Hesse, Demian: “La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a se stesso”

Hesse, Demian: “La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a se stesso”

La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità”

Con lo pseudonimo di Emil Sinclair, nel 1919, Hermann Hesse pubblica Demian, un romanzo introspettivo in cui il giovane protagonista, combattuto tra il bene e il male, intraprende un percorso di formazione che lo condurrà alla conoscenza di se stesso, in una storia pregna di simbolismo, amicizia, fede e spiritualità.

L’opera, colma di psicologia Junghiana, ripercorre le tappe del processo di individuazione elaborato dallo psicoanalista svizzero, permettendo a Sinclair (alter ego di Hesse) di raggiungere il suo vero io, superando un profondo dissidio interiore.

La prima tappa consta nella conoscenza dell’ombra, che è incarnata nel romanzo dal giovane Franz Kromer, emblema del mondo crudele e selvaggio che circonda Sinclair, un mondo che lo attrae inesorabilmente e lo conduce alla perdizione.

A salvarlo è Max Demian, la figura guida, che lo libera dal suo demonio, accompagnandolo verso l’autocoscienza. Demian è un simbolo, per sua natura quindi né maschile o femminile, “né vecchio o giovane, ma in qualche modo millenario, fuori del tempo, con l’impronta di secoli diversi dai nostri”.

L’adolescenza è fonte di nuovi turbamenti per Sinclair che però, grazie all’amore per l’idealizzata Beatrice, riesce a ottenere la conoscenza dell’anima, trovando qualcosa da amare e da venerare, un ideale che possa riempire la sua vita di presentimenti e di misteriose luci crepuscolari, riconducendolo verso la purezza e la spiritualità, in una via caratterizzata dalla costante presenza dell’amico Demian.

La penultima tappa del viaggio è incarnata dall’organista Pistorius, espressione dell’inconscio collettivo, colui che lo guida all’interno dei suoi sogni più profondi, permettendogli di raggiungere la consapevolezza di sé e della vera essenza del mondo; il suo compito consiste quindi nell’aiutare gli uomini a ritrovare se stessi.

Non esiste un nessunissimo dovere, tranne uno: di cercare se stessi, di consolidarsi in sé, di procedere a tentoni per la propria vita dovunque essa conduca. […] Io ero un parto della natura lanciato verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, e il mio compito consisteva unicamente nel lasciare che quel parto si evolvesse dal profondo, nel sentire dentro di me la sua volontà e nel farlo mio”.

Eva è l’ultima tappa del processo di individuazione, la conoscenza della grande madre, la progenitrice di una nuova stirpe, che porta il marchio di Caino sulla fronte e che è desiderosa di marciare per un nuovo ideale, per distruggere il mondo e ricostruirne uno nuovo sulle sue ceneri, una stirpe di uomini pronti a subire il proprio destino.

L’uccello si sforza di uscire dall’uovo. L’uovo è il mondo. Chi vuol nascere deve distruggere un mondo.”

Anche Eva, la madre di Demian, è una figura simbolica, un viso senza tempo e senza età, “il suo sguardo era una promessa mantenuta, il suo saluto un ritorno a casa. […] Ella poteva tramutarsi in ognuno dei miei pensieri e i miei pensieri tramutarsi in lei”.

Demian è un’opera impregnata di religiosità. Il cristianesimo aleggia in tutto il romanzo, con continui riferimenti e citazioni di episodi biblici, accompagnato dallo gnosticismo, il cui demiurgo (chiamato Abraxas) è figura costante nell’animo di Sinclair, una divinità nata dalla fusione tra il bene e il male, il piacere e il terrore, la donna e l’uomo.

Il romanzo si conclude con lo scoppio della prima guerra mondiale e l’inizio della distruzione del mondo, per far spazio a una nuova umanità. Sinclair ha ormai raggiunto la consapevolezza della propria autocoscienza, ha compiuto l’arduo cammino su cui l’aveva introdotto Demian che ora, sebbene morto, è parte di lui e mai lo abbandonerà: “talvolta, quando trovo la chiave scendo dentro di me, dove le visioni del destino dormono nello specchio buio, basta che mi chini sopra questo specchio per vedere la mia propria immagine che è in tutto uguale a lui, a lui, mio amico e guida”.

L’opera, scritta durante la prima guerra mondiale, alla sua pubblicazione conquista un immediato successo di straordinaria portata, soprattutto tra le nuove generazioni, reduci dalla guerra e desiderose di sentire una voce nuova, che le introducesse in un nuovo mondo, privo degli orrori della guerra.

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