Referendum: la Sardegna dice no alle Province

Mentre in 1012 comuni si votava per rinnovare i consigli comunali, in Sardegna gli elettori erano chiamati ad esprimersi su 10 quesiti referendari, 5 abrogativi e 5 consultivi.
Nonostante la discutibile decisione di non accorpare il referendum con le amministrative (spostate a giugno), tutti i quesiti referendari hanno superato il quorum di 1/3 previsto dalla legge per considerare valida ciascuna consultazione.

Lo scrutinio non è ancora stato completato, ma i dati non definitivi parlano chiaro: il 97% dei sardi ha detto “si” ad 8 quesiti, compresi quelli per l’abolizione delle 4 Province di recente istituzione, cioè Gallura, Medio Campidano, Sulcis, Ogliastra, e della legge che lega gli stipendi dei consiglieri regionali a quelli dei parlamentari. Insomma, vittorie plebiscitarie.
Attorno al 94% il dato dei favorevoli per la riscrittura dello Statuto sardo con l’Assemblea Costituente, mentre si ferma al 67% la percentuale di coloro che chiedono la cancellazione delle 4 Province storiche di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro, ma questo quesito aveva valore solo consultivo.
Un sostegno significativo su questi cosiddetti “quesiti anti-casta” è stato avanzato proprio dal governatore sardo Ugo Cappellacci (Pdl), mentre il centrosinistra si è mostrato diviso, e c’è chi, come il presidente della Provincia di Nuoro Roberto Deriu (Pd) ha presentato ben tre ricorsi contro i quesiti per l’abolizione delle province.
Mario Segni ha dichiarato che “esiste un popolo che giudica e che non è disposto a farsi trascinare sulla via della Grecia”. Ma se di un popolo stiamo parlando questo è quello sardo: il resto degli italiani il privilegio di giudicare su tali quesiti non ha, con tanta invidia, potuto conoscerlo.

Ermes Antonucci

7 maggio 2012

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