Donne senza qualità di Annabella Gioia

di Elisabetta Bolondi

Donne senza qualità di Annabella Gioia, Edizione Franco Angeli, 2010

Il libro, bello e documentato di Annabella Gioia, è il risultato di una ricerca negli archivi storici  dell’Istituto Luce che negli anni del fascismo fu in grado di descrivere, con grande perizia giornalistica e con la potenza delle celebri  immagini in bianco e nero, la nascita e l’ evoluzione dello stato fascista, degli Italiani, uomini e donne,  disegnati e voluti dalle direttive centraliste del governo mussoliniano. Nella seconda parte del libro invece, l’autrice passa ad esaminare i documenti sonori del cinegiornale Incom, che succede nelle sale cinematografiche italiana al Luce e che documenta con dovizia di immagini il passaggio dalla dittatura  alla democrazia (cristiana) nel nostro paese.

Dal 1928 al 1944 le donne sono le protagoniste, troppo spesso assenti dalle immagini ufficiali, del lavoro della storica. “Affascinate dal moderno e ostacolate dalla tradizione”, così in una citazione di Victoria de Grazia vengono descritte le donne che vengono rappresentate nei cinegiornali Luce, a cui il fascismo attribuì una funzione pedagogica fondamentale nella costruzione di un nuovo modello antropologico che nelle intenzioni del regime doveva disegnare gli uomini e le donne italiane. Madri e spose, educatrici e giovani italiane, sportive e lavoratrici, eredi della tradizione paesana a folklorica, le donne italiane compaiono, spesso casualmente, nelle immagini dei cinegiornali, la cui proiezione, si ricordi, era obbligatoria prima di ogni spettacolo cinematografico pena la chiusura della sala stessa. Sono immagini che influenzano anche in modo subliminale l’immaginario collettivo, e anche se l’uomo è sempre il vero protagonista, tuttavia la presenza delle donne, soprattutto rappresentate in grandi masse nelle oceaniche adunate ( spose, ginnaste, madri, lavoratrici, contadine) va aumentando man mano che ci si avvicina alla seconda guerra mondiale, quando effettivamente alle donne verrà richiesto un impegno massiccio: “Combattere lavorando nei campi, silenziosamente, alacremente, per non lasciar mancare i raccolti alla Patria…..combattere lavorando nei posti lasciati liberi dai soldati nei servizi pubblici e privati….”
Le uniche immagini femminili a cui sembra dar spazio il Luce come modelli raffinati ed inimitabili sono la figlia del Duce, Edda Ciano, e la moglie del principe ereditario, Maria Josè: i loro matrimoni, i loro abiti da sposa,i loro cappelli e vestiti,  rigorosamente italiani, rimandano ad una industria, quella della moda di lusso, che doveva essere lanciata e sostenuta pur nel rigore dei modelli fascisti.
Negli anni successivi alla guerra, quando il Luce si è già trasferito negli studi di Venezia e ha perso la sua funzione egemonica, il suo posto dal 1946 al ’65 viene occupato dalle immagini della Settimana Incom, che proporrà un diverso modo di rappresentare la società, dove predomina il commento della voce fuori campo, mentre le immagini si fanno più superficiali, i commenti più stereotipati, i modelli più fluttuanti. Insomma la Incom sembra piuttosto un moderno rotocalco, dove immagini di attrici, nobili, regnanti, play boy, protagoniste di fatti di cronaca nera,  raccontano una società più libera, più desiderosa di svago e leggerezza, dopo gli anni bui della guerra. Va segnalato tuttavia che la società in cambiamento, dopo il 1946 e il voto alle donne, viene testimoniato dalle presenza sempre più assidua  di queste nella vita politica, in inchieste giornalistiche, in premi letterari, in imprese industriali nascenti: le Sorelle Fontana, la Galitzine, Maria Bellonci, Alba de Cespedes,  Elsa Morante, Ida Einaudi, Carla Gronchi, Maria Jervolino, Palma Bucarelli, Novella Parigini,  Marella Agnelli, Wilma Montesi non sono più semplici comparse ma divengono ognuna nel suo campo presenze costanti nella rappresentazione della nuova società italiana. Ormai le donne guidano i taxi, gli aerei, possono entrare in magistratura, ma nel frattempo, con la comparsa massiccia della televisione nelle case degli italiani, la funzione del cinegiornale può dirsi conclusa. La ricerca rigorosa  di Annabella Gioia si legge con il piacere di ripassare cose note, di scoprirne di nuove, di approfondire aspetti della presenza femminile nella storia italiana che ci aiutano a capire molto della attuale presenza dissonante e troppo spesso  caricaturale della immagine  delle donne e della rappresentazione del loro corpo  nei media della società attuale.

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