U2: si avvicina la tappa torinese, un appuntamento da non perdere

U2: si avvicina la tappa torinese, un appuntamento da non perdere

In un articolo pubblicato su Rolling Stone Italia nel periodo del Vertigo Tour 2005, a pochi giorni dall’arrivo dei dubliners a San Siro per la prima tappa italiana del tour, Marco Ponti si chiedeva: “Che cos’è che ci porta qui, noi spettatori con un sorriso ebete che canticchiamo New Year’s Day?”. Il regista del film “Santa Maradona” ha colto il punto. Nonostante siano star planetarie da decenni, gli U2 continuano ad attirare folle immense per i loro spettacoli. E probabilmente sarà così finché suoneranno

Larry, Bono e Adam Foto: Twiter

Le loro hit come “One”, “ Still haven’t found”, “With Or Whithout you”, “Where the streets have no name”, “Desire”, “Beautiful day”, “Misterious Way’s” sono nel cuore di moltissimi appassionati e indubbiamente la qualità live delle performance di Bono &co giustificano la massiccia presenza di ogni evento. Il sale della loro carriera rock straordinaria è la passione incontaminata, il divertimento, l’aprire costantemente “gli occhi oltre quello che ci circonda”. Bono spinge sul pedale dell’acceleratore sul palco, lo ha sempre fatto, ma non è mai stato solo. Molte volte ha dichiarato “Non diventi una rock star se non ti manca qualcosa, questo per me è evidente. Se fossi sano di mente, ti sembrerebbe normale non avere 70 000 persone che tutte le sere ti strillano addosso il loro amore”. Ad accompagnarlo, in queste sere da quando è un ragazzino adolescente inquieto e con un immenso vuoto interno dettato dalla prematura scomparsa della madre, c’è il fedele introspettivo e mago degli effetti The Edge con le sue chitarre (che ha rivoluzionato l’uso della stessa), il bassista Adam Clayton e il batterista nonché fondatore del circo Larry Mullen Jr (si proprio lui pubblicò l’annuncio per formare una band nella Mount Temple Scool). Una band dallo status così imponente, da generare l’irragionevole sensazione che ci siano sempre stati. Un po’ come le bellezze della natura.

Quello che stupisce davvero è che il pubblico ha voglia di vederli ancora. La tappa torinese dell’”Innocence + Experience Tour” ha visto esaurire i biglietti in meno di un’ora. Moltissimi fans sono rimasti con un pugno di mosche e speranzosi nell’eventualità di una nuova tappa italiana da determinarsi. Assistere a un loro concerto è un’esperienza particolare. Il loro ingresso sul palco non è accompagnato dal solito boato ma piuttosto dalla diffusa sensazione e consapevolezza che essere lì è bello. La voce di Bono e il suo carisma danno inizio alle danze mentre vedendo The Edge è facile capire la citazione di De André “pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo iniziare una chitarra”. Osservando Adam e il ritmo pulsante di Larry viene in mente che forse non c’è mestiere più bello di essere l’anima ritmica di una delle migliori band di sempre.

Il gruppo e il suo eclettico leader continuano a spingersi oltre, le nuove canzoni di “Song of Innocence” sono molte belle: brani del calibro di “Every Breaking Wave”, “The Miracle” (dedicata a Joey Ramome), “Song for someone” e “Trouble” o “Sleep like a baby tonight” (che è la porta per accedere a Songs Of Innocence, sia dal punto di vista del suono che del testo), così come l’ultimo album è davvero un gran bel disco, polemica per il regalo sull’I phone annessa. Canzoni come “Cedarwoad Road” ricordano le stragi civili irlandesi, proprio come quella rievocata da Sunday Bloody Sunday (l’esplosione di Derry nel 1973) e il brano “Iris”, rivolto alla madre di Bono, è uno dei pezzi più intimi scritti dal cantante nella sua età più matura. Il materiale nuovo c’è e dal vivo ha un impatto importante come nel caso di “Invisible”. La copertina dell’album riflette molto circa le intenzioni della band con questa pubblicazione. L’immagine di Larry Mullen, il batterista della band, abbracciato al figlio, Elvis, nato nel 1995, ha diversi livelli di significato. La protezione del passato nei confronti del futuro, ma anche la protezione dell’innocenza, uno stato di grazia che va custodito attentamente. Il tatuaggio sul braccio di Mullen è un tribale dei Pawnee, popolo dei Nativi Americani, che sta a significare proprio “protezione dell’innocenza”.

Una panoramica del palco Foto: Twitter

Pur apprezzando molto l’ultima creatura, la gente, desidera gli U2 di vecchio stampo, quelli di “The Unforgettable Fire”, “The Joshua Tree” (la bomba da 15 milioni di copie) e “Achtung Baby” che bastano eccome. Vedere all’opera quell’affascinante meccanismo è un privilegio. Inoltre, non mancano le sorprese: nell’ultima tappa del 26 luglio al Madison Square Garden di New York è apparsa Lady Gaga al pianoforte per un accompagnamento del pezzo “Ordinary love”, scritto per ricordare “Madiba”, Nelson Mandela. Un Pezzo del calibro di “When Loves Come to Town” (suonata con B.B King nell’album Rattlle and Hum) viene spesso risuonata in ricordo dell’amico che suonava la sua adorata Lucille e nell’ultimo spettacolo anche “Two Hearts Beat as One” è stata rispolverata.
Lo spettacolo è garantito dal punto di vista visivo e scenografico nonostante la recente scomparsa di Marck Fischer (architetto che ha curato molti show degli U2 ma anche degli Stones e dei Pink Floyd). L’atmosfera però in questo caso è più minimale rispetto alle mastodontiche esibizioni del Pop Mart tour, del Vertigo Tour e dell’imponente palco del 360° (che prende il nome dal palco a 360° per offrire uno spettacolo visivo completo). Il palco è più minuto e conferisce allo spazio circostante l’intimità di una camera da letto. Una struttura dotata della massima tecnologia disponibile. Ma non basta. Perché Bono ama flirtare con il pubblico e ha già dimostrato nelle prime tappe di non aver abbandonato la pratica. Un ragazzo ha avuto l’opportunità di salire sul palco suonando con loro e portandosi a casa la chitarra tra l’ovazione del pubblico. Un regalo dalla band. In un altro spettacolo una fetta del par terre,  è potuta salire sul palco mentre il gruppo suonava avvolto dalla loro presenza.

Il Brano Cedarwood Road dal vivo (Vancouver 15/05/2015)

I pezzi storici nella scaletta ci sono tutti. Il gruppo è in forma e la location garantisce uno show dall’acustica di ottima fattura. Le ragioni per vederli dunque sono moltissime. Per i fortunati possessori dei biglietti non c’è nulla da dire ma per chi è curioso, e per chi non lo fosse, se capita un’altra data andateci, e poi potrete tirare le somme. Difficilmente, rimarrete delusi da una band nella rock and roll of Fame con molta benzina ancora nel serbatoio.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
28 Luglio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook