione popolare e la sua vittoria può inaugurare una rinnovata stagione di governo che metta al primo posto i diritti delle persone e la cura del territorio”.

Gli schieramenti sono pronti sulla griglia di partenza. Non resta che aspettare domenica 31 maggio, quando 26 milioni di cittadini italiani saranno chiamati alle urne.

Rosario Russo
29 maggio 2015

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