Duro monito di Alfano alla Mafia:”Lo Stato è pronto a indurire il 41 bis”

Duro monito di Alfano alla Mafia:”Lo Stato è pronto a indurire il 41 bis”

alfano-le-nostre-citta-non-verranno-messe-a-ferro-e-fuocoOggi il governo ha voluto dare un segnale forte alla Mafia, così il vice premier e ministro dell’interno Angelino Alfano, ha detto che è pronto ad inasprire il 41 bis, ovvero il regime carcerario di massima sicurezza, detto “carcere duro” previsto per alcuni detenuti, condannati per reati tra cui la criminalità organizzata, il terrorismo, e l’eversione.

Nelle parole di Alfano, pronunciate a conclusione della riunione della Commissione nazionale antimafia, oggi in Prefettura a Milano, un monito chiaro:”I mafiosi sappiano che, se provano a fare uscire informazioni-ordini dal carcere, siamo pronti ad inasprire, ancora di più, il carcere duro”

Il riferimento era al caso del pm Nino Di Matteo, che non ha potuto partecipare alle udienze meneghine del processo sulla trattativa Stato-mafia, a causa delle minacce del boss di cosa nostra, Totò Riina, rinchiuso nel carcere di massima di sicurezza di Opera e alla prossima Expo di Milano del 2015.

L’istituto del 41 bis si applica a singoli detenuti ed è mirato ad ostacolare le comunicazioni degli stessi, sia con le organizzazioni criminali operanti all’esterno, che all’interno del carcere, attraverso l’applicazione di rigide restrizioni nel numero e nella modalità di svolgimento dei colloqui, ma anche sulla permanenza all’ora di aria, a cui i detenuti hanno diritto e perfino alla censura della corrispondenza.

Alfano ha anche rilevato come “le organizzazioni mafiose siano uno dei principali fattori di sottosviluppo del Mezzogiorno, come la più grave minaccia alla libertà economica delle aree produttive del Paese”. Inoltre Alfano ha fatto notare che “nonostante il progressivo affidamento delle loro attività abbia consentito alle mafie di proiettarsi con successo nello spazio immateriale degli scambi finanziari e delle relazioni d’affari, il tratto che le contraddistingue da ogni altro sodalizio criminale resta tuttora legato al controllo fisico del territorio, da cui deriva potere e prestigio».

Poi in qualità di ministro dell’Interno e vicepremier non poteva non esser chiaro sulle minacce di Totò Riina al pm Nino Di Matteo, e così ha detto: “Siamo dalla sua parte e dalla parte di tutti i magistrati che sono impegnati in trincea e in prima linea. Lo Stato metterà tutti i mezzi di cui dispone la tecnologia e di cui dispone l’intero Paese per mettere al sicuro la loro vita. Ogni attacco alla loro sicurezza è un attacco alla sicurezza dello Stato contro cui lo Stato reagirà con ogni mezzo che ha a disposizione. Abbiamo offerto ai magistrati di Palermo ogni disponibilità che è nei poteri dello Stato di dare. Oltre quello che abbiamo messo a disposizione non c’è nulla in natura. Non c’è. Se viene individuata una modalità ancora più efficace noi saremo pronti».

Infine in riguardo l’Expo 2015, Alfano ha assicurato: “Faremo di tutto per impedire infiltrazioni criminali di tutte le mafie. Faremo di tutto perchè sia un “Expo mafia-free”». In particolare, ha fatto notare come sia importante “la presenza dello Stato in un luogo simbolo del Paese proprio quando si prepara ad affrontare l’Expo”, ribadendo come ciò sia un primario obiettivo di questo governo: “Dimostreremo che si può realizzare un grande evento senza partecipazione mafiosa e senza lucro criminale”

Alfano ha infine ringraziato il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, per il lavoro che sta facendo, insieme al sindaco Pisapia e con l’ad di Expo Sala, tutto nell’ottica di un programma di sottoscrizione di un piano di azione, che servirà sia alla difesa, che alla prevenzione del rischio infilgtrazione della “criminalità organizzata”.

 

Sebastiano Di Mauro
16 dicembre 2013

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