Peoria: lo stato dell’Ilinois che giudica l’America
Esistono luoghi che entrano nella lingua comune non per ciò che sono, ma per ciò che rappresentano. Peoria, Illinois, poco più di centomila abitanti affacciati sul fiume Illinois, è uno di questi. Da oltre un secolo il suo nome ricorre in un’espressione che ogni giornalista, pubblicitario e consulente politico americano conosce a memoria: «will it play in Peoria?», funzionerà a Peoria? Una domanda apparentemente locale che, in realtà, interroga l’intero paese.
L’espressione nasce nell’epoca d’oro del vaudeville, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando le compagnie di varietà attraversavano gli Stati Uniti in tournée e usavano Peoria come banco di prova. Se uno spettacolo funzionava davanti al pubblico di Peoria, considerato esigente e per nulla incline a facili entusiasmi, si riteneva che avrebbe funzionato ovunque. La città, crocevia fluviale e polo industriale, offriva una popolazione la cui composizione sociale, per reddito, età ed estrazione, veniva percepita come rappresentativa della media nazionale: né troppo grande né troppo piccola, né troppo ricca né troppo povera.
Se un numero riusciva a Peoria, si diceva, avrebbe funzionato dovunque: la città era, per definizione, il pubblico difficile.
Con il tramonto del vaudeville la formula non è scomparsa: è migrata. Nel dopoguerra Peoria è diventata terreno d’elezione per il lancio di prodotti di consumo, dai pannolini usa e getta ai detersivi, testati proprio lì prima della distribuzione nazionale. La logica era identica a quella teatrale: una città-campione su cui misurare l’accoglienza dell’America intera prima di esporsi al giudizio del mercato nazionale.
Dal marketing alla politica
Il salto decisivo avviene negli anni dell’amministrazione Nixon. Si racconta che John Ehrlichman, tra i più stretti collaboratori del presidente, avesse l’abitudine di chiedere, davanti a ogni decisione delicata, come sarebbe stata accolta «a Peoria», intendendo con ciò l’americano medio, lontano dai circuiti di Washington e New York. La frase, già radicata nel linguaggio popolare, trova così una seconda vita nel lessico della comunicazione politica, dove resta tuttora in uso ogni volta che si discute della tenuta elettorale di una misura di governo.
Da allora le grandi reti televisive americane hanno più volte scelto Peoria come punto di osservazione privilegiato durante le campagne presidenziali, inviandovi troupe per raccogliere l’umore dell’elettorato non allineato, quello che decide gli esiti reali di un’elezione più delle roccaforti di partito. La città è diventata, in un certo senso, un sinonimo colloquiale di «America media», al pari di espressioni come Main Street contrapposta a Wall Street.
Il valore politico di un test market
Ciò che rende la vicenda di Peoria interessante, al di là dell’aneddotica, è quanto essa riveli sul modo in cui le società democratiche costruiscono l’idea stessa di opinione pubblica. Prima dei sondaggi scientifici, prima dei big data elettorali, esisteva già il bisogno di individuare un luogo, reale o simbolico, capace di restituire per sineddoche il sentimento dell’intera nazione. Peoria ha svolto questa funzione con continuità sorprendente, attraversando l’era del varietà, quella dei consumi di massa e infine quella della comunicazione politica televisiva.
Prima dei sondaggi scientifici esisteva già il bisogno di un luogo capace di restituire, per sineddoche, il sentimento dell’intera nazione.
Va detto che la rappresentatività demografica di Peoria si è progressivamente ridimensionata: il baricentro sociale ed economico degli Stati Uniti si è spostato verso Sud e verso Ovest, e la città ha conosciuto, come molte realtà industriali del Midwest, un lungo periodo di contrazione, culminato nel trasferimento della sede della Caterpillar, per decenni suo principale datore di lavoro, prima nell’Illinois settentrionale e poi in Texas. Eppure la forza simbolica della formula non si è indebolita: Peoria continua a essere evocata, oggi soprattutto in senso ironico o nostalgico, ogni volta che si vuole indicare il test definitivo di un’idea presso il pubblico comune.
Una lezione per la comunicazione istituzionale
C’è, in questa storia minore della cultura americana, un insegnamento che riguarda da vicino chi si occupa di comunicazione pubblica anche al di qua dell’Atlantico. La ricerca di un luogo, di un pubblico o di un target capace di anticipare il giudizio collettivo è una costante di ogni sistema politico che debba misurare il consenso prima ancora di sottoporlo al voto. Peoria ricorda che questa ricerca, per quanto raffinata possa diventare con gli strumenti contemporanei di analisi dei dati, resta sempre un esercizio di semplificazione: nessuna città, nessun campione statistico esaurisce davvero la complessità di un paese. Resta però, in quella domanda un po’ ingenua e un po’ astuta, «funzionerà a Peoria?», una intuizione che la politica moderna non ha mai smesso di coltivare: prima di parlare a tutti, conviene sapere come si viene ascoltati da qualcuno.




