Vacilla la «legge Severino» dopo che il TAR ha reintegrato Luigi de Magistris

Vacilla la «legge Severino» dopo che il TAR ha reintegrato Luigi de Magistris

de-magistris1NAPOLI — Ormai è chiaro che la legge Severino dia qualche problema. Il decreto legislativo 31 dicembre 2012 n. 235, conosciuto con il nome del Ministro della Giustizia Paola Severino che ha redatto il testo, approvato dal Governo Monti, con Filippo Patroni Griffi, Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, è un «testo unico in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi». È stato adottato, insieme ad altri, nel quadro della legge n. 190/2012 che prevede «disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione».

Il caso de Magistris solleva perplessità su una legge definita da molti incostituzionale; al centro della contesa il «principio di non retroattività». Lo stesso principio messo in dubbio dal PDL dopo che la Corte di Cassazione ha condannato Silvio Berlusconi il 30 luglio 2013, dato che la condanna riguardava reati commessi prima dell’entrata in vigore della legge. Praticamente Luigi de Magistris, condannato ad un anno e tre mesi per abuso d’ufficio nel processo «Why not» e allontanato dalla carica di Sindaco di Napoli per effetto della legge Severino, ha fatto ricorso al TAR della Campania che ha sospeso il provvedimento prefettizio in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, a cui sono stati inviati gli atti per valutare la costituzionalità degli articoli 10 e 11. Per il TAR la legge applicata potrebbe violare gli articoli 2, 51 e 97 della Costituzione. De Magistris è stato nominato Sindaco nel 2011 quando la legge Severino non esisteva e si poteva venir eletti anche con una condanna in primo grado per abuso d’ufficio. Questa la dichiarazione di Mastrocola, Presidente del TAR, dopo la pubblicazione della sentenza: «Posso dire solo che abbiamo fatto una fatica enorme, considerata la complessità del quesito».

Qui è in gioco la legittimità o meno di una legge che ha fatto decadere Silvio Berlusconi; nel suo caso la Corte di Appello di Milano ha motivato che la preclusione alla candidatura prevista dalla legge Severino non rappresenta una sanzione penale ma amministrativa, quindi non è valida la regola della irretroattività, essendo lo scopo di questa legge appunto quello di allontanare dalla politica i soggetti condannati. Se dovesse passare l’interpretazione estensiva del «principio di non retroattività» adottata dal TAR, Berlusconi potrebbe essere riammesso a Palazzo Madama nel settembre 2015. Va ricordato però che in casi come quello di Berlusconi, parlamentare, le sanzioni scattano solo in caso di condanna definitiva; de Magistris invece è stato condannato solamente in primo grado per abuso d’ufficio, reato che la legge Severino aggiungeva a quelli di concussione e corruzione stabiliti dalla legge 267/2000 come causa di sospensione dalla carica per condanne non definitive. Quindi una possibile revisione di questa legge potrebbe interessare solo le condanne in primo grado. Inoltre, qualunque sia la decisione della Consulta, il ricorso che i giudici costituzionali dovranno valutare è relativo agli articoli che si riferiscono alle cariche elettive locali e non alla decadenza da parlamentare per condanna definitiva superiore a due anni, incompatibilità questa trattata dalla legge Severino nei primi cinque articoli (Capo I del decreto legislativo 235) e non negli articoli 10 e 11 (Capo IV).

Appena appresa la notizia, de Magistris l’ha accolta con parole piene di gioia e soddisfazione: «Questa è una città che non si piega. Continuerò a fare il Sindaco di strada. In questo mese sono stato quasi esclusivamente per strada e questo mi ha molto rigenerato e rappresenterà una svolta nel mio modo di fare il Sindaco nei prossimi mesi. Meglio stare tra la gente che a palazzo». Un’attesa che «aveva riempito di ansia questi giorni anche se ho mantenuto sempre la serenità, perché so che queste partite sono lunghe e complicate. Dalle istituzioni mi viene riconosciuto un diritto costituzionale, cioè quello di poter continuare a fare il Sindaco di Napoli come una fetta importante della mia città aveva deciso nel 2011 e mi sento ancora di più Sindaco di tutti. Ora si riapre il dibattito sulla legge Severino, si apre la strada anche per una riforma della legge in Parlamento».

Il vicepresidente del CSM Giovanni Legnini sostiene che «la Severino ha risposto ad un’istanza che il Paese poneva da molto tempo, garantire che le funzioni pubbliche siano esercitate da persone sulla cui correttezza e trasparenza non può dubitarsi. Dopodiché talune disposizioni eccessive della legge Severino forse meriterebbero una severa rivalutazione in sede parlamentare» perché «probabilmente rimuovere un Sindaco dopo una sentenza di primo grado per un reato come l’abuso d’ufficio è eccessivo. Ma la valutazione su questo e su altri punti spetta al Parlamento. Le decisioni giurisdizionali vanno rispettate sempre, anche perché il nostro ordinamento garantisce a chiunque reazioni legittime nella sede propria. Sono contento per de Magistris ma avrebbe fatto bene ad evitare eccessi polemici nei confronti della sentenza».

La decisione del TAR è stata criticata da Fabrizio Cicchitto, centrodestra, che l’ha definita una «farsa». Mariastella Gelmini vede il reintegro come una possibile falla nell’ordinamento essendo un’interpretazione da Giano bifronte che «sortisce effetti reversibili se il suo destinatario si chiama Silvio Berlusconi e solleva dubbi di costituzionalità se deve essere applicata al sindaco arancione di Napoli» perché «come Giovanni Giolitti era solito ripetere, le leggi si applicano agli avversari ma si interpretano per gli amici». Per Stefano Caldoro, governatore campano, «la Severino crea disparità». La deputata Daniela Santanchè parla di una sentenza, quella del TAR, che ha dimostrato come la legge Severino sia «un mostro giuridico e il parlamento deve affrettarsi a distruggerlo». Per Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia, «visti i guai che ha prodotto, la legge Severino andrebbe cancellata rapidamente o modificata sostanzialmente. Il caso de Magistris e il caso Berlusconi si riferiscono alla stessa fattispecie. Già allora molti insigni giuristi avevano sostenuto che sarebbe stato opportuno un vaglio di costituzionalità. Ma l’odio politico ha prevalso sul diritto e sul voto dei cittadini». Tagliente anche Maurizio Gasparri: «Sulla costituzionalità della legge Severino gli organi competenti del Senato hanno discusso quando si trattava di applicare le norme nei confronti di Berlusconi, giungendo alle conclusioni che sappiamo. In altri termini, non hanno avuto il coraggio che invece ha avuto il TAR della Campania. Pur consapevoli che si tratta di due vicende diverse e che nel caso di de Magistris sono stati richiamati gli articoli 10 e 11 della Severino, un dato è evidente: verso alcuni si esercita, verso altri un abuso».

di Paola Mattavelli

2 Novembre 2014

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