Maggioranza nel caos, Lega: Ritiro dalla Libia e Ministeri al nord

di Enrico Ferdinandi

Dopo l’annuale incontro a Pontida la maggioranza comincia a sentire maggior pressione su di se. A crearla proprio gli alleati della Lega che “Capitanati” da Bossi hanno chiesto a gran voce determinate condizioni per far si che il governo vada avanti. Al centro delle richieste vi è lo spostamento di alcuni ministeri al Nord, ed il ritiro dell’Italia dalla guerra in Libia. Il leader del Carroccio ha rivolto un appello a Berlusconi: aspettiamo che dica ”quando terminerà la missione, che è l’unico modo per fermare gli sbarchi”.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini prova a smorzare i toni dicendo che il capo dello stato ha perfettamente ragione, e precisando che ”l’Italia sarà coerente all’impegno già assunto”. Frattini afferma poi: ”anche se l’Italia smettesse di partecipare ai bombardamenti  il flusso di immigrati libici verso le coste italiane non si fermerà ”. Lasciando così intuire che uscire dalla guerra non risolverebbe affatto la situazione, anzi.
A tal proposito si è espresso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in occasione della celebrazione dei 60 anni della firma della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, ha affermato che: “E’ nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati con le forze degli altri Paesi che hanno raccolto l’appello delle Nazioni Unite. L’Italia non poteva guardare con indifferenza o distacco gli avvenimenti in Libia”.
L’appello del capo dello stato è quindi quello di non seguire sentimenti egoistici e voltare le spalle agli alleati. Pronta è stata la replica del ministro degli interni Roberto Maroni: “non posso che ribadire quello che è stato detto ieri sul sacro suolo di Pontida. Abbiamo ripetuto la richiesta, ribadita alla Camera al presidente del Consiglio, di dire quando terminera’ l’intervento. Questo e’ l’unico modo per fermare gli sbarchi di profughi dalla Libia”.
Oltre alla polemica per la questione “Libia” a minare l’equilibrio c’è la richiesta da parte della Lega di spostare alcuni ministeri al nord, naturalmente non poteva mancare una reazione a questa proposta così il sindaco di Roma Alemanno e la presidente della Regione Lazio Polverini hanno annunciato che da domani comincerà la raccolta di firme contro i propositi della Lega. Propositi che minano l’unità nazionale proprio nell’anno nel quale se ne celebrano i 150.
Fabrizio Cicchitto va controcorrente e affermando che le firme a Nord e chi le raccoglie a Roma hanno molto in comune in quanto entrambe le parti dovrebbero “piuttosto occuparsi dei problemi di Roma e della Regione”. Dello stesso parere Ignazio La Russa che ha invitato Alemanno e la Polverini a considerare che “è sbagliato agitarsi se ancora non piove e, in quel caso, aprire l’ombrello porta sfortuna”. La Russa ha poi aggiunto che tutte questo allarmismo “è prematuro anche perché magari non pioverà mai”.
Il Pd, fa sentire le sue ragioni attraverso Dario Franceschini che ha confermato che domani alla Camera arriverà un ordine del giorno contro il trasferimento di alcuni ministeri al Nord. “Roma e’ la Capitale d’Italia, non c’è bisogno di nuovi sprechi ne’ di buffonate ma c’è bisogno di serietà”.

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