Intervista a Luka Zotti: Chillout Experience 2 alla ricerca di un “equilibrio interiore”

Intervista a Luka Zotti: Chillout Experience 2 alla ricerca di un “equilibrio interiore”

È uscito il 7 aprile l’ultimo album di Luka Zotti, artista che si presenta sulla scena musicale in una fusion tra chillout, elettronica e lounge. Il nuovo Chillout Experience è il volume 2 di un progetto che ruota intorno alla Tree Pad Guitar, strumento inventato dallo stesso Luka: una chitarra con incorpora tastiera, percussioni e multi-effetto da DJ. “Una sperimentazione, come dice il titolo: un’esperienza chillout dove ci si può lasciar andare”, dice nel descrivere il suo cd. Luka è un personaggio davvero interessante e poliedrico, con cui abbiamo avuto una piacevole conversazione…

Chillout Experience vol. 2 è stato registrato dal vivo durante il tour dello scorso anno tra Italia, Svizzera e Austria. Hai notato differenze di reazione tra il pubblico italiano e quello austriaco alla tua musica?
La reazione per la musica è stata simile ovunque, non lo è stato invece riguardo ai miei strumenti. Utilizzo strumenti inventati da me, delle specie di sculture che suonano e ho notato che all’estero sono un po’ più preparati, aperti ad accettare le cose nuove. Poi però dipende da tante variabili, come il tipo di pubblico e la location.

Non sei solo musicista e liutaio, ma anche artista a livello pittorico. Quale nesso c’è tra la tua musica e le opere d’arte che realizzi?
Io vedo l’arte in senso olistico: come un’unica cosa. Poi ci sono diverse forme espressive. Musica, scultura, poesia, cucina fanno parte tutte della stessa grande madre: l’arte. Per me non c’è molta differenza tra scrivere una canzone o fare un dipinto, il motivo è lo stesso: l’intuizione, il volersi esprimere.

Come hai concepito l’idea della Tree Pad Key Guitar? Come è cambiata la tua musica da quando hai potuto utilizzare questo singolare strumento?
L’idea mi è venuta per esigenza. Durante i miei concerti di 5 anni fa avevo la chitarra, poi su un cavalletto la tastiera, su un altro le percussioni, il multi effetto e i vari aggeggi che utilizzavo. Era tutto molto scomodo. Poi ad un concerto, nel bel mezzo di un assolo a occhi chiusi, ho avuto l’illuminazione: una chitarra con tutti gli altri strumenti incorporati. Da lì ho messo giù il progetto e l’ho realizzata.
La mia musica si è ampliata perché questo strumento mi permette di passare da uno strumento all’altro molto velocemente e anche di suonarli contemporaneamente. È uno strumento che sto ancora studiando, perché ha molte potenzialità ancora inesplorate. Per ora riesco a cantare e a suonare chitarra e tastiere contemporaneamente.

Come ti è venuto in mente di usare una spada laser per suonare?
Qui si vede il bambino che ancora c’è in me, che tengo molto vivo anche portandomi giocattoli e spada laser sul palco. Mi piace cercare di spostare il limite: non è detto che si debba percuotere le corde della chitarra con il plettro, si possono usare giocattoli, cacciavite… Non sono nemmeno il primo che fa questo genere di cose, ma credo che nessuno abbia mai suonato la chitarra con una spada laser. L’idea mi è venuta a un mercatino e quando l’ho vista ho detto: “Wow!”. È anche luminosa, perciò sul palco fa la sua scena e mi piace stupire il pubblico.

Fai workshop delle scuole di musica o d’arte per presentare la tua invenzione, la Tree Pad Key Guitar. Cosa dici agli studenti per spronare la loro creatività?
Si può partire dalla curiosità, dal lasciarsi andare e dare spazio alla sperimentazione. Io credo che il fine dell’arte sia proprio spostare un po’ il limite della norma. Per farlo, bisogna essere istintivi e dare spazio all’irrazionalità, alle sensazioni. La razionalità invece interviene solo successivamente, al momento della realizzazione. Insomma, lo scopo è raggiungere il giusto equilibrio tra istinto e razionalità.

Parlaci un po’ dei tuoi collaboratori: come mai questo mix di lingue così diverse?
I miei collaboratori sono molto importanti, perché io creo tutta la parte musicale del progetto ma riguardo a linee melodiche e testi ho deciso di affidarmi anche ad altri. Inoltre mi piaceva l’idea di brani cantati in diverse lingue: tra Chillout Experience vol 1 e 2 abbiamo toccato francese, inglese, creolo e mongolo. Le mie collaboratrici sono tutte poliedriche: Virginia Lanfranconi è una cantante della Val d’Intelvi e canta in francese, mongolo e inglese e Melissa Janet in creolo. Con il sassofonista Alan Rusconi mi trovo molto bene e anche col clarinetto Stefano Mauri.

Hai voluto ribaltare l’idea della tournée classica: starai fisso all’eco village Baia del Silenzio e saranno i fan a doverti raggiungere. Non sarà un impedimento per i fan? Come mai hai scelto questa location?
L’anno scorso ho fatto un mese di live ad agosto all’eco village, ma non è stata una cosa programmata: son passato in questo villaggio, loro hanno ascoltato il mio cd ed è piaciuto tantissimo, così sono rimasto lì a suonare. Quest’anno mi hanno richiamato, proponendomi di fare anche il direttore artistico. Allora ho pensato di giocare con il dialetto campano e di chiamarlo “Tour-nate”, che vuole essere un augurio. Io sarò lì 4 giorni su 7, ma parallelamente farò un tour normale in qualche località del Sud Italia. Sto anche pianificando delle date in Centro e Nord Italia, forse anche in Svizzera.

Quando ti esibisci si ha la sensazione che ci sia qualcosa di più profondo e quasi mistico nelle sonorità prodotte. Qual è lo scopo della tua musica? Cosa vuoi provocare nel pubblico?
Oltre ad essere musicista pratico anche yoga e penso ci sia una forte correlazione tra la musica e la vita. Con la musica cerco un equilibrio interiore. La mia musica può essere chiamata mistica perché cerca di aiutare a ritrovare un benessere interiore, che metta a tacere i pensieri e le preoccupazioni.

Per ascoltare la tua musica è necessario trovarsi in un contesto adeguato? Sembra che le canzoni siano adatte ad ambienti di estrema rilassatezza fisica e mentale…
La cosa bella delle due produzioni Chillout Experience è che possono essere utilizzate come meglio si crede. È una musica che puoi ascoltare in silenzio oppure come sottofondo, per una cena, per un aperitivo in un locale o ad una lezione di yoga. È una musica che rilassa ma che dà anche la giusta carica. Certo, ci sono dei messaggi profondi sotto, però si possono anche non cogliere: l’importante è godersi il momento.

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