Terza serata sanremese o, meglio, Drusillese
Musica
4 Febbraio 2022

Terza serata sanremese o, meglio, Drusillese

di Francesca Romana D'Andrea

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Sigla! Ama sbrilluccichino, swarovskino, tutto pieno di swarovski scende le scale di casa sua. Possiamo dire che sprizza umiltà, dolcezza, professionalità e preparazione da tutti i pori? Anzi, da tutti i brillantini.

Apre ricordando che oggi è un giorno importante per il paese, Mattarella ha giurato in Quirinale per un altro mandato. Colui che è stato rinominato “salvatore della patria” ci ha salvati e l’orchestra gli dedica “Grande Grande Grande” della Grande Mina. Un po’ stucchevolino. Ok, è finito. Andiamo avanti.

In questa terza serata di Sanremo il pubblico da casa voterà insieme alla giuria demoscopica, cinquanta e cinquanta.

Le fil rouge: l’amour

La prima a salire sul palco è Giusy Ferreri (“Miele”) e non capiamo se sgrana gli occhi per la difficoltà che ha con l’audio o perché le va via la voce. Ama va avanti come un treno, gli Higsnob & Hu (“ Abbi cura di te”), che ci ricordano tanto i Coma Cose (siamo banali?), cantano la rarità, la storia di una ex coppia che si augura a vicenda il meglio del meglio. L’ amore è il tema al centro di tutto, della vita intera, ed è così anche sul palco di Sanremo.

Lo canta Fabrizio Moro (“Sei tu”) nel suo stile, prima piano e poi incazzoso. Canta l’amore per se stessi Aka Seven (“Perfetta così”), ricordandoci che dovremmo ritenerci perfetti così come siamo, speriamo sia il promemoria definitivo per il nostro cervello. Si accoda Irama (“Ovunque sarai”) e onestamente non vediamo l’ora di poterlo riascoltare in radio mentre siamo fermi ad un semaforo, sicuro ci commuoviamo pure.

Michele Bravi (“Inverno tra i fiori”) è un fiore rosso tra i fiori ma la sua canzone potrebbe finire nel magazzino delle canzoni “in stile Michele Bravi”. Emma Marrone (“ Ogni volta così”) canta la delusione amorosa, del resto i social l’hanno eletta paladina del tema. Look diesci e potenza garantita. Torna Massimo Ranieri (“Lettera di là dal mare”) che nella prima serata ha dato l’idea di fare un po’ fatica. Abbassare una tonalità non vuol dire non saper più cantare eh, uffi.

Ma Drusilla dov’è?

Ooooh eccola!

Drusilla è sul palco e vuole cantare. I suoi abiti sono realizzati da una sarta di fiducia del suo quartiere, così ha raccontato più volte. Ha rifiutato i grandi brand e allora i piccoli, forse, poteva promuoverli un po’. In un altro momento sul palco è “travestita” da Zorro insiste lei. È tanto ironica, è shantosa e poi che meraviglia poter sentire finalmente qualcuno che legge, interpretando, la descrizione dei brani in gara.

Momenti topic

Tra i momenti che abbiamo atteso di più, spero tutti d’accordo, D’Argen D’Amico (“Dove si balla”). Ci ha regalato un’intera orchestra con gli occhiali da sole, il piede non sta fermo e c’è una voglia di ballare in sala e a casa che forse forse sono i quasi tre anni senza discoteche.

Ogni Sanremo ha avuto la sua: “Una vita in vacanza”, “Occidentali’s karma”, “Canzone leggerissima” e adesso lui. Stessa reazione con i Rappresentante di Lista (“Ciao ciao”), prevedibile tormentone radiofonico insieme a “Insuperabile” di Rkomi e “Chimica” della Rettore e Ditonellapiaga. Le amiamo. Sembra di veder cantare la zia over the top e la nipote che l’aspetta ogni week end per l’aperitivo alcolico e per rubarle i vestiti dall’armadio. C’è anche Sangio (“Farfalle”), con la collanina con scritto “Giulia”, ci ha servito la prossima Ladyyy, Ladyyy, Ladyyy.

Gianni Morandi (“Apri tutte le porte”) è tutto un brio. “Staseraaaaaa mi butto, stasera mi butttooo per stare con teeeee”, “Abbiamo un riff, che fa così, geghe, geghe, geghegè”. Ah no, scusate. Comunque il twist non passerà mai di moda e quindi lo balliamo e lo cantiamo tutti. Nel gergo musicale è proprio il caso di dire: “Morandi, che canna!”.

Il pubblico non si tiene, sembra essersi risvegliato e urlare solo per Mamhmood e Blanco. Ci sforziamo ogni volta di capire se Blanco canti con l’auto-tune o se è proprio così bravone. Il suo timbro ci fa impazzire. Che accoppiata super vincente, anche se Mahmood ha cantato meglio nella prima serata. “Brividi” è il pezzo più ascoltato di sempre in un giorno su Spotify. Un motivo ci sarà no?

Tra i giovanissimi apprezzatissimo il timbro di Yuman (“Ora e qui”).

Ospite specialone: Cesare Cremonini

Romantico, cremoso, coinvolgente. A Cremonini lo stop dai concerti e la pandemia sembrano aver dato l’effetto di una Spa rigenerante. Sta in gran forma. Non puoi non andargli dietro e ricordare quanti successi, uno dopo l’altro, ha tirato fuori. Che sta in gran forma l’ho già detto?

Chissà se ha qualche effetto nel microfono perché sta cantando meravigliosamente e qualche volta nei live ha fatto fatica. Per la prima volta al Festival di Sanremo? Ma che davvero?

Non c’è niente da fare, puoi aver scritto poesie strepitose, puoi essere stato la colonna sonora di storie d’amore perfette, rotture strazianti, puoi aver riempito gli stadi d’Europa ma gli verrà richiesta sempre quella canzone: 50 Special fa ballare tutta la sala. Ballo alla chitarra è sempre dietro di lui e ci emoziona alquanto.

Un po’ meno topic

Voglia di sesso occasionale? Noi di risentirla non particolarmente. Tananai (“Sesso occasionale”) è sul palco ma l’audio non va. Sarà l’audio? Non so, ma è imbarazzante. Non spicca particolarmente neanche Matteo Romano (“Virale”) per quanto intonato. Nonostante sia la canzone più criticata del festival, già paragonata alle super hit di paese e perfetta colonna sonora di matrimoni in stile Castello delle cerimonie, Ana Mena (“Duecentomila ore”) ti resta nella capa.

Elisa e il matrimonio con la musica

Elisa (“Forse sei tu”) in total white per celebrare il suo ritorno sul palco di Sanremo dal 2001. Anche in quell’occasione scelse il total white. Forse è il suo matrimonio con la musica? Chissà perché con Elisa l’audio funziona benissimo. Precisa, decisa, acqua che scorre, armonia pura, piacere per le orecchie. Il pezzo è stato appena memorizzato dai nostri neuroni.

Il momento di riflettere

Ricorre quest’anno il trentennale della strage di Capaci e Roberto Saviano sale sul palco. Ricordare non è un atto passivo, vuol dire rimettere nel cuore e non parla di nostalgia stasera, ma della necessità di riportare in vita la storia. Il coraggio è una scelta, ci si divide tra prendere posizione per il bene o non farlo ma non farlo, potenzia inevitabilmente il male.

Parla ai giovani e non solo, della storia di Rita Atria, delle critiche subite in vita da Falcone e Borsellino, accusati di voler giocare la carta degli eroi anti mafia, solo per fare carriera. Oggi nessuno si azzarderebbe più a dire una cosa simile, sono solo eroi. Roberto Saviano porta sul palco un capitolo duro della nostra storia e lo fa in maniera indiscutibilmente eccellente.

C’è anche Anna Valle e la veloce promozione della sua prossima fiction; è splendida splendente. C’è Martina Pigliapoco, carabiniera, oggi anche Cavaliere dell’ Ordine al Merito della Repubblica Italiana per aver salvato la vita ad una donna dopo averle parlato per tre ore su un ponte, convincendola con tenerezza e grande coraggio a non compiere un gesto estremo.

E per finire..

Chiudono la serata Le Vibrazioni (“Tantissimo”) e sarà la stanchezza ma sentiamo solo grida, il volume resta basso anche per Giovanni Truppi (“Tuo padre, mia madre, Lucia”) si fa un bel po’ fatica ad apprezzarla.

Sale per ultima sul palco e chiude davvero in bellezza Noemi (“Ti amo non lo so dire”) di nuovo l’amore ma stavolta quello difficile da dichiarare. Per niente facile aspettare tutte queste ore e risultare fresca come una rosa. Grintosa, accurata, brava. C’è poco da dire.

Più che diversi diremmo unici

Il monologo finale di Drusilla, sull’ascoltare davvero gli altri, ci fa venire voglia di ascoltarla ancora, nonostante sia l’1.37 e la maggior parte di noi sarà stremato. E poi canta, interpreta e parla di un mondo che senza “diversità” parola che lei odia e ha ragione, sarebbe senza luce. Canta e bene bene, è il suo esordio. Si è presa tutta la scena di tutte le serate, fino a stasera. Qualcosa mi dice che da qui in poi la vedremo e sentiremo più spesso. Ne abbiamo bisogno.

Ora classifica e buonanotte

Ultimo Tananai. Sul podio, in ordine: Gianni Morandi (“Apri tutte le porte”), Elisa (“O forse sei tu”), primi Mahmood e Blanco (“Brividi”). Tutti d’accordo?