Intervista a Lastanzadigreta: “La musica è di chi la vive con gli occhi di un bambino”

Intervista a Lastanzadigreta: “La musica è di chi la vive con gli occhi di un bambino”

Lastanzadigreta è un gruppo che attraversa moltissimi universi musicali, con strumenti non convenzionali, il rock senza batteria e basso.
Li abbiamo incontrati per un’intervista sul loro modo di vivere la musica e il nuovo album.

Lastanzadigreta è un gruppo dai molti stili con una missione “pop”, ovvero raccontare storie per tutti, grandi e piccoli. Dal 2009 attivi sulla scena musicale ed oggi con un nuovo album pubblicato lo scorso 2 dicembre 2016 dal titolo “Creature Selvagge“. Per loro le canzoni sono creature selvagge: sfuggono, si nascondono, saltano, all’inizio sono piccine ma poi crescono e sporcano tutto in giro. A volte sono piccole e dolci, altre volte mostruosamente abnormi. A volte hanno suoni da cameretta, altre volte di un’orchestra rock. A volte usano strumenti veri, a volte strumenti strani e dimenticati in qualche solaio. Dodici di queste canzoni hanno finalmente trovato casa in un disco, uscito per la storica etichetta Sciopero Records degli Yo Yo Mundi.

Il loro modo di costruire la musica e il suono è molto interessante, insieme ai soliti strumenti, tranne chitarra e basso, lastanzadigreta fa uso di strumenti recuperati dai mercatini delle pulci, da oggetti in disuso e da qualsiasi cosa possa comporre un suono. Inoltre, la band, composta da Leonardo Laviano, Alan Brunetta, Umberto Poli, Jacopo Tomatis e Flavio Rubatto, si distingue per l’organico anomalo dal vivo: nessun basso, nessuna batteria, nessun ruolo predefinito fra i componenti.

Lastanzadigreta, iniziamo dal nome…
E’ un nome che ospita all’interno una ragazza esistita sul serio ed è la ragione per cui ci siamo conosciuti, nel 2009 si è organizzata un’iniziativa di solidarietà a sostegno delle cure di Greta, che oggi non c’è più e da quel momento noi cinque abbiamo capito che avevamo terreno comune per fare qualcosa. E così e stato e dopo 7 anni di “battaglie” siamo sempre qui, e non parlo di quelle con la stampa o con le radio ma anche quelle dello studio! Mai noia, su questo sicuro, “la stanza” è identificativo anche della nostra logica, noi siamo un carrozzone ed anche una stanza piena di strumenti di ogni tipo. E’ il nostro punto di forza, perchè sul palco ci sono strumenti classici come la Marimba, poi strumenti più canonici come la chitarra elettrica fino a theremin e via dicendo. Il tutto in assenza del basso e della batteria.

Perché affiancare i brani a delle creature?
Intanto perchè “Creature Selvagge” è una definizione che potrebbe descrivere sia i componenti, gli strumenti che popolano il disco che non sono sempre molto gestibili per chi li suona, e poi anche le canzoni. Sono un po’ dei bambini che scappano, fanno casino e non si sa mai come prenderli, sono dotate di una spiccata eterogeneità, dentro si trova la canzone d’autore, il punkrock, ci sono i violini e violoncelli ed è un po’ il fatto di concepire suoni e canzoni non conformate.

La vostra visione della musica non sembra avere degli schemi…
L’unica cosa controllata sono la durata delle canzoni, il resto è tutto quello che ci sentiamo di dire attraverso sia la parte strumentale sia testuale, ma liberamente. E’ tutto molto istintivo, ci piace l’idea di suonare per quello che siamo noi. Ed è la somma di cinque musicisti che sono tutti diversi, con gusti musicali diversi ma che nel lavoro di creazione e condivisione sono riusciti dopo tanto tempo, tra live e prove, a creare un’anima comune e identità molto forte. Ci vediamo un po’ come un “mostro a cinque teste”, questo grazie anche al nostro fonico che ha canalizzato tutte queste nostre idee in un unico flusso fino alla nascita del disco.

C’è un forte richiamo al mondo infantile, fare musica tornando alla propria parte bambina.
E’ la vera didattica che tre di noi hanno come associazione culturale AltreArti, abbiamo fondato tre anni fa un istituto che insegna musica ai più piccoli e non solo, seguendo un taglio alternativo rispetto alle classiche scuole musicali. Il sogno è quello di creare non solo canzoni per bambini o solo per grandi ma che possano essere lette a livelli diversi da un infante o da un adulto, ed è per questo che sì la libertà ma ci teniamo al fatto della fluidità e immediatezza di certe canzoni. E anche noi stessi, nonostante le barbe, ci piace sapere che attraverso la musica riusciamo a mantenere un’anima bambina che fa sì che noi e gli altri musicisti che ci ispirano hanno sempre qualcosa che richiama a questo, ispirarsi sempre con gli occhi di un bambino.

Quindi la musica nella sua complessità e semplicità, è una “cosa per bambini”…
Assolutamente si, quello che ci piace dire è che in fondo le nostre canzoni sono canzoni dalla costruzione facile, qualche volta pop! Ciò che abbiamo di alternativo sono le storie e i suoni, la sfida non è suonare un brano fichissimo di qualcun altro il meglio possibile, ma esprimerlo con degli strumenti diversi. Questo è secondo noi una buona proposta alternativa alle nostre orecchie, le radio oggi tendono ad omologare l’emissione sonora, infatti passare un nostro brano in radio implica un piccolo shock acustico, però o insegui le tendenze o ti metti infila o immagini qualcosa di nuovo.

Siete un gruppo che non ha dei ruoli fissi, come gestite questo nei live?
Diciamo che ognuno ha una predisposizione per qualcosa rispetto che un’altra, rimane comunque la voglia e la capacità di mettere mani su più cose. Alcuni di noi hanno rafforzato lo studio di certi strumenti proprio per questo fatto di rotazione dei ruoli, ci si è lanciati sullo sperimentare e di studiarlo. Non avendo macchine che campionano suoni, le postazioni comunque di gran lunga superiori al numero di componenti, quando la canzone parte ci si deve per forza muovere. La progettazione dei nostri live è molto scrupolosa, i tempi di scena e i movimenti sono molto studiati, abbiamo postazioni che occupano molto e il doppio di noi e quindi di conseguenza bisogna girare per forza. Abbiamo una versione per i teatri e una versione “concerto zainetto” adatta anche a piccoli posti.

Uno degli obiettivi de Lastanzadigreta.
Scalfire il muro acustico che c’è nelle radio generaliste, magari non solo con i nostri pezzi ovviamente, ma far capire che negli anni 70 le radio libere trasmettevano di tutto, la cultura musicale la si formava alla radio e c’era un pluralismo radiofonico pazzesco. Oggi è vero che c’è Spotify, download ecc.. ma c’è una canalizzazione ferocissima dell’ascolto e in realtà i media di massa spingono ad ascoltare sempre lo stesso tipo di cose. Noi non siamo degli idealisti che ci immaginiamo di sabotare i network, però noi pensiamo che non costerebbe nulla che i network si prefiggessero di aprire le frequenze a nuovi suoni. Dal punto di vista di vendita, il suono nuovo può essere un prodotto nuovo e magari anzichè avere 10-12 dischi su cui campare, campi su 20-25. E’ quello che si faceva 25-30 anni fa. Non vogliamo adattarci, vorremo trovare il nostro passaggio e il nostro spazio. E poi basta essere di nicchia, fa tanto di persone che se la cantano e se la suonano da soli.

Appuntamenti live e tournée in vista?
Si, siamo già partiti con degli appuntamenti il mese scorso, adesso si ripartirà dal 13 gennaio 2017 con uno showcase in una libreria torinese e poi continueremo nella zona torinese mentre è in programmazione una tournée più nazionale. Nel nuovo anno si gioca e ce la giocheremo molto!

Lastanzadigreta – Creature selvagge VIDEO UFFICIALE

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