Il Premier bacchetta i ministri Alfano e Lupi, che non si piegano. Terreno minato per il governo

Il Premier bacchetta i ministri Alfano e Lupi, che non si piegano. Terreno minato per il governo

Alfano-lettaEnrico Letta inizia il ritiro ministeriale con un ultimatum e lo fa ancor prima di essere giunto all’abbazia, perchè il premier aveva deciso di tenere un pre-vertice in uno dei mini-van Volkswagen, guarda caso dove viaggiano Alfano, Lupi e Dario Franceschini.
Secondo le notizie, pare che Letta, sostenuto da Franceschini, chieda conto ad Alfano e a Lupi della loro partecipazione alla manifestazione anti-giudici, affermando:  “Ciò che è accaduto a Brescia è inaccettabile, non si può più ripetere. Le ricadute negative sul governo sono superiori alla sua capacità di tenuta”, aggiungendo: “Dobbiamo abbassare la tensione, non fomentarla. Ora va sminato il terreno da questi elementi di contrasto”.
Le parole di Letta, sicuramente riecheggiano il colloquio telefonico con il presidente Giorgio Napolitano che in contemporanea  bacchetta  Berlusconi dicendo: “I giudici sono baluardo della legalità”.
Letta nelle sue esternazioni ha anche affermato: “Sappiate che io non mi faccio logorare, se siete al governo per fare campagna elettorale, me ne vado. Non resto a palazzo Chigi a ogni costo”.
I due ministri Alfano e Lupi  si difendono dicendo “non potevano prendere le distanze da Berlusconi disertando la manifestazione di Brescia”.  Secondo le argomentazioni dei due ministri Pdl,  in risposta a quanto contestato dal premier, se avessero preso le distanze da Berlusconi  la vita del governo sarebbe stata compromessa. Poi ribadivano che per nessuna ragione intendono rinunciare alla propria identità politica, affermando: “Non ammaineremo le nostre bandiere, non ci appiattiremo sulle posizioni del Pd. Tantomeno sul fronte della giustizia. E mai smetteremo di difendere Berlusconi”.
Letta comunque, quasi emulo di Grillo,  impone una “regola aurea” e cioè il divieto per tutti i componenti del governo di partecipare a manifestazioni politiche e a talk-show tv per tutta la durata del  governo, spiegando: “E’ una questione di serietà, siamo al governo non in campagna elettorale”. Ma anche a questo monito Alfano e Lupi  rispondo picche e si confrontano telefonicamente con Berlusconi, il quale da il suo placet per una mediazione, proponendo che il divieto valga solo fino alla fine dei ballottaggi delle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio e quindi fino al 10 giugno.
Quanto proposto da Berlusconi, certamente non può accontentare Letta, ma in ogni caso giunti in Abbazzia,  rinuncia alla prevista conferenza stampa e, tramite il suo portavoce, Gianmarco Trevisi dirama una nota ufficiale che recita: “In apertura dei lavori Enrico Letta ha comunicato quanto concordato con Alfano nel corso del viaggio da Roma. E cioè che da qui alle elezioni amministrative i membri del governo non parteciperanno a manifestazioni elettorali, né a dibattiti radio e tv che non siano incentrati sul programma di governo”.
Così  la riunione  inizia e la tensione è evidente fin dalle prime battute. Solo più di un’ora il clima si distende, ma ancora una volta il premier chiede ai ministri di “evitare annunci”, affermando: “Contano le cose fatte, non quelle annunciate”.
Sapremo nelle prossime ore cosa uscirà da questo incontro-ritiro, intanto a Milano è iniziata la requisitoria del pm Boccassini sul processo Ruby e sarà un altro passaggio che farà sentire il suo peso sulla politica. Il Cavaliere lo sa e ieri  ha anticipato la sua difesa ad un programma Tv,  su Canale 5, con lo speciale “La guerra dei vent’anni”, che “potenza della televisione”, come in una sorta di dichiarazione spontanea resa in aula,  ha riproposto le sue tesi difensive.

Sebastiano Di Mauro
13 maggio 2013

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