Quali saranno i temi toccati dal discorso di insediamento del Presidente della Repubblica?

Quali saranno i temi toccati dal discorso di insediamento del Presidente della Repubblica?

 ROMA — C’è attesa per il discorso di insediamento che Sergio Mattarella terrà domani, quando il rito solenne del giuramento lo investirà definitivamente e ufficialmente della carica di Presidente della Repubblica.

«Pregate per me affinché io sia uno strumento per il bene del Paese», aveva detto ieri Sergio Mattarella al termine della messa parlando con alcune suore.
Ogni parola ed ogni gesto sono carichi di significato per un uomo come lui, discreto e di poche parole, con quel «questo basta» finale dopo aver espresso il suo pensiero per le difficoltà degli italiani, o «non è questo il problema» in risposta al giornalista che gli chiedeva se fosse felice.

Quindi ogni mossa è già un indizio per capire come Mattarella imposterà il suo settennato: il suo ingresso da Presidente della Repubblica silenzioso eppure che fa parlare; quel suo muoversi usando la solita Panda grigia o camminando a piedi; la scelta di andare a visitare le Fosse Ardeatine e la messa domenicale; la telefonata a Carlo Azeglio Ciampi e l’incontro con Napolitano; il suo fedele dividersi tra famiglia e lavoro.
È già tutto qui: unità, equilibrio e sobrietà. Da questo partirà non solo per preparare il discorso di insediamento, ma anche per stabilire la linea da seguire nei prossimi sette anni. Non sarà solo in questo compito, ad aiutarlo ci sono gli amici di sempre, gli ex del Movimento Giovanile della DC.

Un discorso che sarà come lui: sintetico, senza sbavature, mirato allo scopo. Niente parole inutili ma una chiarezza di fondo, ricompattare cioè il Paese e le forze politiche per ridare speranza attraverso le riforme e la ripresa; senza chiusure, garantendo cioè maggioranza ed opposizione perché lo sforzo di tutti deve essere teso al bene comune.
Una parte sarà dedicata alla Costituzione, una difesa ma nello stesso tempo un’apertura al cambiamento, un tenere il passo con i tempi; parola d’ordine: «Innovare per non tradire».
Un Presidente che sarà collaborativo con il Governo Renzi, che «può far bene», e che tiene costantemente lo sguardo puntato alla crisi e alla voglia di uscirne. Per poter fare questo saranno fondamentali anche i passi da tenere in ambito europeo, nel quale è più che mai necessaria una flessibilità a discapito di un’austerità a tutti i costi.

Forte anche dei numeri, soddisfatto per aver quasi raggiunto i due terzi dei voti ma ringraziando anche chi non ha votato per lui, Mattarella dovrà trovare la giusta modalità per essere il Presidente di tutti gli italiani.

Primi banchi di prova saranno il decreto fiscale congelato e l’Italicum, la legge elettorale. La rottura del Patto del Nazareno potrebbe avere ripercussioni alla Camera, ma il Ministro Boschi tiene a precisare che «la norma inserita nel decreto fiscale non è a favore di Berlusconi, ma riguarda tutti», e che «la legge elettorale non la facciamo nell’interesse di Renzi o del PD ma è una legge che garantisce la certezza di chi vince. Solo il Presidente della Repubblica ha il potere di scioglimento delle Camere. Oggi c’è l’impegno del Governo che arriviamo al 2018 e non vogliamo lasciare il lavoro a metà. Forza Italia ha dato un contributo importante e serio per le riforme e credo continuerà a lavorare per quelle costituzionali anche se i numeri ci sono comunque e non siamo persone che mollano. Quindi andremo avanti ma mi auguro che Forza Italia continui a lavorare con noi».

Paola Mattavelli
2 febbraio 2015

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