Guerra Russia-Ucraina, le incongruenze del sostegno cinese
Nella nostra percezione del conflitto in Ucraina, il pieno sostegno logistico cinese alla Russia potrebbe essere il vero punto di svolta della guerra, vista la potenza industriale e finanziaria del Paese. Per questo motivo le esportazioni cinesi sono poste sotto stretta sorveglianza, dalle merci a duplice uso ai materiali militari.
Mentre deboli, ma numerosi, segnali arrivino dalla Cina su quale campo questa abbia deciso di appoggiare, l’Occidente nella sua accezione più ampia pare non reagire. Tuttavia, è proprio sulle linee logistiche e finanziarie della Russia, ormai rivolte alla Cina, che potrebbe decidersi la sorte dell’Ucraina.
Nel maggio del 2023 sul sito di National Interest viene pubblicato un articolo dal titolo “In the Ukraine War, China is the Only Winner”. Se il tema non fa emergere nessun consenso in Europa, riassume l’idea che circola oltre Atlantico sui vantaggi che la Cina potrebbe trarre dalla guerra in Ucraina: dal diversivo per attirare l’attenzione e i mezzi americani sul fronte europeo (lontano da Taiwan e dal Mare della Cina del Sud), all’ottenimento di materie prime a prezzi vantaggiosi da parte di una Russia che deve assolutamente trovare i mezzi per finanziare la guerra. Per il think-thank Atlantic Council, la Cina riveste il ruolo di vera ancora di salvezza per la Russia, almeno dal 2022.
Anche nell’ipotesi in cui la Russia perdesse la guerra, con tutte le conseguenze possibili per il potere di Putin, la Cina potrebbe cogliere l’occasione e disporre di una Russia pesantemente indebolita alle sue frontiere. In ogni caso, l’affare sembra essere sufficientemente allettante, indipendentemente da quel che succederà, per giustificare il motivo di astensione della Cina dal dissuadere ufficialmente la Russia.
Ad ogni modo, poco dopo il 24 febbraio 2022, la Cina schivava abilmente le domande dei giornalisti che volevano sapere se fosse al corrente dell’invasione russa in Ucraina, rifiutandosi non solo di parlare di “invasione”, ma precisando (senza che gli fosse in realtà chiesto) che la Russia non doveva chiedere a nessuno “l’autorizzazione”.
La Cina ha anche capito però molto bene quale fosse l’ampiezza delle sanzioni occidentali contro la Russia, e contrariamente al suo bellicoso vicino, non sembra ancora pronta di fare a meno dei suoi principali clienti e sbocchi, in particolare in un contesto di economia interna che vacilla parecchio.
La Cina ha quindi rapidamente dato delle garanzie all’Occidente: ha per esempio deciso nel settembre del 2022 di fermare le consegne di motori di camion alla russa Karmaz. Nell’agosto del 2023, la Cina decide anche di sospendere, almeno ufficialmente, le esportazioni di droni commerciali e non sia verso la Russia che verso l’Ucraina. Un’inchiesta del New York Times sembra però mostrerebbe che questa decisione coinvolgerebbe più l’Ucraina che la Russia.
Tornando ai fatti, l’evoluzione attuale dell’atteggiamento dei cinesi nei confronti della Russia si pone in una finestra temporale che vede i Paesi cosiddetti “occidentali” molto preoccupati dal Medio Oriente e la crisi di Gaza, cosa che ha fatto sì che l’intensità della pressione internazionale contro l’attacco dell’esercito russo in Ucraina sia leggermente calata. Inoltre, a Washington i membri repubblicani della Camera dei rappresentanti bloccano la spedizione di armi americane all’Ucraina. Infine, sul terreno, dopo un periodo negativo per le truppe russe, l’offensiva militare è in stallo.
In queste condizioni la Cina può pensare che l’Ucraina non sia più in grado di vincere la guerra contro la Russia? Questo pronostico non era contemplato all’inizio dello scorso anno. Nell’Aprile del 2023, la Cina aveva messo a punto un piano di pace che aveva presentato a Mosca. Dopo di che c’era stato un contatto telefonico tra XI Jinping e Volodymyr Zelensky. Un diplomatico cinese aveva poi fatto il giro di diversi Paesi europei – tra i quali l’Ucraina – per capire quali fossero i margini di lavoro per una possibile cessazione degli scontri.
Tuttavia, come il resto del mondo, la Cina costata oggi che, la scorsa estate, l’esercito ucraino ha fallito nel tentativo di riconquista la parte orientale delle terre occupate dall’esercito russo. Si pensa che questo possa portare la Cina ad impegnarsi di più con la Russia. Soprattutto perché, se a breve venisse presa in considerazione una soluzione internazionale alla guerra in Ucraina, la Cina potrebbe ritenere di pesare di più mostrandosi fermamente accanto a Putin. Soprattutto se Donald Trump vincerà le elezioni presidenziali americane, cosa che metterà sicuramente fine a qualsiasi impegno americano in Ucraina.
Un altro motivo porta forse Pechino a riconsiderare il suo sostegno a Mosca. Da qualche mese, la Corea del Nord ha ampiamente aumentato i rifornimenti di armi alla Russia. Un rafforzamento dell’amicizia cino-russa può permettere a Pechino di controllare maggiormente i contatti militari che si aprono tra Mosca e Pyongyang.
Per il momento, e al di là dei possibili motivi politici e regionali, la Cina si adopera soprattutto ad appoggiare l’economia russa. Gli scambi con la Cina permettono alla Russia di compensare in parte le sanzioni economiche imposte in seguito alla guerra in Ucraina, mentre la Cina compra alla Russia, a un prezzo più che favorevole, petrolio e gas trasportato attraverso la pipeline Forza di Siberia.
Da due anni a questa parte gli scambi commerciali tra i due Paesi si sono diversificati e sono notevolmente cresciuti. Secondo le dogane cinesi, hanno rappresentato per il 2023 più dell’equivalente di 240 miliardi di dollari, ossia più del 26% rispetto al 2022. Le esportazioni cinesi verso la Russia sono aumentate del 47% in un anno e del 65% rispetto al 2021.
Ma tra gli scambi di petrolio, macchine, smartphone, ecc… esistono delle esportazioni più problematiche nei confronti delle sanzioni occidentali (alle quali la Cina non partecipa)? Nel luglio del 2023 Politico pubblicava un’inchiesta dettagliata su possibili consegne di equipaggiamenti militari (caschi e giubbotti antiproiettile) da parte di imprese cinesi a “clienti” provenienti con molta probabilità dalla Russia. La realtà degli scambi commerciali tra Cina e Russia pare vada oltre i giubbotti antiproiettile. La Casa Bianca si è recentemente espressa su questo tema parlando di “dubbi” e “sospetti”. Andando oltre il “diplomatichese”, i media americani hanno ripreso più volte delle analisi dei servizi dell’intelligence americana molto più esplicite. Se è ormai noto che la Corea del Nord rifornisca la Russia in munizioni caricando treni merci interi, un aiuto militare della Cina rappresenterebbe un cambio di passo, non solo per via delle quantità che può già inviare, ma per quelle che può fabbricare ininterrottamente.
Sospetti si hanno anche per la fornitura di componenti elettroniche, pezzi di ricambio e veicoli semi blindati.
Le cose sono diventate più chiare all’inizio di febbraio 2024, quando, secondo un resoconto del ministero della Difesa russo, il ministro della Difesa cinese Dong Jun avrebbe confermato esplicitamente, durante un incontro bilaterale, l’appoggio della Cina alla Russia. Da notare tuttavia che questa dichiarazione pubblica non è stata riportata dal lato cinese. A questi elementi “politici” si aggiunge un contratto recentemente firmato tra Russia e Cina per dei veicoli militari fuoristrada di marchio cinese, contratto la cui pubblicità è stata assicurata da Putin stesso nel novembre del 2023. Ad onor del vero questi veicoli sono leggeri, non blindati e non armati, almeno nella versione originale, ma sono sempre veicoli militari.
Ma non sono questi 2.000 pseudo quod militari a far dubitare della “neutralità” cinese. Un aiuto più discreto ma decisamente più importante arriva dai prestiti accordati dalle banche cinese sempre presenti in Russia.
Alla fine di dicembre 2023, gli Stati Uniti avevano annunciato l’arrivo di sanzioni contro le banche straniere che contribuissero ancora nel finanziamento della guerra in Ucraina, direttamente o indirettamente.
Senza accesso ai mercati finanziari internazionali, la Russia e le imprese russe non possono che prendere prestiti sul mercato interno. È il motivo per cui la Russia cerca ogni ostacolo giuridico possibile per impedire alle banche occidentali rimanenti di andarsene dalla Russia. Se alcune banche europee sono nel mirino degli Stati Uniti come la austriaca Raiffeisen, è la Cina ad essere esplicitamente sotto la lente di ingrandimento. In effetti i prestiti cinesi alla Russia sono decisamente aumentati dal 2022. I prestiti accordati dalla Industrial and Commercial Bank of China (ICBC) e la Bank of China sono arrivati a 9 miliardi di dollari tra febbraio 2022 e marzo 2023, contro i 2,2 miliardi prima di questa data.
La Cina spinge anche molto all’utilizzo del Renminbi in Russia: se prima dell’invasione dell’Ucraina la parte di Renminbi nelle esportazioni rappresentava meno dell’1% questa ha raggiunto il 16%. La Russia è oggi tra i primi tre utilizzatori del Renminbi fuori della Cina, prima del 2022 si trovava al quindicesimo posto. Ma sembra che ultimamente le pressioni degli Stati Uniti sui finanziatori “esteri” della Russia comincino a dare dei risultati. La Cina ha recentemente annunciato voler limitare l’accesso al credito dei clienti russi da parte delle banche di Stato cinesi. Ora va capito se le dichiarazioni ufficiali avranno effetto reale, o se la Cina, poco incline ad agire quando costretta, non prenda la palla al balzo e rafforzi il suo appoggio militare diretto, dando pieno credito alle dichiarazioni di inizio febbraio del ministro della Difesa Jun.
Finché l’appoggio della Cina alla Russia continua, le possibilità per l’Ucraina di riprendere il controllo del suo territorio rimangono limitate. I governi occidentali devono prendere atto dell’ampiezza di questi aiuti e minino questo sostegno sempre più importante e sempre meno discreto.
Dall’altra parte i dirigenti cinesi non possono che essere coscienti della necessità di mettere qualche limite alla loro amicizia con la Russia. La Cina sta attualmente facendo fronte a un’economia che tarda a risollevarsi dopo tre anni di chiusura al mondo per via dell’epidemia di Covid. Mettendosi apertamente accanto alla Russia nei confronti della guerra in Ucraina, la Cina rischierebbe di vedersi coinvolta in sanzioni assolutamente nefaste per la sua congiuntura economica molto rallentata.
In questo momento, nelle cancellerie europee, si è ancora propensi a credere che la Cina abbia interesse a tenere le distanze da qualsiasi comportamento della Russia. Ma da due anni si è potuto osservare che la Cina esprime una certa comprensione per i punti di vista del Cremlino. Inoltre, nel suo difficile rapporto con gli Stati Uniti, la Cina pensa senza dubbio dover manifestare apertamente un qualche interesse per la Russia.
Le posizioni di Pechino restano sostanzialmente ambigue, e per quanto riguarda l’Ucraina la Cina continua a mantenersi lungo un crinale.




