Il talento di Miss LP!

Il talento di Miss LP!

Giocare fuori casa è sempre molto stimolante per me: ci si mette in gioco al cospetto di occhi e orecchie meno familiari del solito, si fanno i conti con un inconsueto tasso di aspettative e con la conseguente tendenza di cercare di fare il meglio che si può con ciò che si ha. Fortunatamente, nel mio caso, la metafora sportiva decade miseramente (non sono mai stato un grande fan dell’agonismo!), anche perché mi va di credere fermamente nell’immagine, in questo nostro contesto di pubblico scambio, per cui l’incontro avviene lì dove, mentre l’occhio del lettore comincia a scivolare sulle prime righe, termina anche l’ultimo spruzzo di inchiostro dello scrittore. Scendendo ancora di più nello specifico, stavolta l’impulso di svincolarmi dai generi e gli argomenti che (forse) più mi competono è stato decisamente motivato, e va da sé che questo mese non è stato certo povero di notizie e avvenimenti, tra uscite discografiche (cito il più commerciale “Hardwired…To Self-Distruct” dei Metallica), dipartite di illustri rappresentanti della musica d’autore contemporanea (il buon vecchio Leonard Cohen) e curiose dichiarazioni di star della musica in generale legate alle tanto sofferte elezioni presidenziali americane (chissà se qualcuno poi è andato veramente a bussare a casa di Madonna a riscuotere il proprio compenso!). Se questa volta ho scelto deliberatamente di addentrarmi nei meandri del tanto amato quanto disprezzato genere pop, lo devo essenzialmente a una specie di colpo di fulmine che porta il nome e cognome di Laura Pergolizzi, meglio nota semplicemente come LP. Disquisire oggi del successo mainstream di questa artista è relativamente semplice (soprattutto in virtù del sempre più crescente plauso di pubblico e critica che continua a ricevere la hit “Lost On You”), ma ahimè questo mestiere ancora non mi competeva fino a 4 anni fa: sì perché proprio nel 2012 ho ricevuto la mia personale rivelazione, finendo dopo pochi minuti di ascolto a fare la conta di un numero più che sufficiente di brividi ed emozioni per innamorarmi a pieno titolo della voce e del volto di Laura.

“AMORE” AL PRIMO ASCOLTO. Quando la musica è passione a 360 gradi, lo zapping online rappresenta davvero una grande risorsa, grazie alla quasi sconfinata possibilità di scoprire sempre qualcosa di nuovo oppure di operare il classico “passo del paguro”, andando a ritroso fino ad approfondire la conoscenza di gruppi, artisti e generi entrati a far parte in un modo o nell’altro della storia della musica moderna. Tenendo presente che per me (come per altri) entusiasmarsi sinceramente per qualche nuova proposta è diventata a tutti gli effetti un’impresa assai ardua, è inevitabile dal mio punto di vista conferire una certa solennità al momento in cui per la prima volta ho avuto modo di ascoltare LP: la piattaforma web imputata è chiaramente Youtube e il video in questione si riferisce ad una superba cover live di “Halo” (canzone resa celebre dalla ben più nota artista pop Beyoncé). Metteteci inoltre di mezzo anche il primo impatto avuto con l’aspetto quasi stravagante quanto magnetico di questa piccola performer dai capelli neri e riccioluti, ma ad occhi chiusi non credo che potrete fare a meno di sentirvi “emotivamente coinvolti” dalla passione, i vocalizzi e l’energia contenuti in un brano che a conti fatti non ha davvero nulla da invidiare alla sua versione originale (che siate amanti o meno del genere). Da quel primo ascolto in avanti, LP è stata una vera e propria conferma dopo l’altra, e in qualche modo un privilegio davvero di pochi ascoltatori per molto tempo, se si considera il fatto di aver raggiunto il conclamato successo di pubblico a 35 anni, solitamente considerata una specie di età “off target” per chi intende perseguire ancora dei buoni risultati in questo mestiere. Ma forse proprio in virtù di questi primi, minimi dettagli non ho potuto fare a meno di cominciare anche a segnare la lista di tutti quei punti a favore che ad oggi fanno di Laura Pergolizzi un’artista unica nel suo genere: fra questi, la capacità di sovvertire ogni regola in campo prestabilita.

LA GAVETTA: TRA LA PENNA E LA VOCE. Tra le molte caratteristiche di questa cantautrice dal sangue per metà partenopeo e per metà siculo-irlandese, c’è sicuramente quella di saper restituire in ogni brano scritto e composto (per sé o per gli atri) una parte estremamente intima di se stessa, che sia romantica o semplicemente ribelle (“La mia musica rappresenta un po’ la mia esistenza”, come lei stessa ha dichiarato in più di un’intervista). Ecco che allora suscitare l’interesse di star della musica pop già affermate da tempo diventa più di una semplice soddisfazione, soprattutto quando queste rispondono al nome di Backstreet Boys (“Love Will Keep You Up All Night”, 2007), Christina Aguilera (“Beautiful People”, 2010), Rihanna (“Cheers – Drink To That”, 2011), Rita Ora (“Shine Ya Light”, 2012), Leona Lewis (“Fingerprint”, 2012), Cher (“Red” e “Pride”, 2013) e altre ancora. Di fronte a una simile cornice, immaginate contemporaneamente di avere a che fare con una voce ancora troppo nascosta dietro le quinte del palcoscenico e che quasi timidamente sembra volersi fare spazio con qualche blando tentativo che tra il 2001 e il 2004 porta alla produzione di due album (“Heart-Shaped Scar” e “Suburban Sprawl & Alcohol”), cui fanno seguito una lunga serie di minitour che, sebbene supportati anche da una critica particolarmente positiva, non riescono a scuotere abbastanza l’interesse dell’ascoltatore. Tra live session (Into the Wild: Live at EastWest Studios”, 2012), showcase, festival (il “SXSW” di Austin, “Bonnaroo” in Tennessee, il “Lollapalooza” di Chicago, il “Bumbershoot” di Seattle, il “Tropfest” di Sydney…), nuove pubblicazioni (“Forever For Now”, 2014) e ancora una quantità incredibile di testi prodotti (soprattutto per altri artisti), LP riesce nell’arco di 15 anni di pura gavetta a diventare padrona del palco a tutti gli effetti, attirando sempre di più l’attenzione grazie al suo impressionante talento vocale accompagnato da un aspetto minuto e androgino che finisce col suscitare estrema curiosità, soprattutto in virtù della naturalezza e spontaneità con cui l’artista 35enne si presenta ad ogni occasione di fronte al suo pubblico.

“LOST ON YOU” NON È LA CONSACRAZIONE. Come credo sia stato possibile intuire finora, LP era già da considerarsi qualcosa di fuori dal comune prima ancora che il mercato le riconoscesse l’attuale successo di portata quasi globale. “Lost On You” (tra le 5 canzoni contenute nell’ultimo EP “Death Valley”, 17 giugno 2016) non è altro che una ballata romantica in puro stile Pergolizzi, dove viene puntualmente restituita quell’immagine autentica dell’artista: non c’è pudore nel confessare in una canzone tutta la rabbia e la paura che si provano nel perdere qualcuno che si ama, e al contempo accettare l’ineluttabilità dei fatti continuando a brindare alla vita (nonostante i suoi momenti di amaro retrogusto). Fischio alla pecorara, veliero tatuato sul petto, i soliti capelli neri e riccioluti e un ukulele sempre alla mano sono diventati improvvisamente il preludio di una nuova icona della musica contemporanea, che invoglia quasi spontaneamente ad approfondirne la conoscenza al di là del puro e semplice aspetto fisico o della hit di circostanza sparata senza sosta dalle radio negli ultimi mesi. LP merita davvero un’attenzione diversa rispetto a quanto già ha da proporre il mainstream, e se siete troppo pigri e/o attaccati al portafoglio per non rischiare di acquistare una delle sue (seppur limitate) produzioni discografiche, potete ritenervi fortunati di avere a vostra disposizione piattaforme web come Youtube o Spotify. Se provo a suggerirvi alla buona titoli come “Tokyo Sunrise”, “Into The Wild” o “Muddy Waters” potreste capire perché, vi spieghereste le ragioni del sold out avvenuto ai “Magazzini Generali” di Milano lo scorso 24 novembre e rendereste finalmente giustizia a una cantautrice che dietro al successo commerciale della singola canzone di successo nasconde delle capacità alle quali occorre cominciare a prepararci per il tempo che verrà e in qualche modo imparare anche a preservarne la purezza.

Sostanzialmente, non esiste un modo per descrivere in poche parole Laura Pergolizzi: è talento puro, di quelli che si forgiano col tempo e la passione, a dispetto di chi crede fermamente (e anche con una facile rassegnazione) che certe capacità siano “innate”. La voce è anzitutto canale d’espressione e nessuno di noi all’inizio ne può immaginare le infinite potenzialità, se non dopo aver vissuto il primo, decisivo impatto con la musica: è in quel momento che avviene la rivelazione (o rivoluzione, se volete) inconsapevole, che ci porta a scegliere istintivamente il mezzo più naturale attraverso il quale saremo capaci nel corso della nostra vita di dare sfogo a  quella parte di noi altrimenti inesplicabile. Persino nella sua immagine, LP rompe ogni schema prestabilito (e in tempi come questi dove apparire conta più di ogni altra cosa, è davvero “tanta roba”): il suo stile minimalista e trasandato, la sua grazia indossata con “curiosi” stralci di mascolinità, un sorriso a dir poco coinvolgente e ogni altro tratto caratteristico sopra già affrontato la rendono (senza esagerare) unica nel suo genere. Una specie di pugno nello stomaco, un knockout al primo round. La vittoria a mani basse del talento su qualsiasi altra cosa.

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