LUCI- LE UNICHE COSE IMPORTANTI. MARCO LIGABUE CI RACCONTA LE SUE EMOZIONI

LUCI- LE UNICHE COSE IMPORTANTI. MARCO LIGABUE CI RACCONTA LE SUE EMOZIONI

image1-2Sta girando tutta l’Italia con il suo tour e la sua ambizione è adesso quella di arrivare al concerto numero 100 dell’anno che, come dice lui stesso, non è una cosa che capita tutti i giorni. Incontriamo Marco Ligabue al termine delle prove dello spettacolo a Furnari, in provincia di Messina. Sul palco scherza e ride, ha bisogno di una doccia perché fa davvero tanto caldo e vuole essere carico per la sera. Da due anni Marco ha deciso di “mettersi in proprio” e così ha iniziato a a comporre delle canzoni sue, sentite e vissute e ha capito che questi brani può cantarle solo lui con la sua voce e attraverso le sue emozioni.

Luci- le uniche cose importanti: a chi è dedicato questo album e come è nato?

  • Luci è il mio secondo disco da solista e sono canzoni che ho scritto nell’ultimo anno. Ho trascorso un anno bellissimo ricco di concerti e mentre cantavo mi venivano in mente sempre delle nuove canzoni. Quando le ho riascoltate tutte e nove vedevo che ognuna trattava un tema per me importante. Si parla infatti di radici, di amore, di fare i conti con il proprio destino, si parla di legalità, si parla dell’accorgersi delle cose importanti della vita che si hanno e che si perdono e così mi è venuta l’idea di luci che è l’acronimo della frase “le uniche cose importanti”.

Stai girando l’Italia con questo tour estivo. Cosa provi ogni qual volta sali sul palcoscenico?

  • Suonare dal vivo per me è la cosa più bella e credo sia così per ogni musicista perché durante un live si ha un vero e proprio confronto con il pubblico, sei un po’ più libero, ci sono meno gabbie rispetto a quando si è chiusi dentro uno studio di registrazione quindi mi diverto, mi emoziono, gioco. Cerco di fare tutto quello che mi passa per la testa e devo dire che quest’anno che sto suonando tantissimo come non ho mai suonato nella mia vita è un anno ricco di musica, emozione, divertimento e passione.

Al giorno d’oggi i giovani per tentare di riuscire nel mondo della musica provano la strada dei talent. Credi che questa possa essere l’unica strada per un nuovo talento della musica italiana?

  • Ho finito l’avventura con i RIO 10 dopo 10 anni, ero chitarrista e autore. Mi sono fatto così da parte, era venuta a mancare una scintilla artistica e da lì sono nate nuove canzoni e parlando con me stesso mi sono detto che questi brani erano un racconto mio e se volevo fare uscire queste canzoni potevo cantarle solo io perché parlano di come vedo le cose, dei miei dubbi e delle mie certezze e mi sono voluto buttare in questa piccola pazzia.

Da due anni hai iniziato la tua carriera da solista. Come hai preso questa decisione?

  • Il talent è la scorciatoia più facile ma è chiaro che è una delle tappe, non è il traguardo. Se dovessimo paragonare il percorso di un musicista al Giro d’Italia fare un talent può equivalere a vincere una tappa perché non avendo una base e un tuo percorso musicale dove hai capito chi vuoi essere e cosa vuoi fare veramente rischi di essere lanciato nel nulla. Io credo molto nella musica dal vivo anche se oggi è difficile proporsi perché per chi fa musica propria ci sono sempre meno spazi, perché ci sono sempre meno situazioni live ma penso che quando ci si riesce a far riconoscere dal proprio pubblico attraverso il live sia una delle cose migliori.

Quali sono i tuoi progetti e le aspettative per il futuro?

  • Voglio finire al meglio questo tour che ha già più di 90 date, vorrei arrivare a 99 in modo da festeggiare per fine anno con una grande festa, la data 100, ovvero 100 concerti in un anno non è una cosa che capita tutti i giorni e da lì mi fermerò un po’ di mesi a scrivere canzoni.

di Enrica Iacono

28 agosto2015

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